Régine Pernoud, che diede luce al Medioevo

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Régine Pernoud (1909-1998), storica medievista francese pioniera della riscoperta e della rivalutazione dei cosiddetti “secoli bui” del Medioevo

Franco Cardini ricorda Régine Pernoud, scomparsa a Parigi ventitrè anni fa, il 22 aprile 1998. Autrice di fondamentali saggi di grande efficacia divulgativa, la grande storica francese ha contribuito a sfatare in modo determinante il trito luogo comune, purtroppo ancora persistente, del Medioevo come età oscura ed arretrata. Conservatrice degli Archivi Nazionali di Parigi al Musée de l’Histoire de France, nel 1974 fondò e poi diresse, su richiesta di André Malraux, il Centre Jeanne d’Arc a Orléans. Di particolare interesse i suoi studi sulla famiglia e sul ruolo cruciale della donna nella società medievale. Le opere di Régine Pernoud sono state pubblicate in Italia da Rizzoli, Bompiani, Jaca Book, Città Nuova, Rusconi, Edizioni Paoline, Effedieffe, ECIG, Piemme, Gribaudi e Giovanni Volpe Editore.


Questo secolo sta rendendo giustizia all’impegno e all’opera di Régine Pernoud: per quanto non sia poi cosa troppo certa che la grande storica sarebbe del tutto soddisfatta della piega attualmente assunta dalla “vittoria” (o dalla “rivincita”) di quel complesso fenomeno che un po’ riduttivamente siamo abituati ad appiattire sotto l’etichetta onnicomprensiva del “femminismo”: una realtà in effetti ben più complessa, che va da autentiche eroine della civiltà e della libertà alle suffragettes primonovecentesche a certe principesse saudite dei giorni nostri.

Nel secolo scorso, che almeno nel nostro Occidente ha assistito all’irresistibile ascesa delle donne in tutti gli aspetti della vita sociale e civile, ha vissuto operosamente appunto una donna straordinaria, Régine Pernoud (Château-Chinon 1909 -Parigi 1998) che ha letteralmente occupato con la sua immagine di studiosa e di scrittrice l’intero Novecento.

Christine de Pizan istruisce suo figlio – Maestro di Bedford, 1413 circa

Conservatrice del Museo della Storia di Francia e poi degli Archivi nazionali, la signora Pernoud non si curava di gradi né di distinzioni accademiche: ma, pur autrice di rigorosissimi studi scientifici, era una fervente sostenitrice della necessità civica di scrivere libri di buona e affidabile divulgazione storica, che servissero ad elevare il livello culturale medio della società civile.

Régine Pernoud era tutt’altro che un’”anticonformista” e di etichette culturali non si occupava: la sua ferma, limpida e pacata professione di fede cristiana basta a confermarlo.

È anche grazie a lei e ai suoi studi che il cliché di un “Medioevo al maschile”, maschilista e magari addirittura macho, è ormai definitivamente battuto e screditato: può anche darsi che sopravviva in alcune aree marginali, dominate dalla disinformazione e dalla cattiva divulgazione: ma è davvero un ricordo del passato.

Se la storia non può nascondersi che i protagonisti politici, religiosi, militari, scientifici e letterari dell’età di mezzo restavano (quasi) sempre e comunque gli uomini – ed è una verità, questa, che sarebbe rimasta tale fino al Novecento inoltrato – non meno vero è che “l’altra metà del cielo” era sempre presente e incombente: e non solo per l’elementare ragione fisiologica per cui senza la donna l’umanità si estinguerebbe nel giro di una generazione.

Corte d’Amore in Provenza nel XIV secolo (manoscritto della Bibliothèque Nationale, Parigi)

Che la donna fosse comunque una protagonista eccellente di quella che non senza motivo è stata definita “l’età cristiana” per eccellenza, è un fatto: e basti a dimostrarlo la menzione dei due grandi archetipi femminili che dominano la scena del Medioevo e non solo di esso.

In Eva Vae, sed ex Eva Ave, si ripeteva spesso. E sovente si scriveva su affreschi e pale d’altare. In Eva c’è il “Guai!” (Vae!) la tentazione primordiale, il cedimento al Serpente; ma è da Eva che scaturisce l’Annunzio redentorio dell’Angelo (Ave!). E Maria è l’autentica, principale eroina della storia, perché liberamente, vincendo l’angoscia e la paura, risponde il suo «Sì» che cambia la storia e il destino del genere umano. Certo, tale era il divino disegno, tale la volontà di Dio. Ma Egli, secondo la dottrina cristiana della cosiddetta “Potenza ordinata di Dio”, rispetta la volontà umana al punto da limitare dinanzi ad essa la Sua stessa Onnipotenza. Maria è la Mediatrice che ha tenuto serrate nelle sue mani le sorti del genere umano: il suo Ecce ancilla Domini ci ha salvati, un suo rifiuto ci avrebbe condannati per sempre.

Dice Agostino: Deus, qui creavit te sine te, non servabit te sine te (“Dio, che ti ha creato senza aver bisogno di te, non ti salverà senza la tua volontà”).

Maria è la vera Regina del Mondo, Salus populi nostri. Nel Medioevo tutto ciò era chiaro, evidente, solare. La poesia stessa d’amore, la poesia trobadorica, nasce come inno appassionato alla Vergine e alle donne che ne sono immagine.

