La libertà sognata nella pietra: San Marino (neo)medievale

SAN MARINO DALLA PROSPETTIVA DEL MEDIEVALISMO
La linea d’orizzonte tracciata dal monte Titano è inconfondibile, sia che la si guardi dagli Appennini di cui è ultima propaggine, sia dalla pianura Padana, su cui la costa del monte si affaccia come un balcone: sono tre pinnacoli di roccia, su ciascuno dei quali si erge una fortificazione.1

Il palazzo pubblico di San Marino (foto dell’Autore, febbraio 2019)

Questo paesaggio intravisto dalla lontananza appare fisso da secoli; mentre, se ci si avvicina alla città, presto ci si rende conto dei mutamenti intervenuti, soprattutto negli ultimi cento anni, nel territorio, nel tessuto urbanistico, negli edifici e monumenti. Sono trasformazioni avvenute nel segno della modernità, ma con un sentimento di reverenza per il passato. Un passato che è avvertito come fondativo dell’identità sammarinese e che per questo, trascendendo il semplice restauro o finanche la ricostruzione, è stato in buona parte fabbricato ex novo. San Marino è un abitato di origini antiche che, come altre città della penisola italiana e del continente europeo, ha accentuato, in tempi relativamente recenti, la sua facies medievale, tornando a essere, agli occhi di chi vi giunge, una città che evoca il tempo eroico che per noi occidentali rappresenta il luogo di giunzione fra storia e immaginario. Le tre rocche svettano sulle creste del monte, le strade sono ben lastricate, più giri di mura merlate e turrite avvolgono la città, le facciate delle case e dei palazzi sono costruite con conci perfetti di arenaria, la pietra locale bianca e grigia lavorata ad arte dagli scalpellini. E tutto appare nitido e nuovo.

La ricostruzione “in stile medievale” di una città non è un qualcosa che possa sorprendere: al contrario, si tratta di un’attività diffusa in Europa negli ultimi due secoli. Allo stesso modo, il “Palio delle Balestre” (sviluppatosi tra il 1956 e il 1976), le “Giornate Medievali” (nate nel 1993) o il “Torneo dei Castelli” (che esiste dal 2002) rendono San Marino un testimone vivace dell’ampio fenomeno socio-culturale che, capillarmente diffuso, chiamiamo “medievalismo”. E, come accade quasi ovunque, lo fanno in un modo che di fatto nega le specificità, poiché l’identità viene evocata attraverso un sistema che è modulare e globalizzato: di balestrieri, palî e cortei è pieno il mondo.2

Pietro Tonnini (?), schizzo della facciata del palazzo pubblico. AS RSM, Fabbrica del palazzo pubblico, Disegni, piante, corrispondenza (F. Azzurri), b. 56. © Istituti culturali RSM

Tuttavia, rispetto a tutti gli altri siti “rimedievalizzati”, San Marino possiede una caratteristica peculiare. Il fatto che sia una repubblica indipendente, conferisce al suo costante richiamo al medioevo un peso e una funzione la cui importanza, per altre località, è inconcepibile. San Marino è – nel mondo – l’unico comune di origine medievale che, mantenuta la propria autonomia in età moderna, ha raggiunto l’indipendenza in età contemporanea ed è uno Stato riconosciuto dalla comunità internazionale.3 Ma la percezione e la rappresentazione del medioevo, il periodo durante il quale ha avuto origine la libertà di questa piccola repubblica, si sono modificate nel tempo. Oggi San Marino non possiede solo un’identità medievale, ma anche un’identità neomedievale. Questo è il senso della motivazione con cui il 7 luglio 2008 il centro storico della città di San Marino è stato iscritto – insieme con il monte Titano e il centro storico di Borgo Maggiore – nella lista del patrimonio mondiale UNESCO: “L’idea di ‘medioevalizzazione’ del centro storico può essere considerata come un’espressione dell’identità nazionale ricercata attraverso un’immagine idealizzata”.4 Si tratta di un caso interessante, perché la “autenticità” del sito, che per l’UNESCO è un criterio fondamentale di selezione, non corrisponde alla conservazione dello stato originario, bensì a una condizione dinamica. Il restauro, la ricostruzione medievalista, sono elementi che contribuiscono a dotare il “monumento” di valore culturale. In questo senso, San Marino condivide la posizione di un altro celebre sito monumentale iscritto – dal 1998 – nel World Heritage List, ovvero la città fortificata di Carcassonne, in Linguadoca.5 L’una e l’altra città sono degne di figurare nella lista dei monumenti più importanti del mondo non solo per la loro storia medievale, ma anche per la loro prosecuzione “medievalista”.6

Francesco Azzurri, schizzo per una lampada in ferro battuto, “Ferramenta da porsi sul prospetto principale del palazzo,”, del 1893. AS RSM, Fabbrica del palazzo pubblico, Disegni, piante, corrispondenza (F. Azzurri), b. 56. © Istituti culturali RSM

Quanto si riferisce in questo contributo, costituisce una prima lettura complessiva del fenomeno medievalista sammarinese in chiave comparativa, cioè non tanto dal punto di vista della storia dell’architettura – una disciplina in cui questo caso è già ben studiato – quanto dalla prospettiva degli studi sul medievalismo, che sono necessariamente transdisciplinari e necessitano proprio per questo anche di lavori che traghettino informazioni e concetti da una disciplina all’altra.7

Altre ne verranno; ma questa rilettura era tempo di compierla, poiché gli argomenti qui trattati (che sono fondamentali per capire il mondo contemporaneo, poiché riguardano l’immagine della Repubblica di San Marino che per prima ci raggiunge) solitamente vengono ancora oggi tenuti in un angolo, con un sentimento di imbarazzo. Non molti inquadrano questi temi al di fuori del pregiudizio di trovarsi di fronte a una solenne falsificazione, considerando la “rifabbrica” sammarinese una mera storia succedanea della “vera” storia medievale, e andando per di più a trascegliere, come censurabili esempi, soltanto le manifestazioni epidermiche e turistiche – sagre fantasy, musei delle torture e cinture di castità – di un fenomeno culturale di ben più ampia portata e rilevanza.8

Francesco Azzurri, schizzo per una lampada in ferro battuto. AS RSM, Fabbrica del palazzo pubblico, Disegni, piante, corrispondenza (F. Azzurri), b. 56. © Istituti culturali RSM

L’opinione comune (sia dei sammarinesi che dei turisti) permane sostanzialmente inconsapevole del fenomeno medievalista e della sua azione mimetica nei confronti dei manufatti di età medievale. Moltissimi restano convinti – e vengono convinti di continuo – che San Marino e Gradara, per proporre un altro esempio notissimo, siano testimoni ottimamente conservati del passato medievale, dimenticando o non sapendo che sono in gran parte ricostruiti.9 Non ci troviamo di fronte a una storia falsa, né tantomeno a una storia di contraffazioni che andrebbero ad alterare la percezione della realtà. Al contrario, la storia che questi casi ritraggono e che qui si tenta di indagare, è quella di un sogno che si è tradotto in monumenti di pietra: è la storia del sogno del medioevo nel mondo contemporaneo, che è il risultato non solo della cultura medievale, ma di tre secoli di costruzioni mitologiche. Questo sogno è ciò che dà il senso della storia nell’ora presente e ha effetti imponenti nell’attualità. Senza il palazzo pubblico e le tre penne rinnovate, il periodo medievale, che in queste contrade fu davvero vissuto, cesserebbe di riattivarsi nel mondo di oggi. Cesserebbe dunque di essere storia contemporanea.10

I protagonisti della costruzione del palazzo pubblico in una stampa dell’epoca (particolare)

L’OTTOCENTO
Comune di castello formatosi nel corso del Duecento,11 la costruzione del mito sammarinese abbraccia tre secoli, dal principio del Seicento alla fine dell’Ottocento.12 Modello di ideali politici, San Marino comincia a essere universalmente nota da quando la Francia rivoluzionaria e Napoleone le riconoscono un ruolo esemplare, di depositaria ancestrale della libertà repubblicana, e pertanto non la inglobano nella Repubblica Cispadana né, in seguito, nel Regno d’Italia.13 In virtù della sua situazione peculiare, il regime di storicità che le è proprio è in parte coincidente e in parte divergente rispetto alle altre città della penisola italiana. Nonostante sia periferica rispetto al Grand Tour e poi al turismo ottocentesco, e benché sia ignota o malvista da alcuni grandi intellettuali, che non le riconoscono vera libertà, e dunque non la inseriscono nell’alveo maggiore della storia comunale, essa giunge a rappresentare la quintessenza della grandezza della civiltà italiana intesa come una civiltà di città libere.14 Prima con Joseph Addison, poi con Melchiorre Delfico e in seguito con Giosue Carducci,15 San Marino partecipa, in posizione propria, del mito dei comuni, della loro matrice latina, della loro giustizia, operosità e libertà: ciò che è quanto ha segnato la storiografia in Italia per tutto l’Ottocento. È allora che viene individuato il principale retaggio del glorioso passato italiano nello splendore delle città medievali: la ricchissima Firenze culla dell’arte, la dotta Bologna madre dell’Università, le prodi città congiurate della Lega lombarda che si batterono per l’indipendenza, antesignane del risorgimento, fino ad Assisi francescana e a Genova, Pisa, Amalfi e Venezia potenze marinare.16 In questo quadro, San Marino, che è libera nei secoli, assurge a figura simbolica di una libertà perpetua e repubblicana che ha origini remote – nella donazione del monte al santo eponimo in età tardoantica – e arriva fino ai nostri giorni, ma che conosce anch’essa, altresì, una fase apicale nel “momento medievale dell’indipendenza”.17

