Mattia Corvino, il grande re d’Ungheria

Araldica di Mattia Corvino dipinta su un manoscritto in tedesco di Johannes de Thurocz (1490)

Araldica di Mattia Corvino dipinta su un manoscritto in tedesco di Johannes de Thurocz (1490)

Il 24 gennaio 1458 Mattia Corvino viene solennemente incoronato “re di Ungheria e di Croazia”.

È un sovrano giusto, attento ai bisogni del popolo e pronto a punire soprusi, amante della cultura, mecenate e cattolico devotissimo. Si dice addirittura che abbia l’abitudine di viaggiare in incognito nel paese per parlare con la gente, per scoprire le angherie dei potenti e ristabilire la giustizia.

L’unico problema è che frequenta brutte compagnie: il suo principale alleato, infatti, è il famigerato Vlad III di Valacchia, altrimenti noto come Dracula. Ma si farà perdonare dai posteri e dai contemporanei diventandone il peggior nemico e il vero autore della leggenda nera dell’Impalatore.

Nato sotto il segno dei Pesci il 23 febbraio del 1443 a Cluj-Napoca (oggi in Romania, ma a quei tempi parte del Regno di Ungheria), Mattia è figlio di due nobili ungheresi: Elisabetta Szilágyi e Giovanni Hunyadi; il padre aveva combattuto i turchi a Varna e a Belgrado, guadagnandosi il governo della Transilvania, di Cluj-Napoca è capoluogo.

Già giovanissimo, ha conosciuto a corte Vlad, figlio del principe di Valacchia.
L’erede dei Dracula ha appena vent’anni ma la sua vita è già un romanzo: nato come Mattia in Transilvania, ha visto il padre salire e cadere dal trono della Valacchia, a tredici anni è stato mandato come ostaggio insieme al fratello alla corte ottomana dove è stato educato alla guerra e alla fede islamica, e lì è stato abbandonato dal genitore, ormai convinto che il figlio sia condannato a morte.

Invece a morire è stato proprio Vlad senior, ucciso nelle paludi dei Balteni, nei pressi dell’odierna Bucarest. Poi il fratello maggiore Mircea è stato accecato e sepolto vivo. Infine il giovane Vlad è stato rispedito in patria e ha riconquistato il trono di Valacchia, salvo poi essere costretto a fuggire e trovare ospitalità dai parenti in Moldavia. Dopo aver vagato ancora, è infine approdato alla corte di Buda, come consigliere del reggente che tiene le redini del regno, in attesa che il principe ereditario diventi maggiorenne.
Il re di Boemia e di Ungheria Ladislao, infatti – quasi coetaneo di Mattia – è arrivato sul trono giovanissimo e con un soprannome non troppo allegro – “Il Postumo” – perché suo padre Alberto era morto prima che lui nascesse.

Il 23 novembre 1457 Ladislao, che ha appena diciassette anni, sta raggiungendo Praga per sposare Maddalena, la figlia di Carlo VII di Francia, quando muore in modo misterioso.
La leggenda parla di un avvelenamento da parte di un ministro o di una dama sua amante, anche se non si può escludere una semplice malattia.
Ma il punto è che Ladislao non ha discendenti: si apre così una contesa per entrambe le corone, quella di Ungheria e quella di Boemia.

Giovanni Dalmata, Ritratto in marmo di re Mattia Corvino, Museo Fine Arts di Budapest

Ritratto in marmo di re Mattia Corvino di Giovanni Dalmata, Museo Fine Arts di Budapest

Grazie anche al lavoro diplomatico tessuto dal potente zio Mihály Szilágyi, proprio Mattia viene eletto nuovo re di Ungheria. Non può però farsi incoronare perché nel frattempo è stato catturato e incarcerato dal suo principale rivale, con cui è destinato avere un rapporto di amore-odio: Giorgio di Poděbrady.
Giorgio ha vent’anni più di lui, ha alle spalle una lunga carriera politica e simpatizza per l’eresia fondata dal connazionale Jan Hus, che cinquant’anni prima aveva anticipato la riforma protestante predicando un ritorno della Chiesa alla purezza delle origini e per questo era stato condannato dal Concilio di Costanza e bruciato sul rogo.

