Il Medioevo e la nascita del sapone

Non esiste più lo sporco impossibile.

Dite addio a macchie, incrostazioni, unto, malattie della pelle e cattivi odori: perché da oggi in tutte le case entrerà un prodotto innovativo, capace rivoluzionare l’igiene personale e quella dei nostri capi di abbigliamento, e presto non potrete più farne a meno: si chiama sapone.

Re Vencesilao al bagno

Re Vencesilao al bagno

La grande novità arriva dalla Francia e per il momento è disponibile in flacone, ma presto – tre secoli al massimo – arriverà anche in pratici panetti.

Il segreto del suo successo? Olio di oliva e sodio carbonato mescolati con grasso di animale, cenere, soda ed erbe aromatiche, per un pulito fresco e imbattibile.

Pensata appositamente per le lavandaie c’è poi la formula speciale a base di lisciva di cenere di legna e terra di argilla smeltica o bianca. E i vostri panni saranno bianchi, che più bianchi non si può.

Siamo tra l’800 e il 900 quando in tutta Europa si diffonde l’uso del sapone.

Ad inventarlo, in realtà, come gli scacchi e le carte da gioco, sono gli arabi, che lo portano in Francia, dove la formula originaria viene migliorata e diventa perfetta per accompagnare bagni rigeneranti all’insegna del relax e del benessere.

D’altra parte, se nella Grecia classica il bagno era considerato soprattutto un completamento dell’attività atletica (doveva essere preso con acqua fredda e rapidamente, per dare energia più che ristoro) i romani si lavavano tutte le mattine le braccia e le gambe e, ogni nove giorni il resto del corpo, in occasione del giorno di mercato.

Nel tardo impero il bagno a vapore e la sauna avevano assunto principalmente il fine del rilassamento, conforto e benessere fisico. Nel medioevo, però, la decadenza degli acquedotti ha messo in crisi l’utilizzo degli impianti termali: le campagne si sono spopolate e nelle città si sono instaurate abitudini che si scontrano con le più elementari norme igieniche, come l’allevamento in casa di animali domestici, polli, oche e maiali. Nelle acque dei fiumi si lavano abiti e biancheria, si scaricano immondizie, carogne, liquami provenienti dalle concerie di pelli e dalle tintorie, e le mura fortificate che cingono le città – limitandone lo sviluppo – costringono gli abitanti in spazi sempre più ristretti e le strade, prive di pavimentazione fino al XII secolo, sono invase da fango e rifiuti. Insomma, non tutti i luoghi comuni sul Medioevo sono falsi.

A cambiare le abitudini igieniche sono poi intervenuti due fattori di portata storica: le invasioni barbariche che hanno sconvolto le strutture economiche, ideologiche e sociali su cui poggiava l’Impero Romano, e il progressivo affermarsi del cristianesimo con la condanna del corpo e della sua cura.

La crisi ideologica, che compromette profondamente la civiltà greco-latina, viene favorita da filosofi della tarda classicità e da religioni (principalmente di origine orientale) che invitano a un atteggiamento di sopportazione passiva delle avversità terrene e a un distacco dalla vita. Tutto ciò da una parte contribuisce a diffondere l’idea che il corpo è nemico dello spirito e, dall’altro instaura un certo scetticismo circa l’utilità dello studio della natura e del sapere scientifico. Le malattie, insomma, si vincono con la preghiera, non con gli artifizi medici.

Nonostante questo, nelle case dei benestanti il bagno non è mai venuto a mancare e si fa in grandi tinozze di legno, spesso in compagnia.

Donna che si pettina (Salterio di Luttrell)

Donna che si pettina (Salterio di Luttrell)

A partire dal XII-XIII secolo, poi, si assiste ad un recupero della cura del corpo: fanno la loro comparsa le terme moderne e le saune pubbliche (dette “stufe”) e tanto la pulizia della pelle quanto la cosmesi tornano di moda.

Dopo la conquista di Toledo – nel 1085 – da parte di Alfonso VI di Castiglia, la città diventa sede di un movimento culturale di dimensioni europee, grazie alle traduzioni latine dei padri della medicina (Ippocrate, Aristotele, Galeno) e delle opere arabe. E proprio alla espansione della cultura araba si deve dunque la conoscenza del sapone che, come detto, viene sviluppato e migliorato in Francia, e in particolare a Marsiglia, da cui prende il nome quello più celebre del mondo, la cui composizione contempla l’uso esclusivo di oli vegetali (prevalentemente quello d’oliva) la cenere di piante marine come alcalinizzante, l’essiccazione al sole e il taglio a mano.

Una delle prime ricette particolareggiate per fare il sapone la troviamo in una raccolta di formule segrete per gli artigiani che risale al XII secolo. Il procedimento chimico con cui si produce è rimasto sostanzialmente invariato nel corso del tempo: oli e grassi di varia natura vengono bolliti con una soluzione di alcali caustici producendo una reazione da cui si ottiene il sapone grezzo, detta saponificazione.

Il principio fondamentale su cui si basa l’azione del sapone è la capacità di rendere solubili sostanze che sono insolubili, come batteri e sporcizia di vario genere, portati via poi con l’acqua.

Ovviamente la qualità dipende dai materiali usati: all’inizio per fare il sapone vengono utilizzati cenere di legno e grassi animali, ed è con questi ingredienti che nel Nord America i primi coloni fabbricano un sapone gelatinoso marrone per l’uso quotidiano. Il sego, grasso animale ricavato da bovini e ovini, è all’epoca l’ingrediente principale sia del sapone che delle candele, per cui gli artigiani – chiamati candelai – spesso producono e vendono entrambe le cose. L’aggiunta di sale alla fine della bollitura permette di ottenere delle barre solide, facilmente trasportabili, che vengono aromatizzate con lavanda, gaultheria e cumino dei prati. Non manca chi utilizza anche olio di pesce; che certo, però, non aiuta la freschezza dell’aroma.

Quanto al sapone di Marsiglia, già nel 1688 il ministro francese Colbertin emanerà un decreto per stabilirne le caratteristiche, combattendo la concorrenza di saponi di minore qualità prodotti soprattutto a Genova e Savona.

Nato liquido e divenuto solido, il sapone tornerà liquido nel 1865, quando lo statunitense William Sheppard brevetterà il nuovo tipo di detergente, destinato a soppiantare quasi del tutto quello tradizionale. Peccato che di naturale ci resterà molto poco: nel XXI secolo, infatti, il sapone liquido in commercio non sarà altro che una combinazione di detergenti chimici, agenti di schiumatura artificiali, allergeni e inquinanti, che quasi quasi era più sano restare sporchi.

E poi dicono male del Medioevo.

Arnaldo Casali

  • Consenso al trattamento dati