Il palazzo pubblico di San Marino oggi (foto reperita sul web con licenza commons)

San Marino viene così presentata come il primo comune d’Italia, costituito di uomini liberi raccoltisi intorno al diacono Marino, un comune che si è dato un ordinamento prima degli altri, che non ha avuto bisogno “di aspettar la pace di Costanza [1183] per farsi le leggi” e che ha emanato statuti “fra i più antichi d’Italia”.18 Un comune, che, sopravvissuto con le sue istituzioni collegiali, non avrebbe neppure conosciuto l’esperienza, giudicata in generale come negativa, della signoria monocratica tardomedievale e rinascimentale.19 Come è noto, nel corso dell’Ottocento l’Europa fu in gran parte ricostruita nel segno del medioevo. In questo contesto, che è il frutto di numerosi incroci culturali, diverse città italiane conobbero una medievalizzazione dei loro edifici, che avvenne soprattutto in due periodi. Il primo corrisponde all’incirca all’ultimo ventennio del XIX secolo e può essere epitomizzato in Italia dai lavori di Camillo Boito, Alfredo d’Andrade, Alfonso Rubbiani e Luca Beltrami.20 Il secondo periodo si colloca invece negli anni del fascismo (1922-1943), un periodo nel quale non fu esaltata soltanto la classicità romana (come si potrebbe pensare a una lettura superficiale), bensì anche il retaggio medievale. Durante il fascismo i sindaci delle città italiane presero il titolo di ascendenza medievale di “podestà”, furono rinnovate o inventate numerose feste cittadine di coloritura medieval-rinascimentale, furono esaltati i “condottieri” e i “capitani di ventura” risalenti a quel periodo e vennero restaurati (in certi casi quasi interamente ricostruiti) i centri storici di città come Assisi, Arezzo e San Gimignano.21

Firenze, palazzo della Signoria (foto reperita sul web con licenza commons)

Sostanzialmente, durante il fascismo le due epoche, nella narrazione della storia patria, si specializzarono: l’Italia nella sua interezza fu vista come “romana” (ed ecco tornare i fasci littori, le legioni, le aquile, il saluto romano e l’impero sul Mediterraneo…) ma le singole città – le piccole patrie – furono viste come fieramente “medievali”, facendo esse risalire le loro glorie al periodo comunale.22 San Marino entra perfettamente in questa cronologia e in questo processo storico; gli anni che vanno all’incirca dal 1880 al 1940 sono infatti quelli durante i quali fu modellata la sua immagine neomedievale. Si può ben dire che, nei primi anni Ottanta dell’Ottocento, “al mito costruito in versi, in orazioni, in saggi di storia politica, manc[asse ancora] un’iconografia adeguata”.23 In questa terra povera e isolata (come si evince, tra l’altro, dalle fotografie e dai resoconti di diversi viaggiatori24), alla costruzione ideologica, ormai formalizzata, faceva difetto l’apparato simbolico di più immediata intelligenza: una corrispondenza artistica, urbanistica e monumentale che permettesse di rendere subito identificabile la statualità e l’indipendenza ab antiquo della repubblica. Il nuovo palazzo pubblico rispose perfettamente a questa esigenza.25 Abbandonato il progetto in stile neoclassico (1836), la nuova sede delle istituzioni più elevate della Repubblica fu edificata tra il 1884 e il 1894 su disegno dell’architetto romano Francesco Azzurri (1827-1901), da poco divenuto presidente dell’Accademia di San Luca, cui fu richiesto di ispirarsi all’architettura medievale.26 Presidente della commissione della fabbrica del palazzo fu invece il sammarinese Pietro Tonnini (1820-1894), pittore e patriota, del quale si conservano in Archivio di Stato numerose lettere che permettono di seguire l’avanzamento dei lavori, sia di costruzione che di decorazione, e che consentono di individuare la rete di personaggi coinvolta a vario titolo nell’impresa: dal capomastro Giuseppe Reffi, a Marino Fattori, Carlo Malagola e Marin-Joseph-Gaston Noël des Vergers.27 Questa “operazione di pura fantasia tardo romantica”28 con la quale il fulcro dello Stato sammarinese si ammantò di panni medievali, va letta, pur nella sobrietà delle dimensioni, al fianco di altre celebri opere architettoniche neogotiche costruite con analogo intendimento: soprattutto il palazzo di Westminster (1840-1865), sede del parlamento britannico, il municipio di Monaco di Baviera (1867-1908), il municipio di Vienna (1872-1883) e il palazzo del Parlamento di Budapest (1883-1902).

Le mura di San Marino (foto dell’Autore, febbraio 2019)

Città-stato oltre che minuscola nazione, San Marino mostra però, attraverso il suo palazzo, di prendere a modello quella che veniva ritenuta la maggior repubblica medievale per eccellenza, cioè Firenze. Il palazzo pubblico di San Marino evoca, pur essendo molto più piccolo, il palazzo della Signoria attribuito ad Arnolfo di Cambio, che, iniziato al principio del Trecento (ma le cui bifore in facciata sono anch’esse, si badi, neogotiche), era stato la sede del parlamento del Regno d’Italia solo pochi anni prima, dal 1865 al 1871.29 Firenze repubblicana e gloria dei comuni medievali, certo. Ma anche opulenta. La costruzione del palazzo pubblico a San Marino a imitazione di quello fiorentino indica uno snodo politico culturale che è premessa ai grandi lavori urbanistici dei primi decenni del Novecento: il superamento della celebrazione della libertà di una comunità frugale e rurale – un modello risalente alla repubblica romana – a favore della glorificazione della ricca città comunale.30 Gli anni dell’edificazione del palazzo pubblico sono gli stessi dei primi progetti di apertura al turismo.31 E sono quelli della pubblicazione dell’opera L’Archivio governativo di Carlo Malagola,32 che dà le chiavi di lettura cronologiche della storia sammarinese ritrovando, recensendo, ordinando i documenti dell’Archivio di Stato, i cui attori compariranno poi nell’odonomastica sammarinese dei nostri giorni.33 Il famoso archivista, in corrispondenza con Pietro Tonnini, è bolognese. È proprio a Bologna – alla città neomedievale del palazzo di re Enzo, della Aemilia Ars (l’equivalente italiano del movimento Arts and Cratfst) e della celebrazione dell’VIII centenario dell’Università – che San Marino si rivolge in quegli anni: non solo a Carlo Malagola, ma anche a Pietro Ellero e, soprattutto, a Giosue Carducci, il quale viene invitato a tenere una solenne orazione per l’inaugurazione del palazzo (30 settembre 1894). Il suo discorso è ritenuto talmente importante per la storia di San Marino, che fino a non molto tempo fa il suo primo capitolo veniva fatto imparare a memoria a scuola.34

Porta San Francesco (foto reperita sul web con licenza commons)

