Le forme curiose dei manoscritti medievali

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Li bro d’Ore di Amiens ( ca. 1555), biblioteca municipale di Amiens

Quando è aperto ha la forma di un giglio: era stato commissionato dal re di Francia Enrico II, il cui emblema – come quello di tutti i sovrani transalpini – è appunto questo fiore nobile e altero.

Il Libro d’ore di Amiens, databile al 1555 circa e riccamente illustrato con 22 coloratissime miniature, doveva servire come breviario per le preghiere quotidiane da recitarsi, com’era d’uso allora, nella quiete delle proprie stanze. Anche se poi a sfogliarlo non fu, forse, tanto il re in persona, quanto la sua bellissima e focosa amante, Diana di Poitiers. Il minuscolo libro (misura solo 182 mm x 80, quindi meno di un moderno tascabile) conta 129 pagine ed è giunto ad Amiens nel 1861, quando il bibliofilo e collezionista Charles de L’Escalopier, consevatore della Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi, lasciò il suo prezioso fondo di libri alla città: da allora il codice, classificato come Lescalopier Ms.22, fa bella mostra di sé nella biblioteca municipale di Amiens, incantando per la sua forma tanto bizzarra quanto spettacolare.

Questo manoscritto non è certo l’unico volume, medievale o rinascimentale, che vanta un aspetto inconsueto. Un altro celebre esempio è costituito dal cosiddetto Codex Rotundus, appartenente alle collezioni della Dombibliothek di Hildesheim, in Germania (la segnatura è MS 728), Anche in questo caso, si tratta di un libro d’ore per la devozione privata, ma stavolta la forma è, come dice il soprannome stesso, rotonda: le pagine sono costituite da cerchi di 9 centimetri di diametro. E sono tenute insieme superando notevoli difficoltà, visto che mancando un margine sufficientemente lungo, il rilegatore ha dovuto provvedere a creare una sorta di scatola chiusa con ben tre graffe fissate ad altrettante cerniere metalliche. Gli interni sono decorati con preziose e dettagliatissime illustrazioni, veri e propri quadri in miniatura. E come il Libro d’ore di Amiens, anche il Codex Rotundus vanta una committenza illustre: fu infatti realizzato nel 1480 a Bruges per Adolfo di Cleves, nipote del duca Filippo III di Borgogna detto il Buono.

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particolare del Bel ritratto (ca. 1480), Metropolitan Museum di New York

Rarità da sfogliare Ci sono poi volumi a forma di cuore. Ne conosciamo vari esempi, perché pervenutici in originale ma anche in quanto rappresentati nell’iconografia, come ad esempio il Bel ritratto (conservato al Metropolitan Museum di New York e realizzato nel 1480 circa) che rappresenta un giovane uomo mentre sfoglia un libro di questo tipo con sguardo sognante, probabilmente rapito nel pensiero dell’amata lontana. Il più noto manoscritto a forma di cuore è probabilmente il cosiddetto Chansonnier Cordiforme conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi (Paris, BnF, Ms. Rothschild 2973): databile agli anni Settanta del XV secolo, fu commissionato dal canonico Jean de Montchenu, futuro vescovo di Agen e di Vivier, e comprende 43 canzoni musicate da alcuni dei più illustri compositori dell’epoca, da Guillaume Dufay a Gilles Binchois, da Johannes Ockeghem a Antoine Busnois (e numerosi altri). Per alcune di queste composizioni si tratta dell’unica redazione sopravvissuta fino ai nostri giorni. Un altro esempio di “libro cuore”, sebbene più tardo, è costituito dal manoscritto (Thott MS 1510) conservato alla Biblioteca Nazionale Danese di Copenhagen e contenente 83 poesie composte alla corte di re Cristiano III di Danimarca: in questo caso però non si tratta di un volume di lusso e non solo perché non presenta le consuete, preziose miniature, ma anche perché la scrittura appare discontinua e le pagine sono ricche di annotazioni a margine. Segno che chi lo possedeva lo sfogliava spesso, e non temeva di confrontarsi con i testi contenuti, aggiungendo commenti e riflessioni di sua mano.

Infine, non tanto nel Medioevo, quanto in età rinascimentale erano diffusi, per quanto assai rari, anche libri in miniatura. Un esempio celebre è la traduzione in inglese dei Salmi (è il manoscritto Stowe 956 della British Library) appartenuta ad Anna Bolena, una delle sfortunate mogli di Enrico VIII, presente in un ritratto in apertura del piccolo volume: le sue minuscole pagine misurano solo 4 centimetri.

Elena Percivaldi
Articolo pubblicato sul numero 17 di Medioevo Misterioso (luglio/agosto 2018)
(c) Elena Percivaldi / Sprea Editore (tutti i diritti riservati)

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