Il tempio del Sole

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La chiesa di San Salvatore a Terni, datata al secolo XI, è ancora oggi conosciuta come “Il tempio del Sole”

È il settimo giorno prima delle calende di gennaio, giorno del Sol Invictus e tutta la popolazione di Interamna è riunita nel Tempio del Sole per il sacrificio rituale.

I fedeli entrano dall’unica porta all’interno dell’alto cilindro costruito con pietre spugnose e si siedono lungo la parete circolare, in attesa del sacerdote. Al centro del circolo c’è un ara sacrificale: un altare ai cui angoli sono scolpite quattro teste di bue.

Il cilindro si chiude con un’alta cupola alla cui sommità è posto un foro circolare da cui penetra un fascio di luce che invade l’altare.
Il sole, stanno pensando i fedeli riuniti attorno all’altare, è completamente diverso dagli altri dei. Non ha niente a che fare con il pettegolezzi dell’olimpo: senza di lui non crescono le piante, non nascono gli animali. Senza di lui l’uomo è perduto. Il freddo lo assale e nelle tenebre non può muoversi, non può difendersi dai pericoli né vedere quello che lo circonda.

Quanto più Lui è lontano tanto più la vita è difficile per l’uomo. Durante l’inverno si allontana e il freddo aumenta e le ore di luce sono più corte e il cibo non c’è.

È un Dio strano. La cosa più bella e potente che si possa ammirare nella volta celeste. Eppure ogni giorno si spegne lentamente, scende dalla vetta del cielo e cade sotto la terra, e muore. E ogni giorno resuscita sorgendo all’orizzonte per salire ancora sul suo trono nel cielo. Una passione e una gloria che si rinnovano ogni giorno, ogni anno. Ogni notte la Luna si fa portatrice della speranza in un giorno nuovo, ogni giorno l’appassire della luce è l’annuncio di una notte che arriverà. Ogni estate si passa nel calore e nella luce aspettando con timore il gelo dell’inverno. Ed ogni duro inverno si affronta coraggiosamente nella certezza di una nuova estate.

Nel mezzo della cerimonia, viene portato un agnello all’interno del tempio e sgozzato sull’altare, poi viene deposto su un letto di paglia e gli viene dato fuoco.
L’assemblea intona canti e preghiere e il fumo sale in alto, fino alla cupola, esce dal foro e continua il suo cammino, fino a raggiungere il Sole, che ringrazierà donando agli uomini una nuova primavera, ancora luce, ancora caldo, ancora vita, ancora speranza.

Così, per secoli, la tradizione ha raccontato le origini della chiesa di San Salvatore detta “Il tempio del Sole”: la più antica della città Terni e anche la più misteriosa, custode di tradizioni e leggende che si perdono nella notte dei tempi.

La chiesa di San Salvatore è il più antico luogo di culto cristiano di Terni

La chiesa di San Salvatore è il più antico luogo di culto cristiano di Terni

Il soprannome “Tempio del sole” è così radicato da aver dato il nome a una via del quartiere e a una popolare pizzeria nelle vicinanze.
A suggerire l’origine pagana, oltre al nome (il culto cristiano del Salvatore si è sovrapposto spesso a quello pagano del sole, basti pensare al giorno di Natale) l’insolita forma circolare dell’edificio in cui si trova l’altare, che ricorda il Pantheon di Roma.

In realtà, all’inizio degli anni ‘70 uno studio dell’architetto Renzo Pardi ha demolito definitivamente la leggenda, datando la chiesa all’XI secolo inoltrato, anche se a causa dell’impossibilità di effettuare scavi adeguati (vista la presenza di numerosi edifici nella zona) le origini dell’edificio sono in parte ancora avvolte nel mistero. La forma rotonda del presbiterio continua infatti a costituire uno degli organismi architettonici più discussi ed enigmatici dell’Umbria, sia per la datazione che per la funzione, non si sa se di mausoleo, di oratorio o di battistero.

Un’altra tradizione – testimoniata da una lapide presente nel giardino della chiesa – vuole San Salvatore sede dello storico incontro tra papa Zaccaria e il re dei Longobardi Liutprando, che nel 742 diede origine allo Stato pontificio con la celebre “Donazione di Sutri”. In realtà le mura della chiesa, nell’VIII secolo, non esistevano ancora e l’“Oratorio del Salvatore” citato dallo storico Anastasio Bibliotecario doveva trovarsi probabilmente in un altro edificio della città con lo stesso nome, forse nei pressi di San Valentino, dove si svolse la cerimonia ufficiale della donazione.
Ad alimentare e in qualche modo giustificare le molte leggende sulle origini pagane di San Salvatore, c’è anche il fatto che la chiesa sorge effettivamente su resti romani ancora oggi ben visibili, anche se si tratta non di un edificio di culto ma di una villa privata del primo secolo dell’Impero. Non solo, ma l’altare maggiore è ricavato dai resti di un cippo romano, probabilmente un’ara pagana.

SS_1La chiesa di San Salvatore ha una struttura tipicamente romanica: l’edificio è costituito da una navata unica divisa in due campate, in fondo alla quale si apre il corpo terminale a pianta circolare coperto da una cupola recante al sommo un’apertura rotonda; al vano circolare segue un’abside quadrangolare coperta da una volta a botte. Sul fianco sinistro si apre la cappella Manassei, accanto alla quale sorgeva quella dei Filerna, abbattuta durante i restauri e i cui resti sono oggi adibiti a sacrestia. Dietro l’altare si può ammirare un affresco di scuola perugina dei primi del Cinquecento che rappresenta la Crocifissione con la Vergine, san Giacomo e la Maddalena (di cui resta però solo la sagoma, essendo le fattezze del tutto cancellate), che è stato recentemente restaurato e riportato all’originario splendore, così come gli affreschi della cappella Manassei, dovuti alla mano di un ignoto maestro umbro del Trecento, raffiguranti la Crocifissione, San Giovanni, Santa Maria Maddalena con santa Caterina martire e la Madonna in trono con gli angeli e sant’Agnese.

Gli affreschi, così deteriorati da non essere quasi più visibili, sono tornati alla luce grazie al restauro operato dalla Soprintendenza negli anni duemila. I resti romani che si trovano sotto la chiesa, sono stati scoperti nel corso degli scavi del 1909, al termine dei quali furono nuovamente interrati. Una parte dei resti è invece oggi visibile grazie ai lavori effettuati nel 1970 e finanziati dalla Cassa di Risparmio di Terni, dopo i quali il pavimento della chiesa è stato alzato di oltre un metro lasciando accessibile e visibile (da finestre aperte sul pavimento) la zona inferiore.
Attraverso una botola presente sul pavimento della chiesa e un passaggio nei sotterranei (utilizzati oggi come locali parrocchiali) si può anche accedere direttamente ad una parte dei resti della villa romana, compiendo così un breve ma suggestivo viaggio in una storia e una leggenda lunghe duemila anni.

Arnaldo Casali

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