IL NOVECENTO
Gli anni dell’edificazione del palazzo pubblico sono gli stessi del movimento pro Arengo, che sfocia nella riunione del 25 marzo 1906 con cui l’assemblea dei capifamiglia divenne il corpo elettorale riconosciuto istituzionalmente, sancendo in tal modo la fine dell’oligarchia.35 Certo, si trattava di una innovazione democratica, ma anch’essa fu proposta in forme evocanti il medioevo. Si pretendeva infatti di tornare all’arengo (che come è noto non si riuniva più dal Cinquecento), cioè alle forme pure della democrazia partecipativa di età medievale. Ciò che è nuovo veniva proposto come antico, il cambiamento si presentava come una tradizione rinnovata: un procedimento, questo, ben diffuso e altrimenti noto che si ritrova, nella storia di San Marino, anche nel 1925, con la estensione del titolo di “capitani di Castello”, già presente in tre circoscrizioni, a tutte le circoscrizioni del territorio, il quale venne diviso in dieci zone denominate, appunto, Castelli.36 Così, nella Repubblica di San Marino le magistrature di governo locale ricevettero un nome– capitano di Castello – di limpida risonanza medievale poco tempo prima rispetto al Regno d’Italia, dove il 4 febbraio 1926 fu istituita l’analoga carica di “podestà” per designare il capo di un’amministrazione comunale.37
La fase di maggiore trasformazione di San Marino come città neomedievale corrisponde agli anni del fascismo.38 Data a questo periodo la vigorosa attività del sammarinese Gino Zani (1882-1964), ingegnere del genio civile.39 Formatosi a Bologna (e questa ascendenza culturale si sarebbe avvertita nella rimedievalizzazione di San Marino, come già era accaduto al tempo della costruzione del palazzo pubblico a fine Ottocento),40 Gino Zani fu un pioniere del cemento armato.41 Uomo pratico e razionale, di idee socialiste, massone per qualche anno e poi tiepido fascista,42 lavorò molti anni a Reggio Calabria per ricostruire la città dopo il devastante terremoto dello Stretto di Messina (28 dicembre 1908). A Reggio, in alcune opere di edilizia privata, egli già disegna nelle forme di un eclettismo medieval-rinascimentale.43 A San Marino, è evidente l’escalation quantitativa rispetto al periodo di Azzurri. Non si trattò infatti di riedificare un singolo edificio – per quanto simbolicamente assai rilevante – bensì di “rifabbricare” una città intera. Questo approccio “globale” da parte di un “architetto integrale” e dotato di una visione d’insieme, coincide con le teorie sui monumenti e sul loro rapporto imprescindile con l’ambiente circostante che negli anni di attività di Zani erano propugnate da Gustavo Giovannoni (1873-1947) e da Corrado Ricci (1858-1934) e avrebbero portato nel 1939 in Italia a un’efficace legge di tutela dei beni culturali.44

In particolare, il legame tra Zani e Ricci è ben testimoniato. Quest’ultimo, proveniente da Ravenna, nella qualità di presidente della Commissione governativa per la conservazione dei ricordi storici sammarinesi e delle antichità istituita nel 1916, nel 1919 iniziò il restauro della mura di cinta. Personaggio ben noto nella storia culturale, incantato dal Montefeltro e da San Marino, di cui ci ha lasciato vivide descrizioni,45 Corrado Ricci è colui che identifica per primo l’unità paesistica tra città e territorio come l’elemento cardine dell’identità sammarinese, non più determinata soltanto dall’aspro monte Titano o dal singolo edificio da ricostruirsi in forme neomedievali, ma dall’intera città inserita nel contesto ambientale.46 Ricci è il prefattore del libro di Gino Zani Le fortificazioni del monte Titano (1933), un saggio di ricostruzione storica e un profilo di progetto architettonico che precede solo di pochi anni le massicce ricostruzioni.47

La rocca della “Guaita” di San Marino (foto reperita sul web con licenza commons)

Molti anni dopo, nella sua seconda opera storica, pubblicata poco tempo prima di morire, Zani così descriveva lo skyline da lui idealizzato di San Marino: “Visto con gli occhi della fantasia poté sembrare ammirabile e suggestivo il trecentesco castello ghibellino del monte Titano, sormontato da tre rocche e da tre penne, munito di alte mura, di torri ancora più alte, di merli a coda di rondine, che profilavano sul cielo le loro sagome ferrigne”.48
Questa fantasmagoria è quanto vediamo oggi realizzato. Gino Zani identificò l’elemento distintivo dell’identità di San Marino proprio nel suo sistema di fortificazioni.49 Egli infatti indicò “nel sistema di fortificazioni, l’elemento cardine dell’identità di San Marino, l’equivalente in pietra della sua mitica coesione civile e religiosa”.50 Contro chi indicava la preponderanza delle strutture rinascimentali-cinquecentesche, egli rispose individuando un carattere “uniformemente trecentesco” delle opere di difesa, e dunque la gran parte di esse fu ricostruita in forme risalenti a quel periodo.51 Questa – e non la conservazione nel tempo di strutture prettamente medievali – è la ragione per cui le rocche e le mura di San Marino, a differenza delle architetture militari degli altri centri abitati presenti nella medesima area (come per esempio Rimini, Pesaro, Urbino, o, ancora più vicini, Montescudo e naturalmente San Leo52) mostrano un aspetto trecentesco anziché rinascimentale.

L’opera mastodontica durò dal 1923 al 1940. Quando terminarono i lavori, un’intera cinta muraria era stata aggiunta, attorno alla torre della Cesta era stata inventata ex novo una fortezza, trionfavano ovunque bertesche, barbacani, spalti e merlature, archi, mura di raccordo. Dopo le mura e le tre penne fu la volta dell’abitato, anch’esso sottoposto a una “medievalizzazione capillare”.53 Furono eseguiti lavori imponenti alla chiesa e alla porta di San Francesco,54 alle facciate delle case e degli edifici pubblici, alle strade e alle piazze, collegate da terrazze, scalinate, balaustre.55 Il risultato finale fu quello di una città diversa da quella antica, con l’ingresso principale dal basso (porta San Francesco), omogenea, pulita e razionale pur nel suo essere neomedievale.56 L’opera appariva erudita e fondata su studi storici;57 ma non per questo era filologicamente esatta, poiché anche l’invenzione artistica vi giocava una parte rilevante. Come ha scritto Luca Morganti, “una sorta di leggerezza dell’organizzazione generale della rocca produce un effetto straniante che rivela ascendenze oniriche legate alla capacità immaginativa del gioco.”58

Ma quali erano gli scopi per cui si era dato avvio e compimento a un’opera di così vasta portata e di così notevoli conseguenze? La grande opera rispondeva a molteplici esigenze. Innanzitutto, serviva a porre rimedio a una situazione di oggettivo degrado del patrimonio monumentale sammarinese. Le mura versavano in uno stato disastroso e tutta la vecchia città aveva bisogno di essere ripulita e trovare un nuovo decoro. La proposta di una ricostruzione completa avanzata da Zani la ebbe vinta su un’altra proposta, quella di restaurare le mura e le rocche lasciandole allo stato di rovine, in ossequio a un gusto romantico che evidentemente non era più convidiso.59 Il secondo scopo era quello di dare lavoro agli operai edili e agli scalpellini, perseguendo una politica di grandi opere pubbliche simile a quella dell’Italia fascista e generalmente diffusa nel contesto politico-economico degli anni Trenta. La ricostruzione della città, insieme con la realizzazione e il potenziamento delle infrastrutture, tra le quali soprattutto la ferrovia da e per Rimini, avrebbe permesso di avviare meglio la città al turismo.60 Ancora, questa scelta di ricostruire la città accentuando le forme medievali, si poneva come un’efficace strategia di rappresentazione del potere da parte degli intellettuali provinciali e degli appartenenti ai ceti dirigenti sammarinesi, che in quel periodo si identificavano con l’adesione al Partito. Un partito, quello fascista sammarinese, che, rispetto all’omologo italiano, mancava dell’elemento rivoluzionario, collocandosi su posizioni conservatrici che propugnavano un ritorno alla fase oligarchica precedente il 1906. Anche per questa ragione, dunque, i ceti dirigenti si sentivano ben rappresentati dal recupero medievalista.61 Ma, come accadeva nel resto della penisola italiana, questo ritorno al medioevo piaceva a tutti, anche ai ceti popolari e subalterni in genere, che amavano le feste in costume largamente favorite dallo Stato, e di cui i restauri e le ricostruzioni erano degna cornice.62 Non si può comprendere fino in fondo il caso di San Marino se non si tiene a mente che in quella stessa tornata d’anni furono massicciamente ricostruite Assisi e San Gimignano, che la Giostra del Saracino di Arezzo data al 1931 e il Palio di Ferrara al 1937, e che al 1938 risale la ricostruzione della casa (e del balcone!) di Giulietta a Verona.63 A partire dal 1935 anche a San Marino si va creando un vero e proprio percorso turistico “che viene offerto […] al nascente turismo di massa e che entra a far parte dell’immagine tradizionale”.64

