Portadocumenti, al fianco dei messaggeri per terra e per mare

Ormai la storiografia ha abbondantemente chiarito che il Medioevo non è stato un periodo di stasi ma piuttosto, soprattutto nelle sue parti finali, un’epoca di fervente attività e di intensi movimenti di genti e merci. E in una società complessa come quella tardo medievale a viaggiare per terra e per mare, dall’Inghilterra all’Italia, dalla Germania alla Terra Santa, non erano solo le cose, ma anche le informazioni.

1325-50, Re Erode manda un messaggio (miniatura inglese dal Ms. Yates Thompson 13, British Library)

I mercanti, i pellegrini, i soldati e i frati erano spesso latori di messaggi e di notizie, ma quando l’informazione era importante, ci si affidava a mezzi diversi.

Quando oggi si invia una lettera, è importante che il contenuto arrivi sano e salvo a destinazione, e per ottenere questo risultato abbiamo buste imbottite, rigide o impermeabili. Nel Medioevo il problema era lo stesso, ma non essendo in funzione un servizio postale efficiente come quello attuale (si fa per dire!), era necessario affidarsi a messaggeri.

Nelle descrizioni delle fonti documentarie e letterarie del XIII e XIV secolo, essi erano dotati di contenitori a volte portati al collo, ma più spesso alla cintura.

1372, messaggero con portadocumenti circolare (miniatura fiamminga, Ms. 10B23, Biblioteca Reale dell’Aia)

Nel Duecento il poeta Corrado di Wurzburg (1220-1287) descrive un messaggero con una “scatola” appesa alla cintura contenente lettere.
Tali scatole (dette appunto boites in francese o zegelbus in fiammingo, cioè scatole con sigillo) contenevano messaggi di natura pubblica o privata, vergati su fogli di pergamena o, più tardi, di carta, accuratamente ripiegati e sigillati. Le fonti letterarie non si dilungano troppo sulla loro forma e struttura, ma non mancano di citarle, soprattutto nel XIV secolo.

Durante il suo servizio come messaggero di Carlo V di Francia, il letterato Esutache Deschampes afferma “que toudis ay la boiste porter, lettres aussi“, cioè di aver sempre avuto con sé la scatola e le lettere.

Un altro esempio letterario del ‘300 viene dal Roman du Comte d’Anjou, opera di Jehan Maillart, in cui il messaggero Galopin viene circuito dalla malvagia contessa di Chartres. Ella vuole sottrarre la lettera con cui la moglie di suo nipote comunica la nascita del loro figlio. Allora fa ubriacare il messaggero e dice al suo servitore:

Or tost, fet elle, va moi querre
sa boiste, et si la deserre,
et la lectre m’aporteras qu’en sa boete trouveras.
Lors vient a Galopin arriere,
qui ronfle et dort de grant menniere; la boiste oevre, la lectre a prise.

Non è difficile comprendere l’inganno attraverso il velo del francese antico: il servitore deve recarsi da Galopin, che dorme della grossa ubriaco, e prendere la lettera che è nella scatola.

Ma come erano fatte queste scatole? In questo ci viene in soccorso l’iconografia medievale che ci permette intanto di dare una forma a tali oggetti.

Si tratta per lo più di piccoli oggetti, portati in cintura, di forma rotonda o triangolare frequentemente presenti nelle miniature di manoscritti italiani, inglesi o francesi dal tardo Duecento a tutto il Trecento ed assolvevano tutti allo stesso compito: proteggere e custodire importanti missive meglio di una affollata scarsella o di un fragile tascapane.

1275-1325, Porta documenti con stemma di Jean d’Argies (Musée Cluny, Parigi)

La forma triangolare, in realtà, è funzionale ad ospitare sulla superficie esterna lo stemma del signore o della città per cui il messaggero lavora.
Anche le città, infatti, hanno i propri messaggeri, come testimonia il fatto che la città di Tournai nel 1397 abbia pagato il Ghiselin Carpentier, orafo, per aver “refait, reclaué, rebruné et rappareillié les boites des messagiers de la ville“.

1320-1380, Porta documenti con serratura e stemma di Bretrand du Guesclin (Musée Dobrée, Nantes)

Non solo, da questa nota apprendiamo anche che tali scatole erano in metallo, dato che richiedevano l’opera di un orafo, e che erano dotate di chiusura. Infatti, non c’era garanzia che la scatola non venisse rubata, come nel caso di Galopin, ma spesso per maggior sicurezza, essa era anche chiusa a chiave con piccole serrature, che sono però invisibili nelle già piccole miniature dei manoscritti.

Due distintivi da messo presso il Metropolitan Museum of Art di New York. A sinistra: 1300 ca., italiano o spagnolo. A destra: sec. XV, italiano

Per fortuna possiamo disporre di una terza tipologia di fonti su cui proseguire la nostra ricerca: alcuni interessantissimi reperti museali.

Ad esempio al Museo Cluny a Parigi, è conservato un bellissimo esempio di portadocumenti in bronzo a forma di scudo che riporta infatti l’insegna del Signore che inviava il messo, in questo caso Jean d’Argies (1275-1325).

La foto del retro, che conserva ancora i passanti per la cintura, anch’essi metallici, spiega anche il perché dell’inclinazione che di solito si nota nelle iconografie: essendo obliqui rispetto all’asse principale della scatola, la facevano stare obliqua rispetto alla cintura, garantendo una migliore mobilità e una più comoda apertura.

XV secolo, porta pergamena italiano in cuoio lavorato (Hermitage, San Pietroburgo)

Un esemplare che ancora conserva la serratura originale è invece esposto a Nantes, al Museo Dobrée: è in rame e reca le insegne del condottiero bretone Bertrand du Guesclin (1320-1380).

L’importanza delle insegne come elemento distintivo del messaggero è testimoniata anche da un’altra tipologia di reperti, ancora in grado di trasmettere i vividi colori di un Medioevo tutt’altro che buio: i distintivi indossati dai messaggeri.

Quando infatti il messaggero era in viaggio poteva essere dotato, invece che di una scatola con insegne araldiche, di questi veri e propri distintivi di riconoscimento che, appesi alle vesti o alla borsa, palesavano all’osservatore e al destinatario della missiva, l’origine del messaggio.

Ne conserva molti davvero splendidi il Metropolitan Museum of Art di New York, distribuiti su un arco di tempo che va dall’inizio del ‘300 al pieno ‘400, quando ormai le scatole per messaggi portate in cintura stavano entrando in disuso, sostituite da ben più robuste scatole metalliche molto più simili a forzieri che a scarselle o da eleganti custodie in pelle lavorata.

Questi piccoli gioielli di oreficeria hanno viaggiato sulle polverose strade medievali, hanno attraversato città e mari, percorrendo miglia e miglia e sono, ancora una volta, la testimonianza della varietà e della vivacità di quell’epoca che chiamiano (ancora un po’ ingiustamente) Medioevo.

Federico Marangoni

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