Il Medioevo secondo Walt Disney

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Mago Merlino ne “La spada nella roccia” (The Sword in the Stone, 1963, Walt Disney productions)

Storie di folletti, draghi e maghi blu, animali parlanti, canzoni e balletti, oggetti animati, buoni sentimenti, eroine indifese, principi azzurri, antagonisti cattivi ma non troppo e lieto fine assicurato.

È un Medioevo magico e colorato, quello che ci ha trasmesso Walt Disney, e dal quale l’immaginario contemporaneo non può prescindere: da Biancaneve a Robin Hood, dal Gobbo di Notre Dame a Re Artù, la più grande fabbrica di sogni del XX secolo (oggi titolare anche delle Guerre Stellari di George Lucas e dei supereroi della Marvel) imponendo la versione “definitiva” di grandi classici della letteratura ha definito anche i caratteri di un’intera epoca; certo decisamente meno oscura e sporca di quella immaginata al di fuori dei suoi film; e senza dubbio anche poco filologica: basti pensare al Castello della Bella addormentata, divenuto il simbolo stesso della Disney Productions: riprodotto a grandezza naturale a Disneyland, è ispirato al Castello di Neuschwanstein, in Germania; che, però, non è affatto medievale: è stato costruito infatti alla fine del XIX secolo.

Ma c’è poco da stupirsi, verrebbe da dire con un pizzico di snobismo: cosa ne sanno, gli americani del Medioevo, loro che non l’hanno mai conosciuto?

Eppure si deve proprio al padre del cinema di animazione e all’impero da lui fondato buona parte della riscoperta che il mondo del cinema ha fatto dell’Età di Mezzo. Un interesse che accompagna tutta la vita del geniale imprenditore di origini francesi, e che comincia proprio all’inizio della sua carriera: il primo cortometraggio in assoluto diretto e prodotto da Walt Disney è infatti, nel 1922, Cappuccetto Rosso: un film di 6 minuti incentrato sulla spericolata bambina impegnata ad attraversare il bosco per portare le ciambelle alla nonna. Per decenni ritenuto perduto, il corto vede il giovanissimo disegnatore – allora ventenne – alle prese con l’antichissima fiaba nata in Francia nel XIV secolo e le cui versioni più celebri sono quelle di Perrault (del 1697) e dei Fratelli Grimm (1857).

Little Red Riding Hood (1922) è il primo cortometraggio della Laugh-O-Grams Films, prima società d’animazione di Walt Disney nata nel suo garage di casa, e primo in assoluto dell’intera produzione disneyana. Fu girato e animato da Walt in persona assieme ad Ub Iwerks, con il semplice ausilio di una cinepresa usata.

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Laggiù nel Medioevo (Ye Olden Days) è un film del 1933 diretto da Burt Gillett. È un cortometraggio animato della serie Mickey Mouse, prodotto dalla Walt Disney Productions e uscito negli Stati Uniti l’8 aprile 1933, distribuito dalla United Artists. Il film, un musical ambientato nell’Europa medievale, è conosciuto anche con il titolo Topolino menestrello. Per l’unica volta Pippo fa qui la parte dell’antagonista

Lo stesso anno Disney si cimenta per la prima volta con Jack e la pianta di fagioli, dove un ragazzino si arrampica su un fagiolo magico cresciuto a dismisura fino a bucare le nuvole, e sulla cui cima c’è il castello di un gigante.
Apparsa per la prima volta nel 1807, la fiaba nasce nel Settecento ma alla fine del XIX secolo viene “spostata” di epoca perché gli scrittori romantici ritengono il Medioevo più adatto all’immaginario fiabesco.

Quando il giovane disegnatore la racconta per la prima volta al cinema mancano ancora 6 anni alla nascita di Topolino, ma un quarto di secolo dopo – nel 1947 – la rispolvera per farla interpretare questa volta proprio alla sua creatura più celebre, all’interno del lungometraggio collettivo Bongo e i tre avventurieri.

Nel 1933 – appena cinque anni dopo la sua nascita – Topolino è protagonista di un cortometraggio che rappresenta un vero e proprio omaggio all’Età di mezzo: Ya Olden Days (in italiano Laggiù nel Medioevo, conosciuto anche come Topolino menestrello) con Pippo per la prima e ultima volta nel ruolo dell’antagonista: la trama vede un re organizzare per la figlia (Minni) il matrimonio con un principe in visita (Pippo). Quando Minni rifiuta, il re la rinchiude in una torre con la sua dama di compagnia Clarabella. Topolino appare come un menestrello itinerante e salva Minni dalla torre, ma il re li scopre prima che possano fuggire e condanna a morte l’eroe, mediante un’anacronistica ghigliottina. Proprio mentre Topolino sta per essere ucciso però, Minni confessa il suo amore per il menestrello; a quel punto il re ordina un duello tra Pippo e Topolino, che riesce a uscirne vincitore sposando Minni.

