Così come era esplosa negli anni Sessanta la voglia di cambiare il mondo socio-politico e culturale, dando inizio ad un periodo culminato con le contestazioni giovanili francesi del maggio ’68, che velocemente si diffusero in tutto l’Occidente. Soprattutto i giovani e gli studenti volevano rompere con il passato; cambiò la moda, cambiarono i comportamenti, cambiò anche il modo di fare musica e tutto questo fu ben esplicito con il festival di Woodstock del 1969, stesso anno della luna.
Anche i giovani di Narni, a causa di questi cambiamenti epocali, iniziarono ad impegnarsi in attività socio-culturali e a divertirsi nei club dove, tra i tanti brani musicali, ascoltavano Space Oddity di David Bowie. Ma un vero e proprio taglio netto con il passato non avvenne del tutto; lo sguardo dei giovani narnesi nel 1969 si volse anche verso il passato.
Nacque allora la moderna Corsa all’Anello, per ripetere il rito dell’antica giostra equestre che veniva organizzata in occasione dei festeggiamenti in onore del patrono Giovenale, primo vescovo narnese.
La storia riassunta in questo articolo prende spunto da uno studio più ampio che ha cercato di ricostruire come nacque l’idea di ridare vita alla corsa. Le fonti di questa ricerca, sia quelle documentali che quelle iconografiche, sono conservate presso gli archivi pubblici e privati, le biblioteche e le emeroteche. Ma soprattutto sono costituite da una serie di interviste, più di cento, fatte a tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno contribuito negli anni alla rinascita della festa narnese.

Stampa dell’artista narnese Curzio Ridolfi (1815-1875) che ritrae la lotta con i tori a Narni nel 1848. La struttura lignea creata per accogliere la tauromachia, fu montata nella piazza maggiore tra il palazzo del Comune e il palazzo dei Priori (Archivio Storico del Comune di Narni)
Va segnalato che istituzioni come l’Associazione Corsa all’Anello e i Terzieri non si sono mai impegnate a creare degli archivi propri, organizzati con metodi scientifici per la tutela e la gestione delle fonti documentali della storica rievocazione cittadina. Una grave mancanza che va superata per recuperare preziose memorie degli eventi passati perché già molto materiale è andato perduto, soprattutto le tante fotografie e i filmati conservate dai privati cittadini.
In età medievale la Corsa all’Anello era una gara equestre di abilità che si svolgeva nella piazza maggiore dove i cavalieri, partendo dalla fontana di S. Salvato, dovevano infilare con la lancia un anello posto tra i palazzi delle magistrature cittadine. L’anello d’argento messo in palio da consegnare al vincitore era a carico della comunità ebraica che in città, con buona probabilità, aveva allora a disposizione una sinagoga, un cimitero e una scuola rabbinica; piuttosto importanti erano anche alcuni ebrei detti “da Narni”, come Guglielmo di Isacco, autore di un manuale sulla macellazione rituale (shechitah), il poeta Menahem ben Avraham e il copista Moshè ben Mattatyià che trascrisse un Machazor di rito italiano.
Questa prova di abilità, testimoniata negli statuti cittadini del 1371, fu disputata anche nel Quattrocento e nel Cinquecento, subendo un parziale arresto nei secoli XVII e XVIII; molto probabilmente il fermo fu dovuto ad un cambio di “gusto” della comunità narnese che cominciò a preferire le rappresentazioni delle commedie ai giochi di abilità. Nel 1657, infatti, per celebrare la festa di S. Giovenale, ebbe molto successo un dramma scritto appositamente per l’occasione dal narnese Paolo Saracino; poi, a partire dai primi anni Settanta del XVII secolo, avendo a disposizione un teatro, le rappresentazioni drammatiche presero piede nelle celebrazioni laiche della festa patronale del 3 maggio. Nel 1665, nel corso di un sinodo diocesano, un decreto del vescovo Raimondo Castelli arrivò a vietare i giochi popolari e i divertimenti organizzati in occasione delle feste religiose ma molto probabilmente tale divieto influì solo parzialmente sulle abitudini dei narnesi.
Nell’Ottocento le cose cambiano: dalle Riformanze del 1845, fino a quelle del 1856. Dalle fonti documentali si apprende che furono proposti diversi progetti per riorganizzare la festa del patrono. Nel 1879, in occasione del XV centenario dalla morte di san Giovenale, il vescovo Vitale Galli volle ripristinare molti dei vecchi divertimenti pubblici come la Corsa all’Anello, la caccia del toro e le prove di lotta e di abilità, a cui si aggiunsero concerti, fuochi d’artificio, la gara di tiro al piccione, il gioco della tombola e l’innalzamento dei globi aerostatici nei cieli cittadini.
