Perché il Festival

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di Federico Fioravanti –

Altro che “secoli bui”. Basta accendere un computer e digitare la parola “Medioevo”: in meno di un secondo, 6 milioni di risultati, soltanto nella lingua italiana. L’Età di Mezzo è ancora al centro di ogni discussione.

Ma cosa è veramente il Medioevo?

Un’epoca di passaggio tra l’età antica e quella moderna, che indichiamo, in modo convenzionale, tra due date: il 476, anno della caduta dell’Impero romano d’Occidente e il 1492, l’anno della scoperta dell’America.

La Storia non si può certo liquidare con una parentesi. Anche perché quella che chiamiamo Medioevo è così lunga che gli storici discutono ancora di quando si sia aperta e soprattutto di quando sia stata veramente chiusa.

Alcuni studiosi fanno coincidere la fine del Medioevo con la data simbolica della caduta di Costantinopoli (1453). Altri, soprattutto in Germania, la anticipano al 1440, l’anno dell’invenzione della stampa a caratteri mobili.

Per altri ancora, la data giusta è l’inizio della predicazione di Lutero (1515) o l’avvio della Riforma (1517). Secondo gli storici francesi, c’è un “lungo Medioevo” che dura addirittura fino alla metà del Settecento, all’epoca dei Lumi e alla nascita della rivoluzione scientifica e industriale.

Quel che è certo è che quei mille e più anni che definiamo in modo convenzionale Medioevo, sono stati il crogiuolo della nostra civiltà.

Lo spiega Umberto Eco: “Il Medioevo inventa tutte le cose con cui stiamo ancora facendo i conti, le banche e la cambiale, l’organizzazione del latifondo, la struttura dell’amministrazione e della politica comunale, le lotte di classe e il pauperismo, la diatriba tra Stato e Chiesa, l’università, il terrorismo mistico, il processo indiziario, l’ospedale e il vescovado, persino l’organizzazione turistica: sostituite le Maldive con Gerusalemme e avete tutto, compresa la guida Michelin”.

Un’epoca di progresso e di innovazioni: la ruota idraulica, il mulino a vento, la staffa, la bussola, la carriola, gli orologi meccanici, le prime armi da fuoco, la forchetta, la pasta, il salame, i bottoni, gli occhiali, la stampa a caratteri mobili, la camera oscura e l’algoritmo. Le invenzioni dell’Età di Mezzo hanno cambiato il mondo.

Poi c’è un Medioevo, vero, sognato o immaginato, che appare dappertutto: in tv, al cinema, nei giochi di piazza, nelle classifiche dei libri più venduti, nei fumetti, nei videogiochi e in mille rievocazioni.

Tra le sagre e le saghe, si celebra un periodo famoso ma al tempo stesso sconosciuto. Un’epoca calunniata, spesso ricostruita attraverso una serie di luoghi comuni e di pregiudizi. Quindi giudicata prima ancora di essere conosciuta.

Da qui l’idea del Festival del Medioevo, di un incontro annuale per riflettere, capire e divulgare. Per scoprire noi stessi e la nostra storia. Per guardarci allo specchio e provare a riconoscerci.

Diceva bene Jacques Le Goff: “Se studiate il Medioevo vi accorgerete che è diverso da ciò che siamo, da ciò che l’Europa è oggi diventata. Avrete come l’impressione di fare un viaggio all’estero. Occorre non dimenticare che gli uomini e le donne di questo periodo sono i nostri antenati, che il Medioevo è stato un momento essenziale del nostro passato, e che quindi un viaggio nel Medioevo potrà darvi il duplice piacere di incontrare insieme l’altro e voi stessi”.

Federico Fioravanti

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