Gino Zani alla scrivania. © Archivio Zani, San Marino

Dunque la rimedievalizzazione del centro storico di San Marino aveva un valore eminentemente politico, in linea con l’idea che permeava tutta la cultura fascista, cioè che l’architettura è uno strumento di governo.65 I lavori, finanziati anche dal governo italiano, furono voluti soprattutto da Giuliano Gozi (1894-1955), segretario di Stato per gli affari esteri e interni e, di fatto, il capo della Repubblica di San Marino durante tutto il periodo fascista.66 Questi si attivò personalmente, intervenendo nel piano regolatore e fornendo a Gino Zani schemi planimetrici e suggerimenti. Giuliano Gozi, scrive Guido Zucconi, comprende “la necessità di accelerare il processo di medievalizzazione del borgo antico, nel nome di una ritrovata identità storica. Giunge ad affermare un concetto determinante per i destini edilizi della città del Titano: il fascismo rappresenta l’unico tramite attraverso il quale è possibile creare un’immagine urbana adeguata alla sua storia”.67 Ed è stato altresì ossevato dal medesimo studioso come “paradossalmente, proprio nel ventennio fascista, ossia nella fase storica ove la sua plurisecolare autonomia si riduce al minimo, San Marino [venga] come non mai sottoposta ad un’opera di autoesaltazione simbolica”.68 Guardando al versante italiano, questa medievalizzazione attuata su larga scala è da collegarsi forse all’attività politico-culturale del medievista Pietro Fedele, ministro italiano dell’Istruzione pubblica dal 1925 al 1928,69 ed è da confrontarsi certamente con iniziative analoghe prese in diverse altre città della penisola con il triplo obiettivo di incoraggiare il turismo, esprimere al meglio l’autorappresentazione delle classi dominanti in provincia e rinforzare l’identità civica, cioè il sentimento di patria cittadina.

Quest’ultima, in particolare, era l’intenzione di fondo di Gino Zani per San Marino, dove, naturalmente, città e nazione coincidevano. L’intensa campagna di lavori pubblici, concepita a partire da un progetto unitario, aveva lo scopo dichiarato di “dare un volto ad una repubblica che si è conservata intatta fino ad oggi nel suo spirito e nelle sue istituzioni medievali”,70 mentre l’uso della pietra locale aveva anch’esso una forte connotazione identitaria, per l’impiego di maestranze e materiali di costruzione tradizionali e perché lo stesso santo Marino era stato scalpellino.71
Il materiale lapideo non lo si sarebbe dovuto impiegare (e in effetti non fu impiegato) solamente per la parte più antica di San Marino, quella medievale che ora diventava anche neomedievale, bensì per l’intera città, entro e fuori le mura. Questa è la principale differenza, qualitativa e quantitativa, tra San Marino e le altre antiche città della penisola italiana “rimedievalizzate” nel corso degli anni Trenta: la pietra concia, con la sua capacità di omogeneizzazione visiva del tessuto urbano, sarebbe servita tanto per l’antico borgo, quanto per le nuove espansioni urbane, in tal modo unite fra loro da un materiale evocativo del passato.72 Come decenni prima Pugin e e Ruskin per l’Inghilterra con il gotico, il ruolo che Zani attribuiva alla propria architettura neomedievale era quello di consentire il recupero dello stile ‘tipicamente sammarinese’, lo stile nazionale di un piccolo popolo caparbiamente radicato sulla sua montagna.73 Un popolo – e di conseguenza uno stile architettonico – che nelle sue parole era “ruvido, semplice, povero”, fatto delle stesse pietre cavate dalla montagna su cui sorge la città.74 E mi sembra che Zani, ingegnere figlio di un muratore, sia riuscito nel suo intento.

La defascistizzazione del dopoguerra coinvolgerà, in parte, le persone, senza però andare a toccare il tessuto architettonico della città. A quanti criticavano l’operato dell’amministrazione fascista, che avrebbe speso inutilmente ingenti risorse costruendo merli e castelletti medievali invece di case operaie, Gino Zani, non fascista ma uomo concreto, replicò che proprio i suoi merli – tutt’altro che improduttivi – erano ciò che consentiva la valorizzazione turistica.75 Come in effetti è stato ed è ancor oggi.76