Per l’importante evento fu appositamente creata una commissione presieduta dal marchese Pietro Eroli e dal conte Pietro Mancinelli e fu stampato il libro di Giacinto Nicolai “S. Giovenale africano. Primo vescovo e patrono della città e diocesi di Narni”. Anche nel 1897 nacque un comitato per i festeggiamenti patronali, questa volta presieduto dal marchese Giuseppe Sacripante e si organizzò la “corsa con il fantino”, venne innalzato un globo aerostatico e si accesero i fuochi artificiali; saltò solo il gioco della tombola a causa del maltempo.
Si deve comunque arrivare al Secondo dopoguerra del XX secolo per riparlare di Corsa all’Anello. Nel 1947, infatti, fu grazie ad un comitato presieduto da Dino Valenti che per il 3 maggio (era un sabato), fu organizzata una competizione a cavallo presso il campo sportivo di San Girolamo, appena fuori le mura cittadine. Del comitato facevano parte anche il vicario perpetuo della cattedrale di Narni, don Mario Maurizi e il medico Giuseppe Collosi. Quest’ultimo proveniva dalla cittadina siciliana di Pollina ma avendo sposato nel 1927 la narnese Angelica Cipiccia, si era trasferito a Narni dove svolse per anni la sua professione. Fu un appassionato studioso della storia locale e scrisse anche alcuni libri dedicati alla città dove aveva scelto di vivere. Per trovare i cavalli e i cavalieri necessari per la gara equestre, Collosi si fece aiutare da Gino Cipiccia, cugino della moglie e proprietario di una azienda agricola, e da Francesco Mancini proprietario di altri cavalli. La gara, che si svolse senza tante pretese con i cavalieri vestiti in camicia e pantaloni, fu vinta da Aurelio Bernardi con il cavallo Furia della scuderia Cipiccia; l’attestato della vittoria fu disegnato dal professore e artista narnese Carlo Castellani.
L’anno successivo, nel 1948, la Corsa all’Anello del 3 maggio non si disputò perché anche a Narni, per tutelare l’ordine pubblico, furono vietate tutte le manifestazioni pubbliche che cadevano in concomitanza sia con le elezioni del primo parlamento repubblicano (18 aprile) sia con quelle del primo presidente della Repubblica (10 maggio).

Attestato per la vittoria della Corsa all’Anello del 1947, disegnato dal professore Carlo Castellani. Il vincitore fu Aurelio Bernardi su Furia, cavallo di Gino Cipiccia. (Foto proprietà Maurizio Bernardi)
Per l’edizione del 1949, invece, si fecero le cose in grande. Oltre che al campo sportivo di S. Girolamo, si corse anche in piazza dei Priori, come del resto si faceva nei secoli passati. Si organizzò anche un corteo in costume con tutti i personaggi a cavallo; presso la sartoria teatrale Nofri di Roma furono noleggiati dieci abiti; dieci paia di calzature “da cavaliere del Trecento” vennero affittate dalla ditta capitolina Pompei. Le trombe per i banditori arrivarono invece dalla Rancati, storica azienda di attrezzi per il cinema, il teatro e la televisione.
I cavalieri furono quasi gli stessi del 1947 ossia Aurelio Bernardi, Lanciotto Boccali, Amato De Franceschi, Giovanni Giardinieri, Francesco Rossi ma con l’esordio di Silvana Boccali, prima e unica donna a correre per l’anello. La gara equestre la vinse nuovamente Aurelio Bernardi della scuderia di Gino Cipiccia.
Purtroppo l’esperienza della Corsa all’Anello del Secondo dopoguerra finì già nel 1949; dall’anno successivo non si fece più nulla. I motivi furono principalmente due. Il primo dovuto ad un problema pratico: a causa della meccanizzazione agricola, era sempre più difficile reperire i cavalli per la corsa. Basti pensare che in Italia il numero dei trattori, dal 1949 al 1955, registrò un incremento superiore al 291%. L’altro motivo, forse ancora più importante, fu dovuto al fatto che il Comune di Narni in quegli anni dovette farsi restituire la metà dei soldi che aveva destinato alla Corsa all’Anello: li reclamava la Camera Mandamentale del Lavoro per organizzare la Festa del primo maggio del 1949; il comitato della festa per il patrono si ritrovò con meno soldi rispetto a quelli che aveva già impegnato. E il fatto, naturalmente, scatenò accese polemiche.
Nel 1950, per la festa patronale, don Mario Maurizi tornò a far fare i fuochi d’artificio, e in più fu invitata la squadra di calcio della Lazio per disputare una partita amichevole contro la Narnese; forse fu in questa occasione che il presidente della Lazio Remo Zenobi notò il giocatore locale Mario Magaldi, che in seguito entrò nella “squadra riserve” della società romana come centrocampista, fino ad arrivare a vincere il campionato nazionale 1952/1953.
