Il Teatro Comunale di Gubbio

9877Una volta si chiamava Teatro della Fama. E ha avuto anche il nome di Condominiale. Il Teatro Comunale di Gubbio, luogo deputato per gli spettacoli del Festival del Medioevo, venne inaugurato nei giorni di carnevale del 1738.
I lavori erano iniziati venticinque anni prima, promossi e sostenuti da una accademia di nobili eugubini che si costituì appositamente per l’occasione. L’edificio era molto più piccolo di quello attuale. L’architetto Maurizio Lottici e il pittore Giovanni Mattioli, ambedue di Parma, progettarono e decorarono gli interni nel 1737 con la soprintendenza dell’abate Bartolomeo Benveduti.
Il teatro fu subito utilizzato per recite, concerti e burlette. Poco più di ottanta anni dopo, nel 1822, l’edificio iniziò ad avere dei problemi strutturali. Ci vollero altri quarant’ anni per progettarlo e trasformarlo completamente.
Nel 1862, quando il nuovo teatro fu inaugurato, gli eugubini stentarono a riconoscerlo: la platea e il palcoscenico erano stati invertiti e c’era un atrio, nuovo di zecca, con altri locali annessi. Il progetto dell’ingegnere Ercole Salmi mantenne l’ordine dei palchi esistenti e previde una nuova e elegante facciata. Per ampliare lo spazio del palcoscenico fu addirittura acquistata una casa attigua al teatro. E cambiò anche il loggione, grazie agli interventi suggeriti dall’architetto modenese Luigi Poletti e progettati da Vincenzo Ghinelli di Senigallia (1859).
Alle decorazioni, le finiture e gli arredi, tra il 1859 e il 1862, parteciparono i migliori artisti eugubini del tempo, sotto la direzione di Raffaele Antonioli, Ulisse Baldelli e Nazzareno Lunani.
Le decorazioni in stucco che ancora ornano i parapetti dei palchi vennero disegnate da Vincenzo Ghinelli e realizzate grazie a Raffaele Morena e Senofonte Mischianti. Le dorature degli stucchi e gli ornati in legno furono creati da Francesco Mazzacrelli. I mascheroni intagliati sono invece opera di Pipillo, nome d’arte di Giuseppe Ceccarelli.
La decorazione del soffitto della sala si deve al pittore Raffaele Antonioli.
5065bceeEntro dodici spicchi delimitati da colonnine, sono raffigurati i geni delle Muse ed alcuni amorini. Nel bordo esterno compaiono invece dodici medaglioni, con cornici stellate, recanti i ritratti dei principali compositori, commediografi e drammaturghi italiani del XIX e XIX secolo.
Musi leonini e volti con copricapi piumati – che dovrebbero simboleggiare le nazioni della Terra, a testimonianza dell’universalità dell’arte teatrale – compaiono sul bordo esterno, proprio in corrispondenza delle colonnine. Allo stesso Antonioli si deve la decorazione con trofei musicali dell’architrave della bocca d’opera.
Il sipario che raffigura il medievale Palazzo dei Consoli, opera dell’eugubino Gaetano Alessandrini, si aprì nel 1862. La tradizionale illuminazione a olio d’oliva venne sostituita nel corso del 1880 perché “costa troppo e ci si vede poco”. Clodomiro Menichetti, pittore e decoratore, negli anni Venti del Novecento, restaurò e tinteggiò con nuovi colori la sala. Un altro dei tanti cambiamenti della struttura, fino all’ultimo restauro del 1985 che ci mostra il Teatro Comunale in tutta la sua bellezza.

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