La Preghiera semplice di San Francesco: un falso del Novecento

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“Francesco predica agli uccelli”, predella de “Le stigmate di San Francesco”, dipinto (1295-1300) di Giotto conservato al Louvre

È la più celebre preghiera francescana dopo il Cantico delle creature, omaggiata da canzoni, santini, solenni discorsi ed espressioni artistiche e religiose di ogni genere. Peccato che con Francesco d’Assisi non c’entri niente.

La Preghiera semplice è il più clamoroso falso della spiritualità contemporanea. Tanto più clamoroso proprio perché contemporaneo. Non si tratta infatti di un’antica orazione erroneamente attribuita al santo di Assisi, ma di un testo “giovanissimo”, visto che è stato scritto appena un secolo fa.

A lasciare che si “imboscasse” impunemente tra gli scritti del Poverello, oltre alla straordinaria bellezza e allo spirito – quello sì – autenticamente francescano, anche il fatto che le poesie di Francesco d’Assisi rappresentano un universo tanto popolato quanto variegato e discontinuo.

Ad esempio, delle Lodi di Dio Altissimo, che il santo scrisse di ritorno dal viaggio in Egitto, traducendo e riadattando la preghiera islamica I 99 nomi di Allah, abbiamo addirittura il manoscritto autografo dello stesso Francesco, conservato oggi nel Sacro Convento di Assisi. Secondo la testimonianza di frate Leone, Francesco avrebbe scritto la preghiera sulla Verna dopo aver ricevuto le stimmate. Nella stessa carta Francesco tracciò poi una benedizione per frate Leone, che custodì la pergamena fino alla sua morte all’interno di una tasca appositamente cucita sulla tonaca, all’altezza del cuore.

La Preghiera davanti al crocifisso, invece, ci è stata tramandata da una tradizione antichissima che la colloca nel 1206, vale a dire nei primissimi tempi della conversione, quando il giovane Francesco si interrogava ancora sulla strada da seguire, mentre la paternità del Cantico delle creature è attestata da molte fonti, tra cui i ricordi dei compagni più intimi come lo stesso frate Leone.
La tradizione che ha attribuito la Preghiera semplice a San Francesco invece, si è formata addirittura nel corso del Novecento, ma si è tanto radicata da essere ormai accettata anche dai custodi della memoria del Giullare di Dio.

Chartula fratri Leoni Lodi di Dio altissimo, Bas Francesco, Cappella Reliquie

La Chartula fratri Leoni con le Lodi di Dio altissimo, conservata nella cappella delle reliquie della Basilica di San Francesco

Una vera e propria leggenda contemporanea, quindi, cresciuta nel secolo del razionalismo e della scienza e formatasi, per di più, negli stessi anni in cui gli studi su San Francesco compivano passi da gigante grazie alla scoperta, avvenuta a Perugia nel 1922, di un manoscritto che avrebbe rivoluzionato gli studi francescani: quello che fu in seguito noto come Leggenda Perugina, e nel quale – come dimostrò Raoul Manselli – si possono rintracciare i ricordi dei compagni più intimi del santo.

Come è nata, dunque, la tradizione che vuole la Preghiera semplice composta da Francesco d’Assisi?

“In realtà si tratta di una storia tanto singolare quanto bella” spiega Alfonso Marini, francescanista e docente di Storia Medievale all’Università la Sapienza di Roma. Una vicenda a cui lo storico Christian Renoux ha dedicato un intero libro: La prière pour la paix attribuée à saint François, une énigme à résoudre, pubblicato dalle Edizioni francescane di Parigi nel 2001 e ancora inedito in Italia.

Tutto inizia nel dicembre 1912, quando la poesia viene pubblicata per la prima volta in Francia, nella rivista ecclesiastica La Clochette, da padre Esther Bouquerel. Il testo è in francese, anonimo, e si intitola Belle prière à faire pendant la messe.

“La Clochette – spiega padre Pietro Messa, preside della Scuola superiore di studi medievali e francescani di Roma – era l’organo della Ligue de la Sainte-Messe, una pia associazione avente come finalità la diffusione della partecipazione alla Messa, soprattutto domenicale, tra i cattolici”.
La Clochette contava 8000 abbonati e fra questi c’era il canonico Louis Boissey (1859-1932), anche lui editore di un bollettino, gli Annales de Notre-Dame de la Paix, all’interno del quale – nel gennaio del 1913 – pubblicò la preghiera lasciando invariato il titolo e indicandone l’origine. Tramite questa seconda diffusione la preghiera viene conosciuta dal marchese della Normandia, Stanislas de la Rochethulon et Grente, presidente del Souvenir Normand, un’associazione che vantava, tra l’altro, legami con il Vaticano.

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Madre Teresa di Calcutta ricevette il Premio Nobel per la pace nel 1979 e in quella occasione chiese che venisse recitata la Preghiera semplice

È grazie a questi legami che nel dicembre 1915 – nel pieno della Prima guerra mondiale, definita da Benedetto XV “un’inutile strage” – il marchese inviò al Segretario di Stato vaticano Gasparri una serie di preghiere per la pace da trasmettere al papa. Il 20 gennaio 1916 l’Osservatore Romano pubblicò la preghiera, con una traduzione italiana.

La leggenda era iniziata e già monsignor Alexandre Pons la pubblicava definendola “une prière très ancienne”.