Il 1969 fu l’anno della nascita della moderna Corsa all’Anello.
Tutto ebbe inizio dalla Pro Loco, quando il 14 dicembre del 1968 si riunì in assemblea straordinaria per eleggere il nuovo presidente e il consiglio di amministrazione per il triennio 1969-1971: fu eletto Ezio Cotini, affiancato da Mitardo Minciarelli come vicepresidente, mentre entrarono nel consiglio di amministrazione Livio Bracone, Fulgenzio Fociani, Giorgio Liberati ed Ugo Stinchelli. Subito fu stilato un programma per «rompere quel cerchio d’indifferenza e di apatia che da troppo tempo rischia di isolarla (Narni n.d.a.) impedendole di assumere nel settore turistico quel ruolo che la sua storia millenaria e le sue incomparabili bellezze artistiche e naturali le impongono».
Il programma prevedeva l’organizzazione del carnevale dei bambini, la Corsa all’Anello nel mese di maggio, in occasione dei milleseicento anni dalla venuta a Narni di san Giovenale e a settembre la corsa delle carrette, una gara di mezzi simili ad automobili ma senza motore, che si era già disputata la prima volta nel 1924 per poi essere abbandonata nel 1952.
Per ogni iniziativa fu creato un apposito comitato promotore che coinvolse molti giovani, entusiasti di partecipare da protagonisti ai vari eventi cittadini; quello della Corsa all’Anello fu presieduto da Angelo Citterio, un milanese che abitava a Narni.
Oltre al rinnovamento della Pro Loco, nello stesso anno presero piede altre interessanti attività che evidenziarono una certa vitalità culturale, come ad esempio la formazione di un comitato per l’organizzazione di un convegno dedicato alle compagnie di ventura previsto per il 1970, data scelta in occasione dei seicento anni dalla nascita di Erasmo da Narni detto il Gattamelata. L’ente, in seguito, cambierà pelle e si trasformerà nell’attuale Centro di studi Storici. Nello stesso periodo nacque anche il Circolo Cinefotoamatori Narnese.
Tutte queste iniziative presero vita durante il periodo di governo del commissario straordinario del Comune di Narni Mario Tria, subentrato alla guida della città dopo la crisi politica esplosa nel maggio del 1968, quando a causa della crisi tra socialisti e comunisti cadde la giunta comunale che era stata eletta nel 1964,
Il commissario Tria si adoperò molto per i restauri della Loggia dei Priori e dell’ex chiesa di S. Domenico, quest’ultima trasformata in auditorium e pinacoteca comunale; caldeggiò molto anche l’attività per il convegno sulle compagnie di ventura del quale fece anche parte in prima persona. Ma inizialmente non credette molto al progetto della Corsa all’Anello. Tanto che gli venne attribuita una frase rimasta famosa: «La gara la farete con tre somari». Ma si dovette ricredere. Perché la festa ebbe una buona riuscita. Per la corsa furono organizzate due gare: una con i cavalieri provenienti da Foligno che dovevano infilare gli anelli con le lance, l’altra con i cavalieri di Narni che, essendo meno preparati, dovevano prendere delle bandierine posizionate lungo il percorso. Fra i cavalieri di Narni c’era anche Lanciotto Boccali che partecipò alle corse del 1947 e del 1949.

Questo costume fu preso a noleggio nel 1970 presso la sartoria teatrale della signora Tigano Lo Faro di Roma; nell’interno spiccava la scritta “Vittorio Gassman-Amleto”. (Foto proprietà Roberto Fociani)
Per il corteo furono noleggiati cinquantasei costumi presso la sartoria teatrale della signora Serafina Tigano Lo Faro di Roma. Come per le edizioni del 1947 e del 1949, l’oggettistica fu acquistata dalla attrezzeria Rancati e per le calzature ci si affidò allo storico atelier Pompei.
I contatti con la sartoria teatrale Tigano Lo Faro, invece, furono possibili grazie ai soci del Circolo della Spada di Narni che seguirono le indicazioni di Enzo Musumeci Greco, famoso schermidore ma anche attore e maestro d’armi del cinema italiano.
I Terzieri noleggiarono i costumi fino al 1971. Poi, a partire dal 1972, cominciarono a realizzarli in modo autonomo creando le prime sartorie gestite da brave sarte e professoresse narnesi che iniziarono a consultare i libri di storia dell’arte che avevano in casa. Così nei cortei dell’epoca sfilarono figuranti con abiti storici ispirati alle opere di Piero della Francesca, del Pisanello o di Vittore Carpaccio. Fino a che, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio di quelli Ottanta del Novecento, la ideazione dei vestiti per il corteo storico fu delegata a dei costumisti. Il terziere Mézule scelse Mario Mearelli, eclettico artista narnese ma anche regista, scenografo e costumista; il terziere Fraporta incaricò il ravennate Lucio Gabriele Dolcini che in quel periodo era aiuto regista di Franco Zeffirelli; il terziere Santa Maria si affidò al romano Massimo Sansolini, stilista ma anche sediario del papa. Furono anni nei quali la fantasia si mescolò con la storia; colori e fogge stravaganti impressionarono molto l’immaginazione degli spettatori.