Tommaso di Carpegna Falconieri

1 Ringrazio Anna Guerra per l’aiuto nella ricerca presso l’Archivio di Stato di San Marino. Questo articolo è già apparso in forma meno estesa con il titolo San Marino neomedievale, in Città di San Marino, a cura di G. Allegretti, San Marino, Ente Cassa di Faetano, 2017 (Storia dei Castelli della Repubblica di San Marino, 9), pp. 191-198; tradotto da Alison Locke Perchuk, è apparso con il titolo Liberty Dreamt in Stone: The (Neo)Medieval City of San Marino, Práticas da História. Journal on Theory, Historiography and Uses of the Past, 9 (2019), pp. 59-93, http://www.praticasdahistoria.pt/issues/2019/9/03_PDH09_Falconieri.pdf (cons. 18/03/2020). La presente versione è un aggiornamento dell’edizione inglese.
2 Sul medievalismo e le rievocazioni storiche: V. Ortenberg, In Search of the Holy Grail. The Quest for the Middle Ages, New York, Hambledon Continuum, 2007, pp. 225–235; T. di Carpegna Falconieri, Medioevo militante: La politica di oggi alle prese con barbari e crociati, Torino, Einaudi, 2011, pp. 106–120. Poiché la bibliografia è in crescita continua, rinvio al sito Medievally Speaking, http://medievallyspeaking.blogspot.it (cons. 18/03/2020). Si vedano anche U. Longo, ‘Tra un manifesto e lo specchio’. Piccola storia del medievalismo tra diaframmi, maniere e pretesti e T. di Carpegna Falconieri, Cinque altri modi di sognare il medioevo. Addenda a un testo celebre, entrambi in corso di stampa sul Bullettino dell’Istituto storico italiano per il medio evo, 122 (2020).
3 “Permanent Mission of the Republic of San Marino to the United Nations”, United Nations Permanent Missions, https://www.un.int/sanmarino/ (cons. 16/03/2020).
4 Portale ufficiale della Repubblica di San Marino, San Marino Patrimonio dell’Umanità – Dichiarazione Unesco, http://www.sanmarino.sm/on-line/home/san-marino/dichiarazione-unesco.html (cons. 16/03/2020): “San Marino è una delle più antiche repubbliche del mondo e l’unica città-Stato che sussiste, rappresentando una tappa importante dello sviluppo dei modelli democratici in Europa e in tutto il mondo. (…) Le mura difensive e il centro storico hanno subito modifiche nel tempo, comportando un intensivo restauro e una ricostruzione tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo – processo che può essere considerato come parte integrante della storia del bene e che riflette gli approcci in mutamento della conservazione e della valorizzazione del patrimonio nel tempo. Criterio (iii): San Marino e il Monte Titano costituiscono una testimonianza eccezionale dell’istituzione di una democrazia rappresentativa fondata sull’autonomia civica e l’autogoverno, avendo esercitato con una continuità unica e senza interruzione il ruolo di capitale di una repubblica indipendente dal XIII secolo. (…) Numerosi elementi del centro storico che sono stati conservati oppure che sono stati restaurati, si iscrivono in una lunga tradizione. Gli interventi del XX secolo potrebbero essere qualificati come elementi dannosi all’integrità, ma fanno anche loro parte della storia del bene. L’ubicazione e il quadro della città di San Marino presentano un livello elevato di autenticità. Per quanto riguarda le funzioni e gli usi, esiste una continuità in relazione al ruolo della città storica come capitale del piccolo Stato. I lavori di restauro e di ricostruzione realizzati a cura di Gino Zani possono essere considerati come parte integrante della storia del bene e valutati in quanto applicazione dei principi teorici provenienti dal movimento romantico di restauro. Nel presente caso, l’idea di ‘medioevalizzazione’ del centro storico può essere considerata come un’espressione dell’identità nazionale ricercata attraverso un’immagine idealizzata del centro storico”. Cfr. N. Matteini e A.M. Matteini, La Repubblica di San Marino. Guida storica e artistica della Città e dei Castelli, Rimini, Graph Edizioni, 2001, p. 82.
5 Historic Fortified City of Carcassonne, UNESCO–Culture–World Heritage Centre–The List, http://whc.unesco.org/en/list/345 (cons. 16/03/2020): “The Committee decided to inscribe this property on the basis of criteria (ii) and (iv), considering that the historic town of Carcassonne is an excellent example of a medieval fortified town whose massive defences were constructed on walls dating from Late Antiquity. It is of exceptional importance by virtue of the restoration work carried out in the second half of the 19th century by Viollet-le-Duc, which had a profound influence on subsequent developments in conservation principles and practice”. Cfr. L. Mazza, Gino Zani: San Marino come Carcassonne, Ananke: Cultura, storia e tecniche della conservazione, 14 (1996), pp. 17–25; F. Bottari, Un medioevo a ‘Perfetta regola d’arte’: a margine dell’iscrizione Unesco e dell’interessante caso Gino Zani, Identità sammarinese: riflessioni sulla libertà e la democrazia fra politica, storia, cultura, 1 (2009), pp. 13–29; E. Tamagnini, L’importanza dell’opera di Zani per il riconoscimento Unesco di San Marino quale patrimonio dell’umanità, in Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, a cura di L. Morganti, San Marino, Centro sammarinese di studi storici, Università degli studi della Repubblica di San Marino, 2018, pp. 21-24.
6 Cfr. anche i massicci interventi di restauro e trasformazione avvenuti nel XIX secolo nella cattedrale medievale di Roskilde in Danimarca (sito UNESCO dal 1995), che stavolta hanno il valore di provvedere “a clear overview of the development of European religious architecture”. Roskilde Cathedral, UNESCO–Culture–World Heritage Centre–The List, http://whc.unesco.org/en/list/695 (cons. 16/03/2020). Invece il ruolo del restauro non viene considerato elemento di valutazione per altri celebri monumenti medievali che sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità e che hanno conosciuto modificazioni significative nell’età contemporanea, come la cattedrale di Chartres per opera di Viollet-le-Duc (sito UNESCO dal 1979) e la città di San Gimignano in Toscana (sito UNESCO dal 1990). In altri casi, come quello dello Historic Centre of Český Krumlov nella Repubblica Ceca (sito UNESCO dal 2006), che è stato anch’esso largamente restaurato e in parte ricostruito, si giustifica il rispetto del criterio dell’autenticità con il fatto che “restoration works on the facades of the buildings are carried out in compliance with strict international standards for heritage conservation. Only traditional materials and techniques are used”. Historic Centre of Český Krumlov, UNESCO–Culture–World Heritage Centre–The List, https://whc.unesco.org/en/list/617 (cons. 16/03/2020). Di un altro sito, quello di Tel, anch’esso nella Repubblica Ceca (sito UNESCO dal 1992), è detto espressamente “The Historic Centre of Tel is of high authenticity because it escaped the mania for over-restoration of the 19th century”. Historic Centre of Tel, UNESCO–Culture–World Heritage Centre–The List, http://whc.unesco.org/en/list/621 (cons. 16/03/2020): il che è l’opposto del criterio considerato per Carcassonne.
7 È per esempio l’approccio della rivista postmedieval. A journal of medieval cultural studies attiva dal 2010. Per alcune considerazioni, rimando a T. di Carpegna Falconieri, Medievalismi. Il posto dell’Italia, in Medievalismi italiani (secoli XIX-XXI), a cura di T. di Carpegna Falconieri e R. Facchini, Roma, Gangemi, 2018, pp. 9-28: 10-12. Nel febbraio 2020 presso l’Istituto storico italiano per il medio evo è stato fondato “Medievalismo. Centro studi ricerche”: http://www.isime.it/index.php/attivita-scientifica/medievalismo (cons. 16/03/2020). Il 19 giugno 2020 a Bertinoro, nell’ambito del Secondo Convegno della Medievistica Italiana (18-20 giugno 2020) si terrà il panel Il medievalismo tra storia della storiografia, cultural studies e società di massa, organizzato da Francesca Roversi Monaco, con la partecipazione di Alessandro Barbero, di Umberto Longo e di chi scrive.
8 Cfr. l’incipit di G. Zucconi, Gino Zani: La rifabbrica di San Marino 1925–1943, Venezia, Arsenale, 1992, p. 7: “Perché una monografia su San Marino? Perché dedicare tempo e fatica ad un caso che non ha mai goduto di buona fama presso gli studiosi di architettura? Con le sue rocche ricostruite, con le sue mura tirate a lucido e i suoi monumenti privi di patina dell’antico, la città del Titano sembra accontentare solo i palati meno esigenti (…). Nel caso di San Marino, il giudizio ruota ancora attorno al trito e moralistico dualismo falso-autentico”. Vedi anche Id., L’opera di Gino Zani alla luce di nuove prospettive critiche, in Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 143-150: 144-145; L. Morganti, Diversamente moderno. Sull’anacronismo di Gino Zani tra continuità e cesure, tra progetto e restauro, ivi, pp. 151-178: 161-166.
