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Irene, la donna che si fece Imperatore

“Irene, l’unica donna che si fece uomo per governare i Romani d’Oriente. Santa per aver riammesso il culto delle immagini sacre, diabolica perché fece assassinare il suo unico figlio, morì in solitudine a Lesbo”.

Irene d’Atene fu imperatrice bizantina dal 797 all’802

Descrivere la vita di una santa non è mai stato facile. Se da un lato ci si imbatte sul suo profilo agiografico, ricolmo di una perfetta retorica descrittiva, dall’altro, magari scavando un po’, si possono trovare dettagli molto interessanti che permettono una ricostruzione biografica molto più vicina alla realtà. Se oltre a queste normali difficoltà ci si aggiunge pure un periodo turbolento e poco comprensibile come quello iconoclasta, ecco la vita di Irene diventare ancora più stimolante.

Come un’altra santa, Olga di Kiev, Irene fece di tutto per ottenere il potere e mostrò il suo lato più oscuro quando lo ottenne. Eppure, quando fu scelta dai messi imperiali, verosimilmente quindicenne, a fronte della sua straordinaria bellezza e della sua indubbia fede cristallina, mostrava poca vivacità e una naturale quanto educata timidezza.

Sotto il suo sguardo tenebroso celava però un che di superbia ben nascosto dalla dura educazione ricevuta in famiglia. Quando i messi imperiali la videro se ne compiacquero e mandarono subito le informazioni all’Imperatore che era alla spasmodica ricerca di una moglie per il proprio figlio maschio, Leone. Irene, ovviamente, accettò di buon grado l’offerta da parte del palazzo imperiale e acconsentì di sposare il figlio dell’Imperatore. Il loro matrimonio fu felice, e appena nove mesi dopo i due ebbero il primo figlio che chiamarono, per continuità dinastica, Costantino. Tutta la famiglia imperiale assistette al lieto evento e per un lungo periodo a Costantinopoli si fece festa.

Irene però pensava al futuro da principessa. Come sposa del prossimo Imperatore aveva degli obblighi ben definiti dal rigido protocollo romeo. Così ella si dedicò all’apprendere, ascoltare, curiosare, e a rendere il palazzo imperiale la sua futura casa. Il tempo però fu tiranno, così come il triste destino di Leone. Trascorsi appena cinque anni di matrimonio, Irene si trovò con le redini dell’Impero in mano, visto che il giovane Costantino VI era ancora piccolo per poter governare.

Solidi con l’effige di Irene

Il suo avvenire però non si concretò immediatamente, anzi, nel primo momento Irene fu accerchiata da oppositori e dai fratellastri di Leone. Oltre a ciò il suo essere donna non le rese la situazione certamente facile, anzi, gran parte della corte pensava che lei fosse del tutto inadatta al ruolo di “Imperatrice madre”.

Si deve però precisare che l’Impero dei Romani non era più quello ereditato da Giustiniano e prima di lui da Costantino, sebbene preservasse le leggi romane e la cultura greca, era molto affascinato dalla mistica cristiana. Le leggi promulgate da Leone III e da Costantino V, avevano consegnato alla moglie poteri maggiori che permettevano loro di tutelarsi dall’ingombrante presenza del pater familias. Infatti, nell’Impero della Nuova Roma la donna godeva di una posizione sociale ed amministrativa decisamente migliore di quanto le era stato riservato nella Roma di qualche secolo prima.

Irene riuscì a sfruttare tutto quello che la legge le permetteva. Appena assurta al potere scoprì di essere naturalmente portata per il comando. Quella che un tempo era una timida e provinciale donna della lontana e decaduta Atene, ora si stava trasformando in una perfetta burocrate costantinopolitana.

Nonostante fosse solo reggente fece sentire la sua voce ovunque: destrutturò l’élite iconoclasta costruita dal suocero sostituendola con una a lei fedele, sventò poi un colpo di stato ordito dai fratellastri di Leone confermando il suo unico figlio come erede legittimo di suo marito, Leone IV. La sua figura duale, madre premurosa e imperatrice mai si scollò, almeno fino a quando Costantino non crebbe abbastanza per prendere decisioni autonome. Molti gruppi, specie l’élite militare, vedevano nel figlio di Leone IV il discendente legittimo della famiglia imperiale, e quindi l’unico titolare al porfido trono. Quando fu maggiorenne Costantino tentò di emanciparsi ma questo gli riuscì solamente a livello teorico, il rapporto simbiotico madre-figlio mai si spezzò anzi, con gli anni crebbe in maniera abnorme.

L’esercito impose il figlio di Leone a mandare in esilio la madre una volta raggiunto il potere, ma Costantino non lo fece mai: prima la relegò agli arresti domiciliari, poi si convinse di restituirle la sua antica dimora ed infine le tolse anche l’obbligo di non vedere persone esterne al suo entourage.

Il sarcofago di Irene nella Basilica di Santa Sofia (Istanbul)

Irene ebbe così la possibilità di muoversi silenziosamente come un serpente marino degli oceani profondi. Appena poté colpire lo fece con una ferocia incredibile. Riuscì a far imprigionare il suo unico figlio e ordinò alle sue guardie di accecarlo. Si trovò così alla guida dell’Impero più grande e più prestigioso d’Europa, e non scelse il solito titolo femminile di Basilissa, ma optò per quello maschile di “Basileus ton Rhomaion” (Imperatore dei Romani). Dimostrando tutta la sua volontà non solo di governare, ma pure di comandare. Una donna che diventò uomo solo sui documenti e preservò, invece, la propria femminilità nella gestione di un potere ormai assoluto.

Irene fu anche capo militare e riuscì ad ottenere discreti successi contro Bulgari e Arabi. Ebbe forse un amante, per altro anch’egli ripudiato ed in seguito perseguitato, ma non si risposò. La sua straordinaria bellezza andò scemando negli anni a differenza della sua fede passionale, che divenne sempre elemento fondamentale nella sua perigliosa vita.

Gli anni del suo governo non sono ricordati come rivoluzionari. Irene anzi si mosse nel solco della tradizione, specie dopo il ritorno al culto delle immagini da lei lungamente e convintamente voluto. Le sue riforme amministrative ed economiche si rivelarono presto fallaci e controproducenti, tanto che furono abolite non appena Irene fu deposta. Cinque giorni dopo la sua cacciata arrivò una lettera da Carlo, re dei Franchi e nuovo Imperatore d’Occidente con una richiesta di matrimonio per Irene. Se la proposta fosse stata accolta, i due Imperi, le due Roma, si sarebbero potute riunire come un tempo ricostruendo l’unità così agognata da Giustiniano e dagli Imperatori dopo di lui.

Ma la lettera, come è stato detto, giunse troppo tardi ed Irene, con la sua indole autoritaria, già aveva creato molti dissapori nell’entourage imperiale. Il suo governo autocratico e solitario durò appena cinque anni. Poi venne deposta e costretta a prendere i voti monastici. Morì appena cinquantenne sull’isola di Lesbo, sola e dimenticata.

Nicola Bergamo

Consigli di lettura:

N. Bergamo, Irene, Imperatore di Bisanzio, Jouvence, Milano, 2015.

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