fbpx

La tigre con lo specchio e altre storie

Bestiario Latino

Bestiario latino della fine del XII sec., Londra, British Library museum.

Leoni antropomorfi, tigri e pantere con mantelli a strisce e macchie sovrapposte. I felini sono legati alle leggende più suggestive dei bestiari. E, in qualche modo, hanno contribuito alla nascita della zoologia.

La tigre in realtà, compare tardivamente nei bestiari. Non era presente nel Fisiologo, il testo progenitore di tutti i bestiari medievali, e una delle sue più antiche descrizioni si trova alla fine del XII secolo. È una tigre quasi pop, surreale, con una pelliccia variegata assolutamente bizzarra. Che ci dà una indicazione fondamentale: nel Medioevo non c’era una conoscenza diretta di questi animali.

La loro descrizione deriva essenzialmente dalla Naturalis Historia di Plinio, fonte di buona parte della “zoologia medievale”. Plinio scrive: “La pantera e la tigre, uniche quasi tra le belve, si segnalano per la varietà delle loro macchie”.

Quindi, sulla base del testo, il miniaturista fece tutto il possibile per mostrare questa grande varietà e rese in una vera e propria sovrapposizione le macule del leopardo e la striatura delle tigri.

Una cosa davvero particolare è che la tigre è sempre ritratta insieme a uno specchio rotondo. L’iconografia risale a una antica leggenda, che si trova in rappresentazioni tardo-antiche, come in uno dei mosaici dell’ambulacro della Grande caccia della Villa del Casale di Piazza Armerina in Sicilia, che risale al IV secolo d.C. Qui la tigre è rappresentata molto realisticamente. I Romani infatti avevano una certa consuetudine con questi animali: li vedevano nei circhi o nelle fiere, dove le tigri venivano portate per combattere con i gladiatori, o utilizzate come strumenti di carneficine per i condannati ad bestias, oppure per le venationes, cacce che avevano utilità più che altro spettacolari.

AberdeenBestiaryFolio008rTigerDetail

La tigre con lo specchio in una illustrazione del Bestiario di Aberdeen.

La leggenda della tigre con lo specchio è molto curiosa: risale ad Aristotele, che a sua volta la riferisce come una narrazione di cui aveva sentito parlare. I cacciatori, per poter catturare un cucciolo di tigre senza essere assaliti dalla madre, devono fuggire più rapidamente che possono con il cucciolo, gettando dietro di sé delle sfere di cristallo riflettenti, degli specchi. Allora la tigre, che è velocissima (caratteristica peculiare della tigre secondo i bestiari) e insegue il cacciatore che le ha sottratto il cucciolo, si vede riflessa e in qualche modo miniaturizzata nella sfera, e pensa che quello sia il suo cucciolo. Si ferma per accudirlo e non insegue più il cacciatore.

Nell’interpretazione cristiana il cacciatore è il demonio, che alletta con false tentazioni il fedele (la tigre) che è indotto in peccato e trascura di seguire la vera strada della fede cristiana.

Di questa leggenda ci sono moltissime rappresentazioni nei bestiari del XIII secolo. In alcuni casi la variegatura non è messa in evidenza e la pelliccia è uniforme. Si privilegia la narrazione del metodo di cattura. Oppure il mantello è a macchie policrome, che ricordano più una pantera che una tigre.

C’è quindi una sovrapposizione iconografica, la cui origine può essere rintracciata nel testo pliniano, fra la tigre e il leopardo.

La confusione terminologica nasce a volte anche da effetti di impaginazione: ad esempio, nell’Ashmole Bestiary (XIII secolo) l’immagine relativa ad un animale è posta alla fine del testo e molto vicina all’inizio del testo successivo. Quindi crea confusione nel lettore. Aspetti editoriali che possono ingenerare una confusione terminologica e quindi interpretativa. I bestiari sono interessanti anche per la storia dell’arte, perché erano utilizzati non solo per la predicazione, ma anche come fonte di ispirazione per artisti e artigiani (come la tigre con lo specchio intagliata nello stallo del Coro di St. Mary, XV secolo, Lakenhead, Suffolk). Ma, se non si conoscono i bestiari, l’osservazione dell’immagine incisa non dà indicazioni sul suo significato.

I bestiari sono quindi delle chiavi interpretative utili anche per le rappresentazioni artistiche degli animali. In alcune immagini, le zampe della tigre assomigliano più a degli zoccoli, il che sottolinea la scarsa conoscenza anatomica di questi artisti.

