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Tag Archives: Società

Crociate europee

Non tutte le ‪Crociate‬ furono contro i ‪musulmani‬. Alcune si svolsero in Europa.

La più nota travolse gli albigesi (da Albi, cittadina della Francia del Sud), giudicati eretici dalla Chiesa e chiamati “càtari” (dal greco katharói, “puri”) per la loro vita ascetica e povera, scelta in polemica con le alte gerarchie: rifiutavano in toto i beni materiali e tutte le espressioni della carne. E sostenevano un dualismo in base al quale il re d’amore (Dio) e il re del male (Rex mundi) rivaleggiavano per il dominio delle anime umane.

Contro di loro, nel 1208 papa Innocenzo III indisse una crociata e offrì a chi partecipava le stesse indulgenze concesse a chi combatteva in ‪‎Terrasanta‬.

Ci furono anche la “Crociata del Nord” contro i pagani baltici e quella contro gli eretici hussiti in Boemia (1420).

Secondo alcuni storici, anche Erik il Santo organizzò una crociata per evangelizzare la Finlandia nel 1150, sebbene non ci siano prove della spedizione militare.

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Altezza mezza bellezza

Anche sulla statura dell’uomo medievale i pregiudizi abbondano (nella foto, l’attore statunitense ‪Peter Hayden Dinklage‬, protagonista della saga fantasy ‪‎Il trono di spade‬).

Gli abitanti dell’Europa del nord nei primi secoli del ‪Medioevo‬ erano alti quasi quanto i loro odierni discendenti.

La statura, indicatore della salute generale e del ‪‎benessere‬ economico, dimostra che 1000 anni fa la ‪qualità della vita‬ era relativamente buona. Il calo iniziò nel XII secolo.

Un articolo di ‪Social Science History‬ spiega che nel Seicento la popolazione europea era più bassa in media di 6 centimetri, recuperati solo alla metà del Novecento.

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L’età delle invenzioni

Altro che “secoli bui”. Il Medioevo è stata una fucina di ‪scoperte‬ e ‪‎innovazioni‬: dalla ruota idraulica al mulino a vento, dalla staffa alla bussola, dalla carriola agli orologi meccanici.

E poi la forchetta, la pasta, il salame, i bottoni, gli occhiali, la stampa a caratteri mobili, l’algoritmo e la camera oscura.

Lo spiega bene ‪Umberto Eco‬: “Il Medioevo inventa tutte le cose con cui stiamo ancora facendo i conti, le banche e la cambiale, l’organizzazione del latifondo, la struttura dell’amministrazione e della politica comunale, le lotte di classe e il pauperismo, la diatriba tra Stato e Chiesa, l’università, il terrorismo mistico, il processo indiziario, l’ospedale e il vescovado, persino l’organizzazione turistica: sostituite le Maldive con Gerusalemme e avete tutto, compresa la guida Michelin”.

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La fiera

Nell’Europa del X secolo, la fiera è stata sintomo e motore di una trasformazione economica nella quale merci, moneta e credito iniziavano a intessere un forte legame, con importanti ricadute sulla società. In una fiera medievale accadeva di tutto, anche perché il pubblico era dei più vari.

Le fiere, spiega Elisa Occhipinti, docente di Storia Medievale dell’Università degli Studi di Milano, «si affermarono con l’appoggio della Chiesa e originariamente si svolgevano nei pressi della cattedrale, poi fuori le mura».

All’interno della fiera si assisteva a spettacoli e gare e l’affluenza era favorita anche dal fatto che spesso erano organizzate in occasione di feste religiose.

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Essere al verde

Secondo alcuni studi, il modo di dire deriva da un’antica usanza medievale, che consisteva nel far portare un berretto verde ai falliti in segno di pubblico scherno.

Il verde era tradizionalmente il colore del tessuto che rivestiva internamente i forzieri, le cassette e la fodera della borsa appesa alla cintura in cui si teneva il denaro monetato. Quando si arrivava a vedere il colore delle fodere, significava che il denaro scarseggiava.

Un’altra possibile origine si riallaccia al fatto che un tempo era uso tingere in verde l’estremità inferiore delle candele, per cui, quando il lucignolo arrivava a bruciare a quell’altezza, la candela era quasi alla fine.

Una terza possibilità riconduce invece a certi tipi di verdure di cui si mangia abitualmente solo la parte bianca, come ad esempio il sedano e i porri.

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Mettere le corna

“Mettere la corna” è un detto di origini bizantine.

Tutto cominciò con l’imperatore Andronico I Comneno (1118-1185), gran seduttore, personaggio grandioso, terribile e teatrale al tempo stesso. Era nipote dell’imperatore Giovanni I. Da principe ribelle cospirò in modo incessante contro suo cugino, il “basileus” Manuele I che alla fine fu costretto a imprigionarlo.