Il legame con la figura di Francesco d’Assisi era nato già con lo stesso padre Bouquerel (probabilmente l’autore stesso della preghiera) che in Normandia aveva svolto attività pastorale in una comunità di francescani; la sua prima opera, d’altra parte era stata un omaggio a una terziaria francescana pubblicato nel 1889. “Ciò che caratterizzò la sua attività – spiega ancora Messa – fu l’apostolato eucaristico e, soprattutto dal 1914, la preghiera a favore della pace”. Un’opera in linea con il pacifismo di papa Benedetto XV che aveva condannato duramente la prima guerra mondiale.

Ed è proprio sul fronte della Grande Guerra che cominciano a circolare dei volantini con il testo destinato a diventare celebre in tutto il mondo. “E’ una preghiera che parla di pace – osserva Marini – trascritta, tradotta e diffusa da uomini che stavano vivendo l’orrore della guerra: questo la rende quindi ancora più bella e significativa che se fosse stata scritta dallo stesso Francesco”.
Qualche tempo dopo la preghiera apparve in alcuni santini, affiancata all’immagine del santo di Assisi: iniziò così l’identificazione del Poverello come autore di quella che è diventata, con il passare degli anni un emblema stesso del francescaneismo. Nelle prime immaginette viene scritto che questa preghiera “riassume meravigliosamente la fisionomia esteriore del vero seguace di san Francesco” mentre dopo il 1920 la preghiera si diffonde anche in ambito protestante soprattutto in Svizzera e in Belgio attraverso carte postali con il titolo “Prière des Chevaliers de la paix” e con la menzione: “attribuée a St. François d’Assise”.

Tra gli anni Venti e Trenta si diffonde in Inghilterra e in Germania mentre nel 1945 la chiesa di Ginevra la definisce “del XIII secolo e opera di Francesco d’Assisi”.
“La preghiera è stata diffusa inizialmente in francese, poi in inglese e in tedesco – aggiunge Marini – è quindi molto buffo il fatto che per avvalorarne l’autenticità sia stata in seguito tradotta anche in italiano antico”.

“Negli Stati Uniti e nel Canada conobbe una diffusione enorme – racconta Messa – e alcuni francescani canadesi affermano che sarebbe stata letta nel 1945 al momento della conferenza di San Francisco da cui nacque l’Onu. Il primo febbraio 1946 fu presentata al Senato di Washington definendola come una “preghiera di san Francesco” scritta nel 1226. Ormai tutti i testi attribuiscono tale preghiera a san Francesco e nel 1952 il pellegrinaggio di Pax Christi a Roma e Assisi adotta tale preghiera”. “Dagli anni cinquanta – aggiunge il frate minore – le edizioni francescane e Daca in Assisi iniziano a diffondere la nostra preghiera in varie lingue sulle cartoline e in questo modo si è letteralmente sparsa in tutto il mondo, senza che i francescani fossero allarmati dalla falsa attribuzione”.

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Il disco in vinile della colonna sonora di “Fratello Sole sorella Luna”, film di Franco Zeffirelli del 1972

Tra le tante versioni musicali quella di Sebastian Temple del 1967 eseguita il 6 settembre 1997 nell’abbazia londinese di Westminster al funerale della principessa Lady Diana e quella scritta da Riz Ortolani e da Jean-Marie Benjamin (prete, musicista, funzionario dell’Onu e inviato del Vaticano in Iraq) per il film Fratello sole, sorella luna, cantata da Claudio Baglioni.

“Ormai essa è divenuta una preghiera universale fatta propria dal movimento gandiano di Lanza del Vasto, dal vescovo brasiliano Helder Câmara, dal Consiglio Ecumenico delle Chiese. Madre Teresa di Calcutta la considera come un programma spirituale dei Missionari della carità e la fece recitare nel 1979 quando a Oslo le fu assegnato il premio Nobel per la pace, mentre il vescovo anglicano sud-africano Desmond Tutu la considera parte integrante della sua devozione. Anche dei politici la citarono, come il primo ministro inglese Margaret Thacher il 4 maggio 1979 e il presidente Bill Clinton nel 1995, allorché accolse la visita di Giovanni Paolo II negli Stati Uniti”.

E se è vero – come nota Messa – che il 27 ottobre 1986 Giovanni Paolo II la citò durante la giornata con tutti rappresentanti delle religioni, “è pure vero che la scelta di Assisi per quel raduno fu determinato in parte anche alla attribuzione a san Francesco di tale preghiera per la pace”.

D’altra parte se sicuramente la preghiera non è stata scritta da Francesco d’Assisi, il testo sembra riecheggiare una fonte francescana come i Detti del beato Egidio: “Beato colui che ama e non desidera essere amato, beato colui che teme e non vuole essere temuto, beato chi si cura degli altri e non vuole cure per sé”.

Ovviamente la Preghiera semplice non trova posto nella raccolte ufficiali delle Fonti Francescane; ciò nonostante è tanta la sua diffusione popolare che Kajetan Esser, autore della più importante edizione critica degli scritti di Francesco, ha sentito l’esigenza di fare, nel suo libro, almeno un breve cenno al celebre apocrifo, con queste parole: “Forma huius orazioni, hodie per totum ordem terrarum diffusae, paulatim initio saeculi XX exorta posteas Francisco erronee attributa est”.

Arnaldo Casali

Testo della Preghiera semplice

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