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Knight for a Day (1946) racconta una storia di riscatto: Pippo, nei panni del timido scudiero Cedric si ritroverà per sbaglio a combattere in un torneo con l’armatura del suo signore, riuscendo ad avere la meglio sul classico cavaliere nero delle fiabe

Pippo avrà la sua rivalsa nel 1946 con il corto Knight for a Day: nato come parodia delle telecronache sportive, racconta la storia di riscatto di un timido scudiero che si ritrova per errore a combattere in un torneo con l’armatura del suo signore, riuscendo ad avere la meglio sul classico cavaliere nero delle fiabe. Nel mezzo ci sono ovviamente un gran numero di gag, buffi anacronismi e uno humor graffiante e nonsense.

Al 1937 risale invece il primo lungometraggio di animazione prodotto da Walt Disney, che segna uno spartiacque nella storia del cinema: Biancaneve e i sette nani. Resa celebre dai fratelli Grimm, che l’hanno pubblicata in sette versioni diverse dal 1812 al 1857, l’avventura della principessa prima ripudiata e poi avvelenata dalla matrigna con la famigerata mela è ambientata, in realtà, anch’essa nel Settecento, anche se il castello di Grimilde offre suggestioni medievaleggianti.

Tre anni dopo esce quello che viene considerato il capolavoro assoluto di Walt Disney: Fantasia, in cui è inserito il cortometraggio Topolino apprendista stregone. Ispirato al poema sinfonico composto nel 1897 da Paul Dukas, tratto – a sua volta – dalla ballata scritta da Goethe nel 1797, la storia dell’apprendista alle prese con un incantesimo (una scopa che fa le pulizie da sola) che finisce per sfuggirgli di mano, è diventata proverbiale fino a trasformarsi in un modo di dire, anche grazie al ruolo rivestito dallo stesso film che – come per molti altri casi – ha trasformato in cultura “pop” un archetipo letterario che risale addirittura al retore greco Luciano di Samosata.

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Fantasia è un film d’animazione del 1940 diretto da registi vari, prodotto da Walt Disney e distribuito dalla Walt Disney Productions. Con la direzione di storia di Joe Grant e Dick Huemer, e la supervisione di produzione di Ben Sharpsteen, è il terzo Classico Disney. Il film è composto da otto segmenti animati impostati su pezzi di musica classica diretti da Leopold Stokowski, sette dei quali sono eseguiti dall’Orchestra di Filadelfia. Il critico musicale e compositore Deems Taylor agisce come “maestro di cerimonie”, introducendo ogni segmento in scene live action interstiziali

Se altri grandi classici come Cenerentola, pur raccontando storie antichissime hanno un’ambientazione dichiaratamente ottocentesca, con La Bella addormentata nel bosco del 1959 la Disney torna nel Medioevo per raccontare la storia (la cui prima traccia risale al 1340: Perceforest che la colloca, però, all’epoca dei greci e dei troiani) della principessa vittima di una maledizione che la fa cadere in uno stato di morte dopo essersi punta con un fuso, per essere risvegliata – dopo 100 anni – dal bacio di un principe.

Ma è con La spada nella roccia (uscito nel 1963) che Walt Disney si cimenta con il più grande classico della letteratura medievale: il ciclo bretone.
Ambientato nell’Inghilterra celtica, il film è tratto in realta dal romanzo omonimo scritto da T.H. White nel 1938 come primo capitolo di una tetralogia dedicata a re Artù. Qui il giovanissimo Artù – un ragazzino soprannominato Semola – è alle prese con gli insegnamenti di mago Merlino e con Excalibur, la spada magica che, una volta estratta dalla roccia, lo trasformerà nel Re d’Inghilterra e nel capo dei Cavalieri della tavola rotonda. La spada nella roccia è anche l’ultimo film di animazione supervisionato dallo stesso Walt Disney, che muore tre anni dopo, nel 1966.

