Il Palio della balestra

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I balestrieri di Gubbio

Sfrecciano a 200 chilometri all’ora e si piantano sul bersaglio con una potenza impressionante. Sono i dardi del Palio della Balestra, lo storico torneo che domenica 28 maggio riporta in vita l’arte di combattimento praticata da sei secoli a Gubbio.

La tradizione dell’antico borgo, arroccato sulle pendici degli Appennini, regala uno spettacolo emozionante. I maestri d’armi della città umbra sfidano i balestrieri toscani di Sansepolcro in un’appassionante competizione, nella cornice di una suggestiva rievocazione medioevale scandita da regole codificate fin dal XV secolo.

I cortei storici in costume con oltre quattrocento figuranti che indossano abiti medioevali (Gubbio) e rinascimentali (Sansepolcro), questi ultimi realizzati in base agli affreschi del biturgense Piero della Francesca, la benedizione degli armati e lo scambio dei doni tra le due Compagnie precedono la lettura dei bandi e il coreografico saluto degli sbandieratori ospiti. Poi, sfilate e acrobazie lasciano il posto a un silenzio teso, carico di aspettative.

I maestri d’armi incoccano i dardi, e un sibilo sinistro fende l’aria, seguito da un secco colpo di assesto. Il primo verrettone è andato a segno, conficcato saldamente nel tasso, il piccolo bersaglio distante 36 metri dalla linea di lancio. Da questo momento in poi, ogni tiro diventa più impegnativo. Le tozze punte d’acciaio, serrate una accanto all’altra sul cerchio di traguardo come i tronchi di una fitta foresta, rendono sempre più difficile trovare spazio per il colpo successivo.

Ma i balestrieri lo sanno. La loro abilità si tramanda nel tempo, da quando la maestria nell’uso dell’arma faceva la differenza tra la vita e la morte. Per questo a Gubbio la costruzione delle balestre è un’arte raffinata, limata e perfezionata da secoli di studio e applicazioni. Ancora oggi, i maestri d’armi impiegano più di due mesi per fabbricare una balestra, fatta di acciaio e legno di noce. Il risultato è un vero gioiello della tecnica bellica medioevale: la corda, di lino purissimo e canapa, può imprimere ai dardi una spinta di oltre quattro quintali.

sansepolcro-corniolo3I Balestrieri o “Ballistari” a Gubbio, come in tutti i grandi Comuni e nelle Repubbliche del Medioevo, nacquero allo scopo di avere, in caso di bisogno, uomini pronti e adatti a servire la patria. Le “Compagnie del popolo” o “Società d’Armi” che si mantennero sino all’epoca delle Signorie.
Come spiega bene il sito on line della Società dei Balestrieri (www.balestrierigubbio.com), ogni balestriere doveva essere munito di balestra con corda e crocco appartenere a classe agiata o popolana, non stare a servizio di chicchessia per essere libero di esercitarsi al tiro nei festivi.
Nei libri delle riforme, che rappresentano una esatta e minuta cronistoria della vita politica ed amministrativa di Gubbio, per circa sette secoli, si può osservare come i vari gradi della Magistratura cittadina avessero gran cura dell’istituzione dei Balestrieri. Nel 1537 la Comunità concesse loro un vero e proprio poligono di tiro che poi ebbe la sua sede definitiva presso l’antica Porta del Marmorio (ora Porta Trasimeno). Si stabilì anche di creare una “domuncula”, piccolo edificio per conservare le balestre. Il campo di tiro, secondo antichi documenti, doveva essere tenuto sgombro da alberi, onde permettere ai balestrieri di compiere le loro esercitazioni.

BargelloLa sede della Società Balestrieri della Città di Gubbio è nello splendido palazzo gotico del Bargello, costruito nei primi anni del Trecento, che domina la piazzetta antistante, chiamata Largo del Bargello, in mezzo alla quale si trova la famosa Fontana dei Matti. Il palazzo ospita anche il Museo della Balestra con manufatti, oggetti ed armi che ruotano intorno all’affascinante mondo della balestra.

Il più antico documento relativo al Palio della Balestra risale al 1461. È un brano della Cronaca di Ser Silvestri Angelelli Manni de Campionibus che recita: “In quisto anno fo la festa dè santo Ubaldo, de sabato. Foro facte le compagnie, che foro cinque quelle che levaro capo: Corona, santa Croce, Sole, Fonte de Fosso, et santo Pietro. Foro stimati fossero gioveni VJ° et più. Foro facte grandissime feste, benché cie fossero gare. La domenica se balestrò el palio, et la compagnia de sancta Crocie andò con molte donne a fare compagnia a madonna Batista Sforza la quale andò vedere balestrare. Stecte in Santa Crocie. Da poi andò con tucti li soi a cena a casa de mastro Pietro e fratelli di Pamphilii. Fo grande et bello convito…“.

Anche adesso la Società dei Balestrieri rispetta le stesse regole della congrega degli armati, nata per difendere militarmente la città dagli assalti nemici. Da esercitazioni militari eseguite a scopo di addestramento dalle Compagnie del popolo, garanti della libertà e dell’indipendenza del Comune medioevale, gli allenamenti si trasformarono nel tempo in tornei, stabiliti e regolati da norme precise, a cui partecipavano contrade, quartieri o singoli cittadini. In premio, allora come ora, il “Palio”, un pregevole stendardo di bella e buona stoffa, realizzato ogni anno da un noto artista, e sempre dedicato a Sant’Ubaldo, il patrono della città.

Così, tutte le primavere, nell’ultima domenica di maggio, la splendida Piazza Grande della città torna ad essere il teatro di una manifestazione in cui storia, cultura e arte tradizionale dell’antico Comune medioevale si miscelano in uno spettacolo coinvolgente. Per la seconda tornata della sfida, bisognerà aspettare la prima domenica di settembre, quando i balestrieri di Sansepolcro ricambieranno l’invito degli antagonisti eugubini.

Daniela Querci

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