AberdeenBestiaryFolio009rPantherDetail

La pantera seguita da tutti gli altri animali, ad eccezione del drago (Bestiario di Aberdeen).

Poi c’è la pantera, per la quale dal punto di vista della nomenclatura c’è confusione con pardo e leopardo (oggi, tra l’altro, sappiamo che c’è anche il ghepardo). È raffigurata spesso mentre è seguita, o comunque attira, tutti gli altri animali. Tranne il drago, che la rifugge. Il drago è il simbolo dell’apostata, di colui che non accoglie il Verbo divino e tutti gli altri animali rappresentano invece, nell’interpretazione di quasi tutti i bestiari, i fedeli che seguono Cristo, raffigurato dalla pantera.

E questa attrazione si manifesta soprattutto attraverso il profumo. In molti bestiari infatti, viene proposta la leggenda della pantera profumata, che sprigiona dalle fauci un profumo irresistibile che attrae tutti gli altri animali. Spesso la rappresentazione dell’animale appare in gran parte fantastica però c’è, come costante, la maculatura della pelliccia. Tra gli animali attratti è quasi sempre rappresentato il cervo, che nell’iconografia cristiana rappresenta i fedeli, che seguendo la pantera si avvicinano alla fonte di vita eterna. Anche nell’Ashmole bestiary (XIII secolo, Londra, British Library museum) la pantera è variegata in modo estremamente fantasioso: una specie di striatura azzurra, blu e viola, con zoccoli al posto delle zampe. Nel disegno si vede anche il profumo che promana dalla bocca della pantera e il drago che si nasconde, mentre i cervi seguono l’animale.

Anche l’etimologia dei nomi degli animali ha un significato interessante. Nel testo di Bartolomeo Anglico (Le proprietà delle cose, 1400, Parigi, Biblioteca del museo di Scienze Naturali) che non è più prettamente un bestiario, ma una specie di enciclopedia, la pantera è posta al centro di una serie di animali, a sottolineare ancora una volta l’attrazione che esercita sugli altri animali, ma una lettura più approfondita può collegarsi anche a una sorta di etimologia fantasiosa del nome: il significato di pan, tutto e téra, animali (la Teriologia è lo studio dei mammiferi, gli animali superiori) riassume in sé tutta la ferinità della bestia, che perciò è polo di attrazione per il resto del regno animale.

La mentalità medievale, che non era tanto affascinata dal rigore scientifico quanto da giochi linguistici, simbolismi e collegamenti, poteva quindi utilizzare questi espedienti anche come tecniche di memorizzazione o come suggestioni letterarie.

I tre giorni del leone

La resurrezione dei leoncini, in un bestiario latino del 1200-10 circa conservato alla British Library di Londra.

Dei leoni si legge che avrebbero cuccioli che nascono morti e che sarebbero resuscitati dal fiato del padre dopo tre giorni. L’interpretazione ha una sorta di retroazione sul simbolo, con l’aggiunta dei tre giorni come elemento cristianizzante. Ed è, ad esempio, la fonte dell’affresco di Giotto della Cappella degli Scrovegni di Padova, in cui c’è un leone che resuscita i piccoli. Non a caso questo quadrilobo si trova tra la rappresentazione del compianto Cristo morto e l’apparizione di Gesù a Maria di Magdala, dopo la resurrezione. Quindi il leone, simbolicamente, rappresenta la resurrezione di Cristo.

Anche la tendenza ad antropomorfizzare, a proiettare la propria umanità sugli animali che si osservano, da un certo periodo in poi diventa molto forte.

Villard-De-Honnecourt-–-estratto-dal-Livre-de-Portraiture.-1230-circa-

Il leone di Villard de Honnecourt nel Livre de Portraiture (1230 ca.).

Nella rappresentazione del leone di Villard de Honnecourt (prima metà XIII secolo), l’animale è decisamente antropomorfo, nonostante l’autore si sia premurato di scrivere a fianco dell’immagine l’indicazione: “Sappiate che questo leone è stato ritratto dal vero”. Il che rende conto di quanto la vista, ieri come oggi, possa essere viziata da preconcetti.

È comunque interessante che in quest’epoca si ponga l’esigenza di tornare alla rappresentazione dal vero. Non a caso è il periodo di Alberto Magno e di Federico II di Svevia, ma anche di San Francesco, che riporta a un maggiore interesse verso il mondo della natura che, fino ad allora, il mondo della teologia medievale aveva visto con un certo sospetto.