9 Gradara è una rocca medievale situata a circa 40 km San Marino, nella regione Marche, in gran parte ricostruita negli anni 1921-1923 dall’ingegner Umberto Zanvettori, la cui ricca collezione di armi antiche si trova oggi a Roma, a Castel Sant’Angelo. Una tradizione romantica vuole che in questa fortezza si sia consumato l’efferato omicidio di Paolo e Francesca cantato da Dante (Inferno, canto V, vv. 82-142). Vedi M.R. Valazzi, La rocca di Gradara, Urbino, Novamusa Montefeltro, 2003; M.C. Pepa, Francesca da Rimini. Mitografia di un personaggio femminile medievale, Studi pesaresi, 5 (2017), pp. 18-34. Il sito ospita dal 2014 il convegno annuale “Il Medioevo fra noi”, organizzato dalle Università di Urbino, Bologna e Roma Sapienza, dal Polo museale delle Marche e dall’Istituto storico italiano per il medioevo; si tratta dell’unico appuntamento fisso in Italia dedicato allo studio del medievalismo.
10 “Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di ‘storia contemporanea’, perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni”: B. Croce, La storia come pensiero e come azione, Bari, Laterza, 1938, p. 5.
11 F.V. Lombardi, San Marino nell’età medioevale: I rapporti fra il comune e i vescovi di Montefeltro, in Storia e ordinamento della Repubblica di San Marino, San Marino, Cassa rurale depositi e prestiti di Faetano, 1983, pp. 38–61.”
12 A. Garosci, San Marino: Mito e storiografia tra i libertini e il Carducci, Milano, Edizioni di comunità, 1967; G. Spadolini, San Marino: L’idea della repubblica, con documenti inediti dall’archivio di Pasquale Villari, Firenze, Le Monnier, 1989; R. Montuoro, Come se non fosse nel mondo: La Repubblica di San Marino dal mito alla storia, San Marino, Edizioni del Titano, 1992; D. Bagnaresi, Miti e stereotipi: L’immagine di San Marino nelle guide turistiche dall’Ottocento a oggi, San Marino: Centro sammarinese di studi storici, Università degli studi della Repubblica di San Marino, 2009.
13 Garosci, San Marino, pp. 148–149.
14 In particolare San Marino non compare nel celebre scritto di Carlo Cattaneo, La città considerata come principio ideale delle istorie italiane (1858), Firenze, Vallecchi, 1931. In precedenza, Montesquieu, Hegel e Sismondi non le risparmiano critiche. Vedi Voyages de Montesquieu, publiés par le baron Albert de Montesquieu, Bordeaux, Gounouilhou, 1896, t. II. p. 81 (cfr. Garosci, San Marino, p. 105); G.G.F. Hegel, Scritti politici, a cura di A. Plebe, Bari, Laterza, 1961, p. 140 (cfr. Garosci, San Marino, p. 160 s.). A pesare è soprattutto il giudizio di Sismondi, che viceversa è il principale artefice della mitizzazione dei comuni medievali italiani nell’Ottocento; vedi J.Ch.L. Simonde de Sismondi, Histoire des Républiques italiennes du Moyen Âge (1807-1818), Paris, Furne et C.ie-Treuttel et Wurtz, 1840, vol. VIII, p. 237: “Trois, ou même quatre républiques, en comptant San-Marino, ont continué à repousser de leur sein le pouvoir d’un seul, mais sans garder leur liberté, sans conserver aucune ombre, ni de la souveraineté du peuple, ni de la garantie des droits et de la sûreté des citoyens” (ringrazio Marion Bertholet per avermi segnalato questo passo); Id., Storia della libertà in Italia (1832), vol. II, Milano, Vallardi, 1860, p. 76-77: “Dopo l’assoggettamento di Siena tre sole repubbliche rimaneano in Italia, Lucca, Genova e Venezia, quando non si voglia tener conto anche di San Marino, terra libera, situata sulla vetta d’un monte della Romagna, che infino a’ di nostri si è celata egualmente alle usurpazioni ed alla istoria”.
15 J. Addison, Remarks on Several Parts of Italy, &c. in the Years 1701, 1702, 1703, London, printed for Jacob Tonson, within Grays-Inn Gate next Grays-Inn Lane, 1705; M. Delfico, Memorie storiche della Repubblica di San Marino (1804), Napoli, G. Nobile, 1864, rist. anast. Bologna, Atesa, 1981; G. Carducci, La libertà perpetua di San Marino: Discorso al Senato e al popolo tenuto il 30 settembre 1894, Bologna, Zanichelli, 1947. Su questi tre autori si vedano Garosci, San Marino, rispettivamente pp. 93–106, 165–226 e 355–374; Bagnaresi, Miti e stereotipi, pp. 41 ss., 152–154. Su Melchiorre Delfico vedi oggi soprattutto G. Allegretti, Melchiorre Delfico e San Marino. Dal ripudio della storia a una storia appassionata, in M. Delfico, Lettere a Giuseppe Mercuri, a cura di G. Allegretti, C. Malpeli, V: Tabarini, San Marino, Centro sammarinese di studi storici, in corso di stampa.
16 T. di Carpegna Falconieri, Roma antica e il Medioevo: due mitomotori per costruire la storia della nazione e delle ‘piccole patrie’ tra Risorgimento e Fascismo, in Storia e piccole patrie: Riflessioni sulla storia locale, a cura di R.P. Uguccioni, Pesaro-Ancona, il lavoro editoriale, 2017, pp. 78–101. Specifici studi recenti sulle mitografie cittadine costruite o rinverdite nell’Ottocento: F. Roversi Monaco, Il comune di Bologna e re Enzo: costruzione di un mito debole, Bologna, Bononia University Press, 2012); Ead., “‘Il gran fatto che dovrà commemorarsi’: L’Alma Mater Studiorum e l’Ottavo Centenario della sua fondazione. Medioevo, memoria e identità a Bologna dopo l’Unità d’Italia”, in Medievalismi italiani, pp. 149-162; P. Grillo, Legnano 1176. Una battaglia per la libertà, Roma-Bari, Laterza, 2010; F. Pirani, Le repubbliche marinare: archeologia di un’idea, in Medievalismi italiani, pp. 131-148; Su Assisi: T. di Carpegna Falconieri, L.E. Yawn, Forging Medieval Identities: Fortini’s Calendimaggio and Pasolini’s Trilogy of Life, in The Middle Ages in the Modern World: Twenty-First–Century Perspectives, ed. B. Bildhauer and C. Jones, Oxford, Oxford University Press, 2017, pp. 186-215. Riferimenti a San Marino in I. Porciani, L’invenzione del medioevo, in Arti e storia nel medioevo. Vol. IV. Il medioevo al passato e al presente, a cura di E. Castelnuovo e G. Sergi, Torino Einaudi, 2004, pp. 253-279: 278; M. Moretti-I. Porciani, Italy’s Various Middle Ages, in The Uses of the Middle Ages in Modern European States: History, Nationhood and the Search for Origins, ed. R.J. W. Evans and G.P. Marchal, New York, Palgrave Macmillan, 2011, pp. 177-196: 193; Carpegna Falconieri, Medioevo militante, p. 107; Id., ‘Medieval’ Identities in Italy: National, Regional, Local, in Manufacturing Middle Ages: Entangled History of Medievalism in Nineteenth-Century Europe, ed. P. Geary and G. Klaniczay, Amsterdam, Brill, 2013, pp. 319–345: 343.
17 Garosci, San Marino, p. 12, con riferimento specifico alle interpretazioni di Delfico e Carducci.
18 Delfico, Memorie storiche, p. 41; cfr. Carducci, La libertà perpetua, p. 12: “La plebe mariniana, pur avanti che spuntasse il verde dei comuni italiani, già era matura nella libertà”; ivi, p. 7: “Quando il secolo decimosecondo viene a spazzare via dagli annali italiani la caligine barbarica, prima tra le repubbliche, su l’alto Titano e le sette circostanti colline, scorgesi, diritta ferma ed intera, la forza e la libertà di San Marino”.
19 Delfico, Memorie storiche, p. 27; cfr. Carducci, La libertà perpetua, p. 13: “Qui la repubblica evitò signoria (attraverso la trasformazione dei due consoli nei capitani reggenti) (…). E qui nessuno accennò mai di levarsi tiranno”. È noto peraltro che a San Marino (come a Lucca, Genova e Venezia), in età bassomedievale e moderna il governo si trasformò in senso oligarchico, da cui il giudizio negativo di Sismondi citato in nota 14. Sul tema del passaggio dalle istituzioni comunali a quelle signorili: A. Zorzi, Le signorie cittadine in Italia, secoli XIV-XV, Milano, B. Mondadori, 2010; Id., Tiranni e tirannide nel Trecento italiano, Roma, Viella, 2013.
20 G. Zucconi, L’invenzione del passato. Camillo Boito e l’architettura neomedievale 1855-1890, Venezia, Marsilio, 1997; Alfredo d’Andrade: tutela e restauro. Torino, Palazzo Reale, Palazzo Madama, 27 giugno-27 settembre 1981, a cura di M.G. Cerri, D. Biancolini Fea, L. Pittarello, Firenze, Vallecchi, 1981; Alfonso Rubbiani e la cultura del restauro nel suo tempo (1880–1915): Atti delle giornate di studio su Alfonso Rubbiani e la cultura del restauro del suo tempo (1881–1915), Bologna, 12–14 novembre 1981, a cura di L. Bertelli e O. Mazzei, Milano, Franco Angeli, 1986; Luca Beltrami architetto: Milano tra Ottocento e Novecento, a cura di L. Baldrighi, Milano Electa, 1997; più in generale: Arti e storia nel medioevo. Vol. IV. Il medioevo al passato e al presente; Medioevo fantastico. L’invenzione di uno stile nell’architettura tra fine ‘800 e inizio ‘900, a cura di A. Chavarría e G. Zucconi, Firenze, all’Insegna del Giglio, 2016. Accadde non di rado, allora, che per conferire una patina medievale si andasse distruggendo ciò che di medievale vi era davvero; come accadde alle mura urbiche di Bologna.
