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La condanna dei Tre Capitoli

L’imperatore bizantino Giustiniano (482-565) dirigeva la vita della Chiesa come quella dello Stato. Nessun altro imperatore, né prima né dopo di lui, ebbe un così forte potere di controllo sui papi e i patriarchi.

Giustiniano raffigurato in un mosaico di San Vitale a Ravenna

Giustiniano decideva sulle questioni dogmatiche e anche su quelle liturgiche. Dirigeva concili. Scriveva di suo pugno opere teologiche e anche inni religiosi. Interveniva di persona per ogni singola questione ecclesiastica.

Il 5 maggio 553 convocò a Costantinopoli il V concilio ecumenico. L’obiettivo dell’imperatore era quello di portare a una posizione comune la Chiesa d’Oriente e quella di Occidente nella condanna del monofisismo (dal greco μονος, monos, “solo, unico” e ϕύσις, phýsis, “natura”).

L’eresia, sostenuta dal monaco Eutiche (378- 454) riconosceva a Cristo la sola natura divina e ne cancellava quella umana.

Giustiniano cercava un compromesso con i monofisiti, presenti in Siria e in Egitto. Allo stesso tempo, la nuova politica imperiale di conquiste in Occidente imponeva un accordo con la Chiesa di Roma. La posizione antimonofisita dei papi alimentava l’ostilità delle forze separatiste copte e siriane verso il potere centrale di Costantinopoli. Giustiniano cercò in ogni modo di uscire da questo problema.

Il concilio ecumenico del 553 condannò come infetti di eresia i cosiddetti Tre Capitoli (τρίακεϕάλαια). Erano le proposizioni teologiche contenute negli scritti dei vescovi Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro e di Iba di Edessa. Questi religiosi erano favorevoli al nestorianesimo, la dottrina di Nestorio, il patriarca di Costantinopoli morto nel 451, già condannata, più di cento anni prima, nel Concilio di Efeso (431).

Nestorio raffigurato in un’opera di Romeyn de Hooghe del 1688

Nestorio sosteneva l’esistenza, in Gesù Cristo, oltre che di due nature (divina e umana), anche di due persone. Ma enfatizzava la natura umana di Gesù rispetto a quella divina.

Con la condanna dei cosiddetti Tre Capitoli, Giustiniano puntava al ritorno ritorno dei monofisiti all’unità della fede. Cercò di soddisfare sia l’Oriente che l’Occidente. Ma finì con il non accontentare nessuno. Le dispute dottrinali non cessarono. Con mille esitazioni, i patriarchi orientali approvarono l’editto imperiale ma a condizione che anche il papa fosse d’accordo.

Gran parte dei vescovi d’Occidente si oppose però in modo anche violento ai decreti del concilio. Certo non per la condanna in sé del nestorianesimo. Ma per un’altra, importante ragione: appena due anni prima, nel Concilio di Calcedonia del 451, gli scritti di Teodoreto e Ibas erano stati riconosciuti come ortodossi. Molti vescovi videro quindi le conclusioni del V concilio ecumenico di Costantinopoli e gli anatemi voluti da Giustiniano come un vero e proprio attentato al sinodo precedente.

Le contestazioni furono durissime. I vescovi africani arrivarono a scomunicare papa Vigilio, che pure era stato deportato a Costantinopoli e costretto con la forza a sottoscrivere i decreti del concilio.

Anche dopo la solenne condanna dei Tre Capitoli da parte del concilio, i vescovi dell’Africa, dell’Illirico e della Dalmazia fecero resistenza. In Italia settentrionale si arrivò anche a uno scisma che divise la Chiesa d’Occidente per circa un secolo e mezzo: fu riassorbito a fatica, con la sola eccezione della provincia di Aquileia, che si riunì alla Chiesa di Roma soltanto nel 698, all’epoca di papa Sergio.

Il V concilio ecumenico di Costantinopoli estirpò il nestorianesimo in modo definitivo in Occidente. I nestoriani trovarono rifugio nell’impero persiano. Le Chiese nestoriane ebbero grande diffusione in Oriente e confluirono in parte nella Chiesa caldea. Tracce del nestorianesimo rimangono ancora oggi in India e in Iraq.

I decreti del Concilio di Costantinopoli del 553 sono validi ancora oggi per la Chiesa cattolica e per la Chiesa ortodossa. Ma anche per i vetero cattolici e i luterani.

Professano ancora il monofisismo tre grandi Chiese che risalgono al VI secolo: quella egiziana o copta, la Chiesa siriaca giacobita e la Chiesa armena.

Virginia Valente

Da leggere:
Georges Tate, Giustiniano – Salerno Editrice, 2006.
Giorgio Ravegnani, L’età di Giustiniano, Carocci editore, 2019.
Cyril Mango, La civiltà bizantina, Laterza 2019.
Georg Ostrogorsky, Storia dell’impero bizantino, Einaudi, 1993
Silvia Ronchey, Lo Stato bizantino, Einaudi, 2002.
Steven Runciman, La civiltà bizantina, Ghibli, 2014.
Charles Diehl, La civiltà bizantina, Garzanti, 1962.
Gerhard Herm, I bizantini, Garzanti, 1997.

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