Un’altra svolta arrivò nel 1993: in occasione della XXV edizione della Corsa all’Anello, si prese la fondamentale decisione di stabilire un ben preciso periodo storico di riferimento; dopo diverse discussioni la scelta cadde sulla seconda metà del XIV secolo, periodo temporale che contiene la data della riscrittura degli statuti cittadini (1371).
Da quel momento in poi ogni manifestazione, ogni ambiente e soprattutto ogni costume deve tenere conto di questa datazione. Per ogni vestimento del corteo fu ideata una scheda cartacea, usata ancora oggi, che raccoglie tutte le informazioni documentali ed iconografiche, descrive la scelta delle stoffe e del taglio sartoriale e riporta le indicazioni riguardo l’oggettistica e i sarti, i costumisti e i collaboratori coinvolti.
A distanza di tempo si può affermare che quella scelta fu provvidenziale perché ha permesso di conferire al corteo narnese un ruolo importante nel contesto delle feste storiche italiane.
Però adesso non ci si deve fermare, si deve andare avanti. Soprattutto, anche se è già passato del tempo prezioso, si deve finalmente iniziare a raccogliere tutto quello che si è realizzato negli anni, per costruire degli archivi scientifici che facciano crescere la consapevolezza dei rievocatori narnesi e valorizzino al meglio il grande patrimonio materiale e immateriale della festa cittadina. Si deve raccogliere e salvaguardare tutto, anche i “costumi vecchi”, perché, come ha già scritto qualcuno, tutto questo serva per ricordare a se stessi quanto si era ingenui all’inizio di questa stupenda avventura.
Marco Bartolini
Storico di Narni e del suo territorio
Un armigero del 1969
La foto fu scattata da Ennio Santarelli, un cofondatore del Circolo Cinefotoamatori Narnese.
Vestimento dell’armigero del 1969
Vestimento ritrovato presso CostumEpoque di Gabriella Lo Faro, nuora della signora Serafina Tigano Lo Faro che nel 1969 affittò i costumi alla Corsa all’Anello di Narni. (Foto di Marco Santarelli)
Costume indossato nel 1969
Costume della dama del 1969, ritrovato presso CostumEpoque di Gabriella Lo Faro, nuora della signora Serafina Tigano Lo Faro che nel 1969 affittò i costumi alla Corsa all’Anello di Narni. (Foto di Marco Santarelli)
Gino Cipiccia
Con la sua scuderia, vinse la Corsa all’Anello nel 1947 e nel 1949. Cipiccia è stato un ufficiale del reggimento “Piemonte Reale Cavalleria”. (Foto proprietà Francesca Cipiccia)
Corsa all’Anello del 1947
Il cavaliere Amato De Franceschi su Rosina, cavalla di proprietà del signor Francesco Mancini. (Foto proprietà Ambra Leonardi)
Corteo storico (1949)
Immagine del corteo storico vicino a Porta Ternana in cammino verso il campo sportivo di S. Girolamo prima della Corsa all’Anello del 1949. Tra i personaggi a cavallo, in primo piano a destra, Silvana Boccali con lo stendardo della città di Narni. (Foto proprietà Associazione Corsa all’Anello)
Corsa all’Anello (1949)
Il corteo storico a cavallo entra nel campo sportivo di S. Girolamo in occasione della Corsa all’Anello del 1949. (Foto proprietà Associazione Corsa all’Anello)
Silvana Boccali nel 1949
Fu la prima e unica donna a partecipare alla Corsa all’Anello. (Foto proprietà Associazione Corsa all’Anello)
Attestato per la vittoria della Corsa all’Anello del 1949
Disegno del professore Carlo Castellani. Il vincitore fu allora Aurelio Bernardi della scuderia Gino Cipiccia. (Foto proprietà Maurizio Bernardi)
Lanciotto Boccali durante la Corsa all’Anello del 1969
Boccali partecipò anche alle corse del 1947 e del 1949. (Foto di Andrea De Regis)
Narni nel 1970 fu tra le prime città a dare il via alle osterie in occasione della festa cittadina
Nel 1975, ispirandosi a Narni, furono replicate anche a Foligno in occasione della “Gara Gastronomica” ideata da Lino Procacci, con Ave Ninchi in giuria. In questa foto Nino Manfredi nell’osteria del terziere S. Maria, nel periodo in cui a Narni girava il film Per grazia ricevuta. (Foto proprietà Daniela Daniele)