21 Si vedano soprattutto D. Ghilardo, Building New Communities: New Deal America and Fascist Italy, Princeton, Princeton University Press,1989; L. Di Nuccio, Fascismo e spazio urbano. Le città storiche dell’Umbria, Bologna, il Mulino, 1992; S. Cavazza, Piccole patrie. Feste popolari tra regione e nazione durante il Fascismo, Bologna, il Mulino, 20032; D.M. Lasansky, The Renaissance Perfected: Architecture, Spectacle, and Tourism in Fascist Italy, University Park, Pennsylvania State University Press, 2004; Ead., Urban Editing, Historic Preservation, and Political Rhetoric: The Fascist Redesign of San Gimignano, Journal of the Society of Architectural Historians, 63, n. 3 (2004), pp. 320–353; Carpegna Falconieri-Yawn, Forging Medieval Identities; Carpegna Falconieri, Roma antica e il Medioevo, pp. 86 ss.
22 Carpegna Falconieri, Roma antica e il Medioevo.
23 Zucconi, Gino Zani, p. 8. Vedi anche Garosci, San Marino, p. 348, che cita Tullio Massarani, Diporti e Veglie, Milano, U. Hoepli, 1897, p. 491, per il quale l’architetto Francesco Azzurri fu “appassionatamente devoto all’assunto di tradurre in un poema di pietra quest’altro secolare poema d’una pacifica comunanza”.
24 Vedi per esempio O. Brizi, Quadro istorico della Serenissima Repubblica di San Marino, Firenze, Stabilimento artistico Fabris, 1842, p. 44 (cfr. Garosci, San Marino, p. 246): “Questa piccola città si compone di diversi borghi quasi tutti scoscesi e mal lastricati e di varie piazzette fiancheggiate da qualche palazzo ma in generale da case che poco promettono all’esterno, ma che nell’interno sono montate anzichenò con gusto”. Vedi anche Garosci per altri commenti di E. About, Rome contemporaine, Paris, M. Lévy frères et C.ie, 1861: borgo “mal bâti, mal pavé et mal tenu”; vedi infine C. Ricci, San Marino e San Leo, Nuova Antologia, 122 (serie 3, 38), 1893, pp. 242-257: 256: “Sulle tre penne del Titano sorgono fosche torri. La capitale della vetusta repubblica si stende nella pendenza del monte, a ponente. Tutto è silenzioso in quel nido d’aquila, tutto chiuso, tutto deserto nelle vie”. I testi di questo articolo furono riprodotti insieme a suggestive fotografie in Il Montefeltro: trentadue tavole fotografiche di Alessandro Cassarini illustrate da Corrado Ricci, Bologna, Stab. Tip. Zamorani e Albertazzi, 1894. Sulla posizione isolata e di malagevole accesso di San Marino e sul superamento di questa condizione vedi Bagnaresi, Miti e stereotipi, spec. pp. 131-151.
25 Su di esso: Repubblica di S. Marino: inaugurazione del nuovo palazzo del Consiglio Principe Sovrano, 30 settembre 1894: numero unico, Roma, E. Perino, 1894; O. Fattori, Il nuovo palazzo governativo della Repubblica di San Marino, Bologna, Zanichelli, 1894; Garosci, San Marino, pp. 348-351; Zucconi, Gino Zani, p. 8; Bagnaresi, Miti e stereotipi, pp. 91–92, 151 ss.; L.M. Morganti, Il patrimonio dello Stato: l’architettura storica della Repubblica di San Marino, San Marino, AIEP, 2001, ad indicem; sul web è utile il testo di F. Michelotti, Storia palazzo pubblico, www.consigliograndeegenerale.sm/on-line/home/listituzione/palazzo-pubblico/storia.html (cons. 17/03/2020). Infine e soprattutto si veda Un palazzo medievale dell’Ottocento. Architettura, arte e letteratura nel palazzo pubblico di San Marino, a cura di G. Zucconi, Milano, Jaca Book, 1995.
26 Zucconi, Gino Zani, p. 8; Michelotti, Storia palazzo pubblico. Sull’architetto, celebrato in un busto all’ingresso del palazzo pubblico datato al 1903: M. Talamona, Francesco Azzurri architetto romano, in Un palazzo medievale, pp. 35–58. Azzurri fu due volte presidente dell’Accademia di San Luca, nel 1880–1882 e nel 1893–1895 esercitando i suoi mandati prima e dopo la costruzione del palazzo sammarinese; “Presidenti dell’Accademia di San Luca”, Accademia Nazionale di San Luca, http://www.accademiasanluca.eu/docs/accademici/elenco_2015/presidenti_san.luca.pdf, cons 20/03/2020. In Repubblica, egli disegnò anche la torre campanaria di Borgo Maggiore (1896). A Roma, progettò numerosi edifici, tra cui l’ospedale di S. Maria della Pietà; mi piace ricordarlo anche come l’autore del basamento su cui poggia la statua di Cola di Rienzo sotto il Campidoglio realizzata da Girolamo Masini.
27 Repubblica di San Marino, Archivio di Stato (=AS RSM), Fabbrica del palazzo pubblico, Disegni, piante, corrispondenza (F. Azzurri), busta 56, spec. i fascicoli 2 (disegni), 3 (bozzetti, corrispondenza varia) e 4 (145 lettere di Pietro Tonnini a Francesco Azzurri dal 1881 al 1894, corrispondenza varia dal 1886 al 1895, comprese alcune lettere di Carlo Malagola). Dalle lettere si evince il ruolo di Tonnini, che diresse i lavori e condivise con Azzurri – che stava a Roma dove era console generale della Repubblica – proposte architettoniche e problemi tecnici. Fra le molte lettere si possono segnalare a titolo di esempio quelle in cui si parla di Malagola (per es. lettera del 26 ottobre 1886), di Noël de Vergers (2 agosto 1892, 7 agosto 1894), dei disegni del banco dei capitani reggenti (31 gennaio 1891). In Archivio di Stato si conserva anche una serie di 13 tavole ritrovata nel 2008, contenenente alcuni disegni progettuali di Francesco Azzurri per il palazzo pubblico.
28 Zucconi, Gino Zani, p. 8.
29 Secondo Garosci, San Marino, p. 358, il palazzo pubblico “arieggia” quello della Signoria. Secondo Tullio Massarani (cit. da Garosci, San Marino, p. 349), invece, l’edificio “fa subito pensare, ragion tenuta delle dimensioni, a quel palazzo del Podestà, detto oggi del Bargello, in Firenze”. Pietro Tonnini accenna a modelli casentinesi medievali per la decorazione del palazzo in AS RSM, Fabbrica del palazzo pubblico, busta 56, fasc. 4, lettera del 22 settembre 1893.
30 Cfr. Garosci, San Marino, p. 350.
31 Bagnaresi, Miti e stereotipi, pp. 85 ss.
32 C. Malagola, L’Archivio governativo della Repubblica di San Marino riordinato e descritto: Aggiunti gli statuti sammarinesi dal 1295 alla meta del secolo XIV, Bologna, Fava e Garagnani, 1891; ed. anast. San Marino, Biblioteca di San Marino, 1981.
33 Secondo l’art. 3 della la Legge 26 settembre 1980, n. 75, Adeguamento continuo nell’ordinamento topografico ed ecografico, le Giunte di Castello (cioè gli equivalenti delle giunte comunali italiane) hanno competenza in materia toponomastica e devono ottenere il parere positivo dell’Archivio di Stato. L’Ordinamento stradale approvato dal consiglio grande e generale con la legge 74 (sic) del 26 settembre 1980, pp. 58-59, prevede che l’odonomastica sammarinese sia suddivisa in gruppi distinti,diversi dei quali rimandano a documenti medievali dell’Archivio di Stato; in particolare i gruppi 7 (nomi desunti dal Placito feretrano); 8 (dal doc. del 3 luglio 1296, l’inquisitio di Raniero abate di S. Anastasio sul significato della libertà), 9 (dal doc. del 10 febbraio 1320 con cui gli uomini di Busignano diventano abitanti sammarinesi), 11 (dal doc. del 28 dicembre 1375, acquisto di Pietracuta), 12 (dal terzo statuto, del 1353). Altri personaggi medievali legati alla storia di San Marino sono contemplati nei gruppi 27, 28 e 30 del medesimo Ordinamento stradale.
34 Carducci, La libertà perpetua; Repubblica di S. Marino: Inaugurazione del nuovo palazzo; Fattori, Il nuovo palazzo; AS RSM, Fabbrica del palazzo pubblico, b. 56, fasc. 5: Libro d’Oro per l’inaugurazione del nuovo palazzo pubblico. Si vedano Garosci, San Marino, pp. 327-375; Bagnaresi, Miti e stereotipi, pp. 151–154. Pietro Tonnini era morto il 24 agosto precedente e non poté assistere all’inaugurazione dell’edificio.
35 R. Bonelli, Gli istituti fondamentali della costituzione sammarinese e la loro evoluzione – dall’arengo al referendum, in Storia e ordinamento della Repubblica di San Marino, pp. 164–175; Id., Gli organi dei poteri pubblici nell’ordinamento della Repubblica di S. Marino, San Marino, A.T.E., 1984, pp. 19 ss.; G.B. Reffi, Pietro Franciosi e il movimento pro Arengo, in La tradizione politica di San Marino. Dalle origini dell’indipendenza al pensiero politico di Pietro Franciosi, a cura di E. Righi Iwanejko, Ancona, il lavoro editoriale, 1988, pp. 473–485.
36 Legge 16 marzo 1925, n. 10. Prima di allora portavano il nome di Castello (e assumenva il nome di capitano di Castello il loro governatore) solamente Montegiardino, Faetano e Serravalle, cioè gli abitati annessi nel 1463 in seguito alla guerra contro i Malatesta, mentre un quarto abitato, Fiorentino, era stato decastellato subito dopo l’annessione. I nomi attuali dei Castelli sono stabiliti dalla Legge 30 novembre 1979, n. 75, Riforma delle Giunte di Castello, con cui i distretti vengono ridotti a nove tramite l’accorpamento di Montale e Fratta in “Città”.
37 Carpegna Falconieri, Roma antica e il Medioevo, pp. 91–92, 100.