Raffigurazione dell’assedio al castello dell’amore sul retro di uno specchio d’avorio, 1350–1370 circa. Parigi, Museo del Louvre

Il Medioevo è pieno di donne straordinarie: statiste, da Eleonora duchessa d’Aquitania e due volte regina a Matilde, la magna comitissa marchesa di Toscana che ha offerto un contributo formidabile alla Riforma della Chiesa nell’XI secolo, a Bianca di Castiglia madre di Luigi IX a Isabella di Castiglia; sante, da Ildegarda di Bingen che teneva testa allo stesso Barbarossa a Chiara d’Assisi a Caterina da Siena a Brigida di Svezia a Giovanna d’Arco; intellettuali, scrittrici e poetesse, da Eloisa a Christine de Pizan; per tacere delle eroine letterarie e delle signore dell’immaginario, che per molti versi sono – dalle fate Morgana e Melusina alle regine Isotta e Ginevra – molto più importanti e per tanti versi “reali” di molte dame in carne ed ossa.

Con questo spirito, e in questa prospettiva, sono nati molti grandi saggi biografici che Régine Pernoud ha dedicato ad Eloisa, a Eleonora d’Aquitania e a Giovanna d’Arco che sono ormai concordemente ritenuti altrettanti “classici” della letteratura medievistica di sintesi. In essi, l’autrice ha coerentemente perseguito una strategia tesa a dimostrare l’eccellenza fenomenologica del “Medioevo al femminile” in quanto “Medioevo delle donne”.

Mi limito in questo senso a segnalare il suo libro di sintesi più impegnato, tradotto in italiano nel 2017, La donna al tempo delle cattedrali, incentrato su quei secoli ai quali guardiamo ancor oggi come il centro – in senso non solo cronologico – del Medioevo, quelli tra XI e XIII: il tempo teso tra Gregorio IX e san Luigi, tra la Chanson de Roland e Dante; il tempo appunto delle cattedrali ma anche delle università, delle crociate, delle grandi vie terrestri e rotte mediterranee delle fede e dei traffici.

La copertina del libro La donna al tempo delle cattedrali

Il libro della Pernoud, incentrato naturalmente sulla Francia, non si limita peraltro a quei circa tre secoli, ma esamina altresì il “prima” e il “dopo” valutandoli in una dinamica che nulla ha di deterministico. La prima parte dell’opera è difatti dedicata anzitutto a Clotilde, la moglie del re franco Clodoveo: e siamo all’inizio appunto del Medioevo, al V-VI secolo, e della storia dei franchi/francesi.

In ciascuna delle tre parti, capitoli propriamente biografici si accompagnano ad altri più ampi, nei quali si esaminano categorie femminili o movimenti culturali o aspetti vari della vita e del pensiero dell’epoca. Così, nella prima parte, si ha un capitolo dedicato al tipo socioreligioso della monaca e uno alle donne in rapporto all’istruzione (che, nell’Alto Medioevo, era molto più diffusa e approfondita di quanto si potrebbe credere); nella seconda, accanto ai profili di alcune alte dame angioine e naturalmente di Eleonora d’Aquitania, il ruolo centrale è tenuto da un potente saggio sull’amore, «quest’invenzione del XII secolo» secondo una fortunata sentenza del pur tanto discusso Denis de Rougemont, che ha comunque fatto epoca; la terza parte è dedicata tutta a Christine de Pizan, a Caterina da Siena e a Giovanna d’Arco.

L’amore, «quest’invenzione del XII secolo» secondo una fortunata sentenza di Denis de Rougemont

Molte protagoniste di questo libro sono note al pubblico italiano; molte altre però, celebri oltralpe, sono da noi sconosciute o quasi, o quanto meno lo erano prima di studi originali che dobbiamo a ricercatrici italiane: ad esempio a Marta Cristiani e a Michela Pereira che hanno affrontato in maniera dotta e profonda il ”caso” Ildegarda di Bingen, o a Giuseppina Muzzarelli che ha splendidamente presentato al pubblico della penisola Christine de Pizan sottolineandone le origini italiane.

Ma da tutte le pagine de La donna al tempo delle cattedrali, in una prosa cristallina ch’era propria dell’autrice e che la traduzione rende con straordinaria fedeltà, traspare un magico equilibrio fra dottrina e passione, fra cultura e impegno intellettuale.

Era una gran donna, Madame Pernoud. Questo libro contribuirà a non farcela dimenticare.

Franco Cardini

I libri di Régine Pernoud pubblicati in Italia:

Luce del Medioevo, Giovanni Volpe Editore, 1978.
La donna al tempo delle cattedrali, Rizzoli, 1986.
I santi nel Medioevo, Rizzoli, 1986.
Storia della borghesia in Francia. Dalle origini all’inizio dell’età moderna, Jaca Book, 1986.
Giovanna d’Arco, in collaborazione con Marie-Veronique Clin, Città Nuova, 1987.
Riccardo Cuor di Leone, Rusconi, 1989.
Giovanna d’Arco. Una vita in breve, Edizioni Paoline, 1992.
I templari, Effedieffe, 1993.
Bianca di Castiglia. Una storia di buon governo, ECIG, 1994.
La Vergine e i Santi nel Medioevo, Piemme, 1994.
Storia e visioni di Santa Ildegarda, Piemme, 1996
Storia di una Scrittrice Medievale: Cristina da Pizzano, Jaca Book, 1996.
La spiritualità di Giovanna d’Arco, Jaca Book, 1998.
Testimoni della luce, Gribaudi, 1999.
Eleonora d’Aquitania, Jaca Book, 2012.
La donna al tempo delle cattedrali, Lindau, 2017.

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