Ildegarda e la lingua artificiale

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Ildegarda di Bingen in una raffigurazione del manoscritto Scivias

L’Esperanto ha un patrono. Anzi, una santa patrona: è Ildegarda di Bingen.

La lingua artificiale creata nel XIX secolo dall’oftalmologo polacco Ludwik Lejzer Zamenhof trova infatti un antecedente proprio nella monaca tedesca, tra le più importanti figure della spiritualità femminile medievale.
Scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista, compositrice, filosofa, cosmologa, naturalista, ma anche consigliera politica, profetessa, fondatrice del monastero Bingen am Rhein, religiosa controcorrente e anticonformista, Ildegarda è stata anche l’autrice di una delle prime lingue artificiali di cui si abbiano notizie, la Lingua ignota, da lei utilizzata probabilmente per fini mistici.

La Lingua ignota utilizza un alfabeto di 23 lettere, definite le ignotae litterae. Ildegarda ha parzialmente descritto la lingua in un’opera intitolata Lingua ignota per hominem simplicem Hildegardem prolata, di cui sono sopravvissuti solo due manoscritti, entrambi risalenti al Duecento: il Codice di Wiesbaden e un manoscritto di Berlino.

Il testo è un glossario di 1011 parole con traslitterazione per la maggior parte in latino e in tedesco medioevale. Le parole sembrano essere per lo più nomi con qualche aggettivo.
Sotto l’aspetto grammaticale la lingua ideata da Ildegarda appare come una parziale rilessificazione della lingua latina: è stata forgiata, cioè, adattando parole nuove sulla grammatica latina.

Non si sa se sia mai stata usata da altre persone al di fuori della sua creatrice.

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Le 23 litterae ignotae di Ildegarda

Secondo alcuni studiosi del XIX secolo l’intenzione della monaca tedesca sarebbe stata proprio quella di proporre una lingua universale che unisse tutti gli uomini (per questo motivo santa Ildegarda è oggi come la patrona degli esperantisti), tuttavia oggi è generalmente accettato che la “Lingua ignota” sia stata concepita come un linguaggio segreto, simile alla “musica inaudita” di Ildegarda, della quale ella avrebbe avuto conoscenza per ispirazione divina.

Monaca aristocratica, Ildegarda più volte definì se stessa come “una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio”. Fedele peraltro al significato del suo nome, “protettrice delle battaglie”, fece della sua religiosità un’arma per una battaglia da condurre per tutta la vita: scuotere gli animi e le coscienze del suo tempo.

Non ebbe timore di uscire dal monastero per trattare con vescovi e abati, nobili e principi. In contatto epistolare con il monaco cistercense Bernardo da Clairvaux, come lui rivoluzionò il concetto stesso di monachesimo, uscendo dal chiostro per prendere parte attiva nella vita politica e religiosa del suo tempo.

Ildegarda fu infatti in stretti rapporti con l’imperatore Federico Barbarossa, che poi sfidò con parole durissime quando questi oppose due antipapi ad Alessandro III. L’imperatore, peraltro, non si vendicò dell’affronto, ma lasciò cadere il rapporto di amicizia che fino ad allora l’aveva legato alla mistica.

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Una immagine tratta dal Liber Divinorum Operum (sec. XIII)

Nel 1169 Ildegarda eseguì persino un esorcismo su una tale Sigewize, che aveva fatto ricoverare nel suo monastero, dopo che altri religiosi non erano approdati a nulla: nel rito da lei personalmente condotto volle però naturalmente la presenza di sette preti, visto che solo i sacerdoti – secondo la Chiesa Cattolica – sono dotati del ministero di esorcista.

“Nel monastero di Rupertsberg vicino a Bingen nell’Assia in Germania – recita il Martirologio romano – santa Ildegarda, vergine, che, esperta di scienze naturali, medicina e di musica, espose e descrisse piamente in alcuni libri le mistiche contemplazioni, di cui aveva avuto esperienza”.

Ildegarda morì nel 1170 e fu seppellita nel Monastero di Rupertsberg. Quando però nel 1632, durante la Guerra dei Trent’anni, il monastero fu distrutto e bruciato dagli Svedesi, i monaci benedettini portarono via con loro le reliquie nella cappella del priorato di Eibingen, dove ancora oggi si trovano.

Papa Giovanni Paolo II, in una lettera per l’ottocentesimo anniversario della sua morte, salutò in Ildegarda la “profetessa della Germania” e la donna “che non esitò a uscire dal convento per incontrare, intrepida interlocutrice, vescovi, autorità civili, e lo stesso imperatore”.

Il 10 maggio 2012 papa Benedetto XVI la proclamò santa e il 7 maggio dello stesso anno dottore della Chiesa. La sua memoria liturgica cade il 17 settembre, giorno della sua morte. Tale giorno, secondo la tradizione, sarebbe stato “predetto” dalla santa a seguito di una delle sue ultime visioni

Ildegarda nel corso della sua vita ebbe infatti numerosissime visioni, di cui ha lasciato dettagliati resoconti illustrati nei manoscritti Scivias e Liber divinorum operum. Alcuni studiosi hanno suggerito che l’origine di queste visioni sia di tipo neurologico. Lo storico della scienza e della medicina Charles Singer le attribuì ad aure di origine emicranica, teoria resa popolare dal celebre neurologo Oliver Sacks, autore del “Risvegli” da cui fu tratto il film con Robert De Niro e Robin Williams, e scomparso dopo una lunga malattia nel 2015.

Arnaldo Casali

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