Un altro esempio di felino rappresentato in modo piuttosto antropomorfo è in un manoscritto di materia medica del XIV secolo, conservato a Londra nel British Library Museum.

Negli ultimi secoli del Medioevo invece, i taccuini di disegni acquistano un realismo straordinario. Nel Taccuino di disegni di Michelino da Besozzo conservato a Roma nel Gabinetto dei disegni e delle Stampe, ci sono dei ghepardi immortalati in atteggiamenti realistici e appare chiaro come l’artista abbia potuto ritrarli dal vivo.

Questo ci dice anche che nelle corti dell’epoca compaiono serragli con specie animali che prima non c’erano. L’animale centrale del disegno è un ghepardo, che però ha una maculatura più simile a quella del leopardo, con rosette di macchie la cui parte centrale è più chiara. Rosette che, tra l’altro, sono disposte in modo molto geometrico, quasi in uno stile tardo-gotico. C’è quindi ancora sovrapposizione tra leopardo e ghepardo, che potrebbe nascere dal fatto che non esistevano due nomi diversi per chiamare queste due specie. E dimostra come la nomenclatura zoologica sia alla base di una corretta interpretazione: finché non verranno attribuiti due nomi distinti agli animali, le immagini continueranno a sovrapporre le caratteristiche delle due specie.

leopardoBenozzoGozzoli

Particolare del leopardo da La cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli (1459), Palazzo Medici Riccardi di Firenze.

Anche nel Taccuino di disegni di Giovannino de’ Grassi (XIV secolo, Bergamo, Biblioteca civica Angelo Mai) la sovrapposizione è evidente. Il nome è uno solo: leon pardo. In alto c’è un ghepardo, molto realistico, ma il disegno in basso raffigura un animale con muso e maculatura di leopardo, anche se con unghie non retrattili, come nel ghepardo. Altri esempi sono del Pisanello, uno dei maggiori ritrattisti di animali, di Benozzo Gozzoli (Corteo dei Magi, XV secolo, Firenze, Palazzo Medici Riccardi), che dipinge un ghepardo ma gli attribuisce una rosetta di macchie a pattern geometrico molto regolare. Quindi i taccuini di disegni medievali sono molto importanti come fonte di ispirazione per gli artisti, come lo erano stati prima i bestiari.

In ambito scientifico, le prime opere zoologiche non sono molto precise sul piano iconografico. Ne sono esempi la Historia Animalium (metà XVI secolo) di Conrad Gessner e Ulisse Aldrovandi, medico bolognese, con la sua Raccolta di disegni (Bologna, Palazzo Poggi, seconda metà del XVI secolo), mentre la nomenclatura è ritenuta molto importante. Gli animali sono affiancati da tutti i nomi che gli sono stati dati nel passato, da Aristotele e Plinio in poi. Quindi, questo approccio filologico diventa il presupposto fondamentale per il successivo approccio scientifico-critico. L’attribuzione dei nomi e le rappresentazioni artistiche troveranno infine confluenza nella filologia zoologica.

Un particolare curioso che riguarda le illustrazioni di Aldovrandi è lo zibetto, animale utilizzato per secoli in profumeria. Dato che nelle figure assomiglia a una pantera, potrebbe nascere da qui l’ipotesi che la pantera profumata sia stata generata dalla confusione con lo zibetto.

In ogni caso, nome, simbolo, narrazione e idea costituiscono il percorso che viene seguito nell’illustrazione. Gli animali dei bestiari sono leggendari nel senso stretto del termine, cioè sono da leggere. L’illustrazione è quindi un commento al testo e nasce dal testo come potenziamento visivo alla lettura. Una narrazione visiva e simbolica, ricca di splendide suggestioni.

A questo riguardo è importante anche la figura di Adamo onomaturgo, cioè l’Adamo che denomina gli animali e le caratteristiche della natura. Una denominazione che è anche una dominazione, cioè una specie di presa di possesso materiale, ma soprattutto intellettuale e culturale, che poi diventerà un punto nodale della scienza: la nomenclatura zoologica è una tematica fondamentale, perché per descrivere le specie è innanzitutto necessario dare loro un nome. Sotto questo aspetto, i bestiari prefigurano una delle tematiche fondamentali della zoologia.

Giulia Cardini

  • Consenso al trattamento dati