Una delle innovazioni portate dagli ussiti è la comunione sotto le due specie: non solo pane, quindi, ma anche vino – come d’altra parte l’aveva istituita Cristo nel corso dell’ultima cena.
La nuova eresia ha trovato così tanto successo in Boemia che nel 1434, pur di mantenere il paese sotto l’autorità papale, la Chiesa aveva concesso al piccolo regno – attraverso dei Compactata – di poter somministrare la comunione attraverso le due specie, oltre che la libertà di predicazione religiosa anche per i laici, la secolarizzazione dei beni ecclesiastici e la rinuncia alle ricchezze da parte del clero.

Dopo la misteriosa morte di Ladislao, Giorgio, che si è fatto paladino dei Compactata riuscendo a sventare il tentativo della Chiesa di annullarli: è stato eletto Re dai principi boemi strappando il titolo alle dinastie straniere degli Asburgo (austriaca) e Jagelloni (lituano-polacca).
Poi ha fatto incarcerare Mattia, potenziale rivale che, nel frattempo, è stato però eletto Re dell’altra parte del regno di Ladislao.

Una volta tornato in Ungheria, Mattia riesce a farsi incoronare il 24 gennaio 1458: ha solo 15 anni e deve iniziare una dura lotta per affermare il suo potere contro l’aristocrazia che guarda all’imperatore Federico III. Ma anche contro gli stessi ussiti, che dilagano anche nel suo regno.

Nel 1463 sposa la giovanissima Caterina di Podebrady, che è la figlia proprio del re di Boemia Giorgio e ha appena tredici anni. Il matrimonio dura solo un anno: la ragazza infatti muore prematuramente, così come il loro unico figlio.

Nel frattempo, il giovanissimo re ha iniziato la sua campagna contro i turchi, che si affacciano sempre più minacciosi nel paese. Già dal 1459 papa Pio II ha bandito una vera e propria crociata e finanziato Mattia per l’acquisto di 10 navi da guerra e un esercito di 12mila uomini.
A venire in soccorso di Mattia è Vlad, tornato nel frattempo principe della Valacchia. Mattia accetta entusiasta l’aiuto del condottiero – che tra gli ottomani ha maturato grande esperienza e feroce odio – e gli promette in sposa una ragazza della sua famiglia: Ilona Szilágyi.
Con l’aiuto di Vlad, Mattia riesce a battere i turchi e a scongiurare l’invasione della Boemia. Poi il suo esercito penetra in Bosnia e prende la fortezza di Jaice dirigendosi nel cuore dell’impero di Maometto II.

Nel frattempo, però, l’alleanza con Vlad è diventata decisamente imbarazzante per l’abitudine del principe di impalare i suoi nemici banchettando di fronte alla forca. Usanza mutuata, peraltro, dagli stessi turchi.
Il problema è che Vlad non conosce misura: ladri, criminali, nemici e ambasciatori vengono infilzati con un palo nel retto e in qualche caso cosparsi di miele per attirare bestie e insetti.
Le donne adultere vengono impalate davanti alla loro casa.
Quando gli ambasciatori del sultano, venuti a trattare la pace, si sono rifiutati di togliersi il turbante, Vlad glielo ha fatto inchiodare sulla testa. E a Sibiu, nel 1460, ha fatto massacrare ben 10mila persone.

L'immagine di Mattia Corvino riprodotta nella Chronica Hungarorum di Johannes de Thurocz

L’immagine di Mattia Corvino riprodotta nella Chronica Hungarorum di Johannes de Thurocz

Ma a mettere in imbarazzo Mattia, a dire il vero, sono soprattutto le atrocità contro i mercanti sassoni che insidiano la Valacchia: nel giorno di san Bartolomeo, Vlad ne ha invitati a pranzo alcuni e dopo averli saziati di cibo ha fatto sventrare il primo e obbligato il secondo a mangiare ciò che il collega aveva nello stomaco.

Il re di Ungheria non può permettersi di compromettere il delicatissimo rapporto con l’imperatore tedesco.
Così, Mattia prima rompe i rapporti con Vlad e poi lo fa incarcerare.

