Una scuola per ogni cattedrale

Lezione in una università europea , 1350 circaUn professore per ogni cattedrale. Così anche chi era povero poteva studiare. La decisione fu presa nel Concilio Lateranense del 1179, convocato a Roma da papa Alessandro III dopo la pace tra l’imperatore Federico Barbarossa e la Lega Lombarda. L’ obbligatorietà della presenza di un docente in ogni grande chiesa ebbe effetti dirompenti. Consentì a molte persone che non erano nobili di nascita di avere una adeguata istruzione. E funzionò da “ascensore sociale” per molti personaggi di grandissimo ingegno seppure di origini umili (nella foto, una lezione universitaria in una miniatura del 1350).
Forse Alessandro III, quando impose la nuova norma pensò anche alla sua infanzia a Siena e a suo padre Ranuccio, che all’epoca non aveva molti soldi per farlo studiare. Ma Rolando Bandinelli riuscì comunque a frequentare con grande profitto l’università di Bologna, tanto da diventare un famoso insegnante di diritto.
Concilio a parte, nel Medioevo, un’epoca che spesso nell’immaginario collettivo giudichiamo “immobile” nella composizione sociale, chi aveva talento riusciva comunque ad emergere. Almeno nelle gerarchie della Chiesa.
Sugero, abate di Saint Denis, che resse la Francia quando Luigi II partì per la seconda crociata, era figlio di un servo. E Maurizio di Sully, l’arcivescovo parigino che fece costruire Notre Dame e che perorò presso il papa in modo raffinato la causa di Thomas Becket nella lotta con il re Enrico II, aveva come genitori due mendicanti.
San Pier Damiani da giovane era un guardiano di porci. Ma riuscì a diventare priore di Fonte Avellana, vescovo di Gubbio, cardinale e consigliere di papa Gregorio VII. Teologo e latinista eccezionale, era così erudito che i suoi contemporanei lo soprannominarono Grammaticus.
Gerberto d’Aurillac in gioventù faceva il pastore di pecore ma divenne l’uomo più colto del suo tempo. Salì al soglio con il nome di Silvestro II. Primo papa francese, introdusse in Europa le conoscenze arabe dell’aritmetica, lo studio delle scienze e quello dell’astronomia.
Altri due pontefici, Sergio IV (1009-1012) e Urbano IV (1195-1264) erano entrambi figli di calzolai.
Gregorio VII (1025-1085) uno dei “giganti” della Chiesa, veniva da una famiglia di poveri artigiani di Sovana, un paese della Maremma. Anche Benedetto XI riuscì a diventare papa nonostante fosse figlio del servo di un conte. Sisto IV (1414-1484) il papa passato alla storia per aver dato il suo nome alla Cappella Sistina, nacque da una modesta famiglia di Celle Ligure.
Il padre del primo e unico pontefice olandese Adriano VI (1459 –1523), maestro del filosofo Erasmo da Rotterdam e precettore del futuro imperatore Carlo V, lavorava come falegname specializzato nelle costruzioni navali e di cognome faceva Floriszoon. Suo figlio Adrian era universalmente ammirato per la sua cultura, unita a una grande forza di volontà.
Così stimato che il conclave lo scelse come papa senza nemmeno un voto contrario. Aveva però un compito difficile: quello di succedere al fiorentino Giovanni de’ Medici (Leone X, 1475-1521) munifico pontefice rinascimentale, dalla leggendaria prodigalità, che in otto anni di regno spese la bellezza di quattro milioni e mezzo di ducati, tanto da far rischiare alla Chiesa una clamorosa bancarotta. Un anonimo si scandalizzò e scrisse: “Leone si è mangiato tre pontificati: il tesoro di Giulio II, le rendite di Leone e quelle del suo successore”. Aveva ragione. Ma “noblesse oblige”: Giovanni era nato ricco. Suo padre Lorenzo, con versi immortali, ci ricorda ancora che “di doman non c’è certezza”.
L’austero Adriano da Utrecht tagliò tutte le spese possibili, comprese quelle dei poeti, dei letterati e degli artisti. Sconvolse i romani quando disse che per il suo mantenimento voleva spendere soltanto uno scudo al giorno. Morì tredici mesi dopo la sua ascesa al soglio, quando i suoi ammiratori si erano ormai dileguati.
Sul trono di Pietro arrivò un altro Medici, Giulio, eletto papa con il nome di Clemente VII (1478-1534). Raffinato mecenate, come da tradizione della casa. Aveva frequentato buone scuole, almeno quanto il frugale Adriano. Ma era ricco di famiglia.

Federico Fioravanti

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