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Il tempo medievale

Orologio cattedrale di WellsIl tempo è un frammento dell’eternità. Quindi appartiene a Dio. E dunque alla sua Chiesa. Il sole detta il ritmo delle ore con l’alternarsi degli anni e delle stagioni, del giorno e della notte. Quel “bianco mantello di chiese” che come scrisse Rodolfo il Glabro ricoprì all’improvviso l’Europa a partire dall’anno Mille, avvolge anche la vita quotidiana dell’uomo medievale (nella foto, l’orologio della cattedrale di Wells).

Le feste liturgiche scandiscono i vari periodi dell’anno. Così le campane, tra l’alba e il tramonto, segnalano ai fedeli gli ordinati frammenti che compongono la giornata, spezzata e ricomposta tre volte dall’Angelus, la preghiera cattolica che ricorda il mistero dell’Incarnazione.

Come scrisse Jacques Le Goff, c’è il tempo imposto dalle campane, dalle trombe e dagli olifanti. Il chierico, il cavaliere e il contadino obbediscono a tempi diversi.
Il tempo del signore è regolato dagli obblighi richiesti dal mestiere delle armi oppure dal suo status di comandante o di vassallo.
La luce e il buio, insieme al raccolto e alla semina, marcano il tempo del contadino. Le preghiere accompagnano la giornata e gli obblighi degli uomini di fede.

Le ore si contano e non si leggono. Così il suono ineluttabile e rassicurante che arriva dai campanili, detta i doveri, i riposi e l’alternarsi dei compiti quotidiani.
Rimane l’abitudine delle ore romane. Le 24 ore della giornata sono divise in due parti di 12 ore, quelle del giorno e quelle della notte.
Il giorno va dalle attuali ore 6 fino alle attuali ore 18. La notte inizia dalle attuali ore 18 e si conclude alle 6 del mattino.
Le ore del giorno sono divise in quattro parti, di tre ore ciascuna: terza (ore 9); sesta (ore 12); nona (ore 15) e dodicesima (ore 18).
Anche le ore della notte sono divise in quattro parti, chiamate “vigilie”, dal nome che i soldati romani davano ai turni di guardia: prima (dalle ore 19 alle ore 21); seconda (dalle ore 21 alle ore 24); terza (dalle ore 24 alle ore 3) e quarta (dalle ore 3 alle ore 6).

Orologio su una parete della Cattedrale di Chartres - FranciaLe ore erano legate al ciclo solare e quindi, secondo le stagioni, avevano una durata diseguale: d’estate le ore diurne erano più lunghe rispetto a quelle notturne. D’inverno invece accadeva il contrario. Tra equinozio e solstizio infatti le ore aumentavano o diminuivano: erano quindi uguali tra loro, in modo approssimativo, solo nel corso di uno stesso giorno (nella foto, l’orologio su una parete della cattedrale di Chartres).
Questo fenomeno si può constatare osservando un quadrante solare medievale: uno stilo perpendicolare al quadrante proietta la sua ombra sulle linee incise in base ai calcoli delle ore. Quella del centro indica il mezzogiorno, cioè il passaggio esatto del sole dal meridiano del luogo. Cinque linee a sinistra e sei a destra, numerate da 1 a 12, indicano le altre ore: la prima corrisponde al sorgere del sole, l’ultima al tramonto. Ma sono linee divergenti, che rispettano la durata non uguale delle ore a seconda della lunghezza dei giorni.
Nei conventi il ritmo delle ore era sorvegliato da un monaco che attraverso la campana annunciava i momenti precisi della preghiera. Ore quindi canoniche, che presto divennero importanti per tutti. Erano il mattutino, la prima, la terza, la sesta, la nona, il vespro, e la compieta.
Il vespro era l’ufficio recitato alle 18, dopo il tramonto. La compieta, ultimo momento di preghiera, dava il segnale della fine della giornata. Era chiamata così proprio perché arrivava al compimento (“alla chiusura”) delle ore canoniche.

Con la diffusione in tutta Europa del monachesimo benedettino assunse una particolare importanza l’ora nona, corrispondente all’incirca alle ore 15. Segnava la pausa principale della giornata, quella in cui il monaco cessava di lavorare e raggiungeva il refettorio.

Tra il lavoro e la preghiera (“Ora et labora”) a tutte le latitudini, l’ora del pasto era attesa dai monaci con comprensibile impazienza, soprattutto in tempo di Quaresima, il periodo di penitenze e digiuni che precede la Pasqua. Tanto da arrivare ad anticipare quel momento cruciale, che diventò un’ora diversa, come ci ricorda l’inglese moderno attraverso i termini “noon” e “afternoon”.

Virginia Valente

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