La necessità di prendere le distanze dall’imbarazzante ex alleato è tale che proprio Mattia fa circolare nella corte tedesca il libro Storia del vovoida Dracula, messo in scena con lo spettacolo Storia del folle chiamato Dracula di Valacchia in occasione della firma del trattato di Wiener Neustadt tra i due sovrani.
Il libro – che contiene ogni sorta di crudeltà compiuta dal terribile principe – vedrà 13 ristampe in 80 anni, diventando un vero e proprio best-seller medievale e dando origine alla leggenda nera che finirà per trasformare l’Impalatore in un demone e infine in un vampiro.

Eppure, nonostante questa grandiosa opera di denigrazione messa in atto in Germania e in Ungheria, Vlad III continua a godere di grande stima da parte dei sovrani europei ed è considerato il più grande alfiere del cristianesimo contro il nemico islamico.

Per questo lo stesso Mattia si ritrova a concedere gradualmente uno stato privilegiato al suo controverso prigioniero, fino alla liberazione definitiva, che avverrà nel 1474, anche grazie all’intercessione di Ștefan III cel Mare, governatore della Moldavia e parente di Vlad.

Intanto, nel 1462, Giorgio di Boemia è entrato in conflitto con papa Pio II, che si è rifiutato di confermare i Compactata.
Ignorando la presa di posizione arrivata dalla Chiesa di Roma, il re continua a far somministrare in Boemia la comunione sotto le due specie, considerata ormai eretica dal pontefice. Così, nel 1464, il nuovo papa Paolo II invita Giorgio a presentarsi a Roma entro 180 giorni, come spergiuro ed eretico recidivo, pena la scomunica.

Alla scadenza del periodo arriva puntuale il provvedimento: Giorgio è fuori dalla Chiesa, è diventato ufficialmente ussita.
I principi cattolici gli si rivoltano contro riunendosi in una lega appoggiata dallo stesso Mattia, che nel 1468 scende in campo contro l’ex suocero attaccando la Boemia.
Per la nuova campagna il re di Ungheria si avvale anche di un corpo di mercenari – “L’armata nera” – con cui conquista Moravia, Slesia e Lusazia.

Nel 1471 Giorgio muore. Ma la guerra di Mattia continua contro il suo successore Ladislao II, figlio di Casimiro IV di Polonia: nonostante debba affrontare insieme l’Austria, la Polonia, la Boemia e la Valacchia, Mattia riesce a battere le forze nemiche intorno a Breslavia e a sconfiggere definitivamente Ladislao nel 1478.

Il monumento di Mattia I a Kolozsvár

Il monumento di Mattia I a Kolozsvár

Con la firma della pace di Olomouc Mattia diventa così anche re di Boemia.

Nel frattempo ha sposato la diciottenne Beatrice d’Aragona, figlia del Re di Napoli Ferdinando I, che introduce in Ungheria la cultura rinascimentale italiana.
Beatrice, divenuta Regina di Boemia e Ungheria nel 1475, promuove a Buda la realizzazione della prima tipografia del Paese e la costituzione, nel castello di Visegrád, della Biblioteca Corviniana, una delle più importanti del suo tempo, con un numero di volumi secondo solo a quello della collezione vaticana.

È ancora lei a scegliere come storico di corte il marchigiano Antonio Bonfini, che era stato medico di camera di papa Clemente VII e aveva insegnato nelle università di Bologna e di Perugia.
La regina lo incontra durante una visita nel santuario di Loreto e gli chiede di trasferirsi a Budapest. Proprio lui attribuisce a Mattia il termine di “Corvino”: secondo Antonio, infatti, la famiglia degli Hunyadi – che sullo stemma esibisce un corvo – discende nientemeno che dall’antica gens romana dei Corvia.

L’idea di avere sangue romano galvanizza Mattia, che decide di diventare addirittura imperatore: lancia infatti quattro campagne militari contro gli Asburgo che tra il 1477 e il 1485 gli fanno guadagnare il controllo di parte dell’Austria. Non riuscirà però ad ottenere la corona imperiale: l’eccessivo potere che ha accumulato nelle sue mani indurrà infatti i grandi elettori a preferirgli, nel 1486, Massimiliano d’Asburgo.

Morirà a Vienna, nel cuore del Sacro Romano Impero, il 6 aprile del 1490.

Arnaldo Casali

  • Consenso al trattamento dati