38 La bibliografia sugli intrecciati rapporti fra medievalismo e fascismo italiano è abbastanza nutrita; si vedano per essa i recenti saggi di Carpegna Falconieri, Roma antica e il Medioevo e D. Iacono, Condottieri in camicia nera. L’uso dei capitani di ventura nell’immaginario medievale fascista, in Medievalismi italiani, pp. 53-66. Diversi interventi su questo tema, riguardanti varie nazioni, sono stati presentati in occasione del convegno internazionale The Middle Ages in the Modern World, Rome, 21-24 Novembre 2018 (interventi di D. Iacono, P.A. Martins, A. Tomedi: vedi il programma su https://themamo.org/mamo2018-rome/, cons. 16/03/2020). Presso l’Istituto storico germanico di Roma è previsto per i giorni 7-8 giugno 2021 lo svolgimento del convegno internazionale Il medioevo e l’Italia fascista: al di là della romanità. Sul fascismo sammarinese in particolare, che ebbe praticamente la stessa durata (1923-1943) di quello italiano: A.L. Carlotti, Storia del partito fascista sammarinese, Milano, Celuc, 1973; di converso, la bibliografia sul medievalismo sammarinese di età fascista è interamente contenuta in quella su Gino Zani, per la quale vedi infra.
39 L’architettura di Gino Zani per la ricostruzione di Reggio Calabria, 1909-1935, a cura di M. Lo Curzio, Reggio Calabria-Roma, Gangemi, 1986; L. Rossi, Gino Zani, ingegnere 1882-1964, Repubblica di San Marino, SUMS-Busto Arsizio, Nomos, 2015 (illustrato e con un’appendice documentaria), e oggi Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, che raccoglie gli atti del convegno tenutosi nel 2014 per commemorare i cinquant’anni dalla sua morte. Il volume è stato presentato da Tullia Iori e da chi scrive il 7 febbraio 2019 presso il Dipartimento di Storia dell’Università di San Marino. Come sito di riferimento si segnala: Istituto ingegnere Gino Zani, https://www.ginozani.org/, cons. 18/03/2020.
40 Rossi, Gino Zani, ingegnere, pp. 28-31; L. Rossi, Il contesto storico-politico di San Marino e la figura di Zani dai primi anni del XX secolo sino all’assunzione di incarichi per gli Istituti culturali, in Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 41-85: 63; Zucconi, L’opera di Gino Zani alla luce di nuove prospettive critiche, p. 144; Morganti, Diversamente moderno, pp. 154-156, 182-184.
41 Su cui si veda T. Iori, Il cemento armato in Italia: dalle origini alla seconda guerra mondiale, Roma, Edilstampa, 2001.
42 Sulle posizioni di Gino Zani, che ebbe la tendenza a non accettare incarichi politici e che tuttavia non mi paiono ancora del tutto chiarite: Rossi, Gino Zani, ingegnere, pp. 106-110; G. Zani, “Gino”, in Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 35-40: 38-39; Rossi, Il contesto storico-politico, spec. pp. 61-66 e 71-73, da confrontare con M. Lo Curzio, L’opera di Gino Zani a Reggio Calabria, in Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 87-122: 91, 113.
43 Ivi, pp. 103-104. È stato osservato come il percorso seguito da Gino Zani sia inverso rispetto al solito: egli passò infatti dall’art nouveau (nella sua declinazione liberty tipicamente italiana) al neomedievalismo, anziché il contrario, come accadeva di solito: Morganti, Diversamente moderno, p. 170.
44 Zucconi, Gino Zani, p. 26; Tamagnini, L’importanza dell’opera di Gino Zani, p. 21; A. Galassi, Gino Zani e l’identità della Città-Stato, in Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 25-28: 27; Rossi, Il contesto storico-politico, p. 55; Lo Curzio, L’opera di Gino Zani a Reggio Calabria, p. 91; G. Rossini, Gino Zani. La trasformazione della città dal 1927 al 1963, in Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 131-142: 141; Zucconi, L’opera di Gino Zani alla luce di nuove prospettive critiche, pp. 145-149; Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 237-238. La Legge cui faccio riferimento è la 1089 del 1° giugno 1939.
45 Ricci, San Marino e San Leo, pp. 242–257; Id., Il Montefeltro: Trentadue tavole; Id., La Repubblica di San Marino, Bergamo, Istituto d’arti grafiche, 1903; Id., Nostalgie feltresche, in Id., Figure e fantasmi, Milano, Hoepli, 1931, pp. 327–352. Sul suo legame con San Marino: Garosci, San Marino, pp. 343–348.
46 Zucconi, Gino Zani, p. 26.
47 G. Zani, Le fortificazioni del monte Titano. Con prefazione di Corrado Ricci, Napoli, Istituto arti grafiche G. Rispoli, 1933 (edizione anastatica con una introduzione di G. Zucconi: San Marino, Banca agricola commerciale della Repubblica di San Marino, 1997).
48 G. Zani, Il territorio di San Marino attraverso i secoli, Faenza, F.lli Lega, 1963, p. 155.
49 Zucconi, Gino Zani, p. 26.
50 Zucconi, Gino Zani, p. 237. Vedi anche Rossi, Il contesto storico-politico di San Marino, p. 59, e Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, p. 237.
51 Zucconi, Gino Zani, pp. 33, 39. Vedi in proposito Le fortificazioni del monte Titano, passim; Id., Il territorio di San Marino, p. 152: “Nel secolo decimoquarto il castello di San Marino raggiunse la sua maggiore efficienza, ed i suoi abitanti seppero acquistarsi la stima e il rispetto dei paesi circostanti”. P. 154: “Da quanto ho fin qui esposto, nessuno potrà dubitare che il periodo aureo per le mura castellane del Monte Titano sia rappresentato dal secolo XIV, l’unico secolo durante il quale il Comune abbia avuto un completo ed organico sistema di fortificazioni, conforme alle necessità del tempo”.
52 Sulla fortezza di San Leo vedi oggi D. Sacco, A. Tosarelli, La Fortezza di Montefeltro. San Leo: processi di trasformazione, archeologia dell’architettura e restauri storici, Firenze, all’Insegna del Giglio, 2016.
53 Gino Zani, pp. 46–47.
54 G. Zani, I restauri della porta di San Francesco, Libertas perpetua, IV, n. 2 (1936), pp. 1-14 dell’estratto.
55 Una cronologia delle opere di Zani si trova in Zucconi, Gino Zani, pp. 90–91. Vedi anche Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 236-258 e, per i lavori condotti negli altri Castelli della Repubblica, ivi, pp. 301-304.
56 Rossini, Gino Zani. La trasformazione della città dal 1927 al 1963, p. 136; Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, pp. 275-276.
57 Su Zani come storico: Rossi, Il contesto storico-politico, pp. 78 ss.
58 Morganti, Diversamente moderno, p. 161.
59 Questa era stata, in particolare, la proposta dell’architetto Vincenzo Moraldi, per la quale si veda Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, ad indicem.
60 Rossi, Il contesto storico-politico, pp. 58-59; Bagnaresi, Miti e stereotipi.
61 Morganti, Diversamente moderno, p. 171. Anche in Italia le élites locali e fasciste che negli anni Trenta ricrearono le feste medieval-rinascimentali appartenevano in larga misura ai vecchi ceti dei possidenti agrari, tradizionalisti e non industriali: Cavazza, Piccole patrie, p. 205.
62 Ivi.
63 Ivi, passim; Carpegna Falconieri, Medioevo militante, pp. 106-120; Id., Roma antica e il Medioevo; A. Bernard, La Casa di Giulietta di Antonio Avena. Quando l’architettura diventa ‘coup de théâtre’, in Medioevo fantastico. L’invenzione di uno stile nell’architettura tra fine ‘800 e inizio ‘900, pp. 74-85. Gli esempi potrebbero continuare: tra questi ricordiamo almeno Gubbio, Spoleto, Perugia, Todi e Ravenna.
64 Zucconi, Gino Zani, p. 39. Lo stesso autore, nella sua recente messa a punto L’opera di Gino Zani alla luce di nuove prospettive critiche, pp. 143 ss., sottolinea quanto il caso sammarinese non sia eccezionale.
65 Morganti, Diversamente moderno, p. 173.
66 Gino Zani. L’ingegnere, l’architetto, lo storico, ad indicem.
67 Zucconi, Gino Zani, p. 23 (pp. 19-26 sull’intero periodo fascista). Sulle guide turistiche del periodo: Bagnaresi, Miti e stereotipi, pp. 105-110, 163-168.
68 Zucconi, Gino Zani, p. 23.
69 Su di lui: La figura di Pietro Fedele intellettuale, storico, politico, a cura di C. Crova, Roma, Istituto storico italiano per il medio evo, 2016.
70 Zucconi, Gino Zani, p. 7, che cita lo stesso Gino Zani.
71 Ivi, pp. 8-9.
72 Zucconi, L’opera di Gino Zani alla luce di nuove prospettive critiche, p. 148.
73 Morganti, Diversamente moderno, pp. 161 ss.
74 G. Zani, La chiesa vecchia di San Marino, San Marino, Arti grafiche F. Della Balda, 1935, p. 11; cfr. Zucconi, Gino Zani, p. 14; Morganti, Diversamente moderno, p. 158.
75 Zucconi, Gino Zani, pp. 77–78; Bagnaresi, Miti e stereotipi, pp. 247–248. Nel 1950 Gino Zani divenne direttore degli istituti culturali della Repubblica di San Marino, incarico che ricoprì fino alla morte. Sulle sue attività in questa funzione: Rossi, Il contesto storico-politico di San Marino, p. 77-85.
76 Bagnaresi, Miti e stereotipi, pp. 183–244, sulla Immagine di San Marino nell’editoria turistica dal dopoguerra a oggi; in particolare pp. 204-214 per il rapporto fra identità, riappropriazione del passato e rievocazione folkloristica (soprattutto in relazione al Corpo dei Balestrieri e ai musei delle armi). Già nel 1949, San Marino entrava nel mondo dello spettacolo di finzione con il film Prince of Foxes, interpretato da Tyrone Power, Orson Welles e Wanda Hendrix (cfr. Morganti, Diversamente moderno, pp. 255-256).

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