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Robin Hood è un film del 1973 diretto da Wolfgang Reitherman. È un film d’animazione prodotto dalla Walt Disney Productions e distribuito negli Stati Uniti l’8 novembre 1973. È il 21º Classico Disney ed è basato sulla leggenda di Robin Hood, utilizzando però animali antropomorfi al posto delle persone. È il primo Classico Disney la cui produzione sia cominciata dopo la morte di Walt Disney e in cui quest’ultimo non sia stato coinvolto in alcun modo

Proprio nel periodo in cui compaiono i primi romanzi del ciclo bretone – e cioè tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo – sarebbe vissuto, secondo le ricostruzioni storiche, il personaggio che ha dato origine alla leggenda di Robin Hood, la cui figura è stata contaminata in seguito con quella di una divinità della foresta che aveva le sembianze di una volpe.
Ed è proprio Robin Hood sotto forma di volpe a segnare il ritorno del Medioevo nei classici Disney, con il primo film di animazione realizzato dopo la scomparsa di Walt, nel 1973.

Ci vorranno però più di vent’anni, prima che la Disney torni ad occuparsi dell’epoca d’oro della fiaba con un altro grande classico della letteratura: Il gobbo di Notre Dame, tratto da Notre Dame de Paris di Victor Hugo.
Ambientato nel 1482 nella più celebre cattedrale gotica al mondo, il film vede come protagonista Quasimodo, campanaro deforme (è gobbo, zoppo e guercio) considerato un demone dalla popolazione di Parigi e confinato a vivere all’interno della cattedrale.

Al 1998 risale invece l’ultimo film di animazione della Disney di ambientazione medievale: Mulan, la cui storia si svolge nel VI secolo in Cina. Anche in questo caso la protagonista è una principessa, anche se l’immaginario è senza dubbio diverso dal classico Medioevo fiabesco di matrice europea.

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Rapunzel – L’intreccio della torre (Tangled) è un film del 2010 diretto da Nathan Greno e Byron Howard. E’ un lungometraggio d’animazione in CGI prodotto dai Walt Disney Animation Studios che è 50º classico Disney. La pellicola si basa sulla fiaba tedesca Raperonzolo scritta dai Fratelli Grimm

Successivamente arrivano altre fiabe medievali ma non si può più parlare, tecnicamente, di cartone animato: Rapunzel, del 2010 – anch’esso tratto dai fratelli Grimm – è la storia di un’altra principessa chiusa nella torre (archetipo presente in molti altri libri, tra cui il seicentesco Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, da cui Matteo Garrone ha tratto il film Il racconto dei racconti) che traghetta la Disney dal cinema di animazione a quello realizzato interamente in Cgi, cioè al computer. Genere a cui appartiene anche Frozen – il regno di ghiaccio uscito nel 2012 e tratto da La regina delle nevi di Hans Christian Andersen: ennesima variazione sul tema di principesse e maledizioni (anche se è il primo ad avere due sorelle come protagoniste) e che, come tutte le opere targate Disney, sostituisce ad atmosfere dark, dettagli sanguinolenti e finali tragici luci colorate, buoni sentimenti e l’immancabile lieto fine divenuto – in quasi in un secolo di cinema – un vero marchio di fabbrica.

Ancora un film realizzato interamente in digitale è Ribelle – The Brave, prodotto nel 2013 dalla Pixar (società controllata dalla Disney) ambientato nella Scozia del V secolo, con il castello di DunBroch che ricostruisce quello di Dunnottar, nei pressi di Stonehaven, proprio in Scozia, edificato però nel XII secolo.

Proprio l’iconografia dei film Disney merita una menzione a parte: a prescindere dall’epoca e dal contesto in cui sono ambientati i film, infatti, i disegnatori ingaggiati dallo studio si sono spesso lasciati ispirare da luoghi reali: oltre agli esempi già citati, vanno ricordati il palazzo del sultano di Aladdin che cita apertamente il Taj Mahal, mausoleo islamico fatto costruire nel 1632 ad Agra, in India, dall’imperatore Shah Jahan per la moglie preferita Mumtaz Mahal; il castello del principe Eric di La Sirenetta, riprende invece le sembianze dell’abbazia altomedievale di Monte Saint-Michel, in Normandia, ispiratrice anche del palazzo reale di Rapunzel, mentre il castello della regina di Biancaneve riprende l’Alcázar di Segovia, in Spagna: una fortezza costruita tra l’XI e il XII secolo, durante la dominazione araba. Il villaggio di Belle in La bella e la bestia, infine, non è invece nient’altro che Riquewihr, in Francia. Nonostante il modello reale, però, per girare la versione dal vivo del film – uscita nel 2017 – la città è stata interamente ricostruita in studio. Perché il Medioevo della Disney è sempre mille volte più colorato della realtà. Ma anche questo fa parte della sua magia.

Arnaldo Casali

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