Fughe, riconciliazioni, evasioni e congiure segnarono la sua avventurosa esistenza. Per salire al potere, Andronico uccise la vedova di Manuele I e strangolò con una corda d’arco l’erede al trono Alessio II. Insieme alle cospirazioni, collezionò delitti e relazioni incestuose.

Fece una guerra feroce agli aristocratici che lo avversavano: prima li faceva arrestare, spesso per futili motivi e poi rapiva le loro mogli con le quali si sollazzava a lungo. Non contento, sulle facciate dei palazzi delle sue vittime faceva appendere per scherno, come trofei, le teste dei cervi che aveva abbattuto a caccia.

Con stupore, nell’anno di grazia 1185, i soldati siciliani di re Guglielmo II il Normanno che mossero contro il tiranno, quando conquistarono Salonicco si accorsero che su decine di palazzi nobiliari pendevano misteriosi teschi di animali cornuti. Quando ne conobbero il motivo, nacque la frase “mettere le corna” , in greco “cherata poiein”. Da allora l’epiteto “cornuto” si diffuse a gran velocità, in Sicilia, in Italia e in tutta Europa.

Il tiranno Andronico Comneno fece però una brutta fine: venne linciato dalla folla inferocita (vedi miniatura) come racconta Giovanni Boccaccio nel suo “De casibus virorum illustrium” (1359) un istruttivo libro in cui l’autore del “Decameron” narrò la triste storia di 58 illustri personaggi che al culmine della loro gloria andarono in rovina per un improvviso rovescio della Fortuna.

Virginia Valente

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Il bosco medievale

La parola bosco (βοσκή), in greco antico significa pasto. Nutrimento e insieme pascolo.

Per l’uomo medievale, il bosco era innanzitutto una preziosa fonte di cibo.

Lo storico Jacques Le Goff descriveva il paesaggio europeo dell’Alto Medioevo attraverso una immagine paradossale: un immenso deserto punteggiato da oasi. Ma quello spazio disabitato era una selva verde e vastissima. E le oasi erano i pochi territori rimasti senza alberi.

La caccia forniva a quel mondo rurale popolato da contadini, boscaioli, pastori e cacciatori il nutrimento necessario per vivere. E le pellicce, il cuoio e le corna con cui fabbricare i manici degli archi, dei coltelli e degli altri utensili. Il bosco era il luogo utile per pascere i maiali, nutriti con ghiande e faggiuole e poi macellati per ottenere le riserve di carne e di lardo.

Una vegetazione così fitta era soprattutto una riserva sconfinata e naturale di legname, con cui si edificarono case e castelli, villaggi e abbazie, cattedrali e città. Legno fondamentale anche per il riscaldamento, unico carburante a disposizione fino alla Rivoluzione Industriale.

Lo studioso Massimo Montanari ha parlato dell’Alto Medioevo come di una “civiltà del bosco e dell’incolto”. Querce, abeti, frassini, faggi, betulle e sambuchi. Niente andava sprecato. Con la resina delle conifere si fabbricavano le torce, la pece e la colla. Le foglie secche servivano a imbottire i materassi. E le cortecce venivano utilizzate per le tegole, le coperture dei tetti e i canestri. Dagli incendi frequenti e inevitabili, si ricavavano i fertilizzanti e la liscivia per il bucato. Il noce e il castagno, chiamato “l’albero del pane” per la farina scura e nutriente prodotta dai suoi frutti, erano così preziosi che le autorità arrivarono a tassare i proprietari degli alberi.

La selva era anche una fabbrica di coloranti usati per tingere i tessuti, estratti dalle piante selvatiche della ginestra (giallo), del guado (azzurro) e della robbia (rosso). Gli alveari nascosti nel cavo degli alberi e nelle cavità rocciose assicuravano il miele, la pappa reale e la cera per le candele. E poi frutti, bacche, funghi, piante officinali, pere, mele, tartufi, melagrane e mandorli. In tempo di guerra, il fittissimo bosco diventava un rifugio capace di accogliere e sostenere gli abitanti di interi villaggi in fuga dalle razzie e dai saccheggi.

Nell’Alto Medioevo il bosco è così importante che diventa patrimonio della comunità: fonte di cibo e di risorse per i villaggi e luogo privilegiato per le battute di caccia dei nobili. Una pertinenza regia che sarà governata da regole precise.

Presto un’altra parola, foresta, nata dal latino foris, “al di fuori” dello spazio abitato, servirà ad indicare un’area vasta, vietata all’agricoltura, che doveva essere lasciata incolta. Ma qualcuno vedrà comunque in quello spazio foltissimo di alberi un deserto nel quale fuggire, ritirarsi o sparire: gli eremiti in cerca di isolamento e preghiera e i ribelli e i banditi, fuori dalla legge, dalle case e dalle regole.

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