Piccoli oggetti di vita quotidiana

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Una delle teche è dedicata a una serie di deliziosi gancetti per abiti a forma di piccole mani, cinture e fibbie, bottoni e aghi per stringere i corsetti

Fibbie per cinture, bottoni, carte da gioco, palle e birilli, e ancora coltelli da cucina, punte di frecce per balestre, spegnimoccoli e astucci per penne.
Tanti piccoli oggetti che ci portano indietro nel tempo per farci vivere Un giorno nel medioevo nelle Logge dei Tiratori di Gubbio, grazie alla mostra realizzata dalla Fondazione CariPerugiaArte in collaborazione con il Festival del Medioevo.

La mostra, aperta fino al 6 gennaio 2019, espone – tra gli altri reperti – anche tutta una serie di oggetti raccolti da Pietro Barsotti tra varie collezioni private di Urbino, che ci permettono di immergerci completamente nella vita quotidiana di un uomo medievale. Piero Barsotti è il presidente dell’associazione “Ars Balistarum”, che ha sede ad Urbino. L’associazione gestisce la fortezza Albornoz di Urbino e si occupa di allestimenti per musei e laboratori museali che prevedono sia l’esposizione di reperti originali sia ricostruzioni di oggetti e ambienti di uso quotidiano nel Medioevo, ma anche di sistemi turistici come “Una rocca tira l’altra”, progetto che unisce in un unico circuito di visita le rocche di Verrucchio, Montefiore, San Leo e Urbino.

“Si tratta in gran parte di strumenti unici o di cui esistono pochissime copie – spiega Barsotti – oggetti che conosciamo, per il resto, solo grazie ai dipinti in cui sono raffigurati”.

Una parte della mostra è dedicata all’abbigliamento: qui possiamo ammirare accessori che ritroviamo poi anche nelle opere dei più grandi artisti del medioevo e del rinascimento. Si tratta di elementi molto piccoli realizzati da esperti orefici come gancetti a forma di mano, bottoni traforati, minuterie metalliche.

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Una delle carte da gioco presenti in mostra

Un’altra sezione è dedicata ai giochi: anche qui non mancano rarità, come un birillo con pallina, entrambi in legno, unici esemplari che si conoscano in Europa.
Si possono ammirare poi delle carte da gioco risalenti alla fine del Quattrocento e realizzate a stampa, ed è incredibile rendersi conto di come mentre il mondo intorno cambiava, la tecnologia si evolveva, le abitudini e i rapporti sociali mutavano, il gioco delle carte sia rimasto praticamente invariato. Le carte che possiamo osservare a Gubbio – di rara qualità – sono infatti praticamente identiche alle nostre napoletane.

“Inizialmente le carte da gioco venivano decorate a mano, come le miniature dei codici – racconta Barsotti – mentre dopo il 1463 alla corte di Ferrara si comincia a pagare un artigiano perché le fabbrichi a stampa”.

Le carte da gioco, come buona parte degli oggetti esposti, sono state ritrovate all’interno delle volte di palazzi medievali, usate come riempimento.
“Si trattava di spazzatura riciclata – spiega ancora il responsabile dell’allestimento – per rendere stabili le volte si riempivano con materiale inerte e leggero: oltre alla carta venivano utilizzate ceramiche e pezzi di abiti misti a sabbia e fieno”.

Se le carte sono restate invariate nel corso dei secoli, un gioco che si è evoluto molto è quello della pallacorda, trasformatosi nel moderno tennis.

“È nato nel quattrocento ma si è sviluppato molto nel Cinquecento, diventando particolarmente di moda nelle classi alte”.

Si tratta, di fatto di una forma di tennis che si giocava – però – in ambienti chiusi, perché la palla poteva toccare anche le pareti e il soffitto.
“Tutti i palazzi nobiliari avevano un loro campo e spesso le corti stipendiavano dei giocatori professionisti”.

Non mancavano risse tra le squadre avverse, che potevano sfociare anche in tragedia; come accadde il 28 novembre 1606 a Roma, in un palazzo di Campo Marzio, dove la discussione su un fallo tra Michelangelo Merisi e Ranuccio Tomassoni finì con l’omicidio, da parte del pittore milanese, dell’avversario ternano; delitto che sarebbe costato a Caravaggio la condanna a morte, l’esilio e un’ossessione durata fino alla morte e rappresentata in molti suoi capolavori.

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In mostra, anche coltelli originali a confronto con gli attuali

Tra i tanti oggetti presenti alla mostra di Gubbio, dunque, anche delle palle da gioco; non mancano poi bolzoni da balestra, ovvero le punte delle frecce, sia da guerra che da caccia, e un frammento di trottola.

Un’altra parte della mostra è dedicata invece alla scrittura: qui possiamo osservare diverse lettere che venivano utilizzate per comunicazioni tra vari uffici all’interno dei palazzi. “Erano una sorta di post-it medievali: uno è firmato da Ludovico di Mercatello, segretario di Federico da Montefeltro”.

Tra gli oggetti immancabili del segretario che troviamo esposti ci sono un tiralinee, che serviva a tracciare l’altezza delle lettere ed è l’unico esemplare che si conosca, un piccolo astuccio di pelle, un raschietto da pergamena che serviva sia a rendere liscio il foglio sia ad appuntire la penna, e ancora uno spegnimoccolo per candela e una forbice da carta.
“Gli astucci si portavano attaccati alla cintura in modo che in qualsiasi momento il segretario poteva avere a disposizione tutti i suoi strumenti”.

Infine si va a tavola, con un’ampia collezione di coltelli da pasto. “Si tratta di tutti oggetti di grande raffinatezza – conclude Barsotti – che ci aiutano a capire come si svolgesse la vita quotidiana nel Medioevo, ma che ci parlano anche di un’epoca in cui gli strumenti venivano realizzati con una cura e una qualità oggi scomparse”.

Tempi in cui quello dell’obsolescenza programmata era senza dubbio un concetto ancora sconosciuto.

Arnaldo Casali

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