Il sinodo del cadavere

concilio-cadaverico-jean-paul-laurens-1870-nantes-musee-des-beaux-arts

Concilio cadaverico, Jean-Paul Laurens (1870), Nantes, Musée des Beaux-Arts

Roma, febbraio dell’anno del Signore 897. Tutto il clero, capeggiato dal suo vescovo, è riunito nella Cattedrale di San Giovanni in Laterano per celebrare solennemente un processo per eresia.

L’imputato siede su un maestoso trono; gli accusatori, intorno, lo interrogano; ma interrogato l’imputato non risponde. Non si difende, nemmeno ci prova. Se ne resta in silenzio, assiso sul suo trono: le orbite vuote, il naso scarnificato, le mascelle in vista, le braccia tenute insieme da qualche tendine, le ossa coperte da un sottile strato di pelle. Il processo è contro papa Formoso, ma ad essere stato convocato è solo il suo corpo decomposto.

Stefano VI non si è accontentato di cambiare radicalmente la guida imposta alla Chiesa dal suo predecessore, di revocarne tutti i provvedimenti e di infangarne la memoria. E non si accontenta nemmeno di dichiararlo eretico e apostata, no: Stefano vuole arrivare fino in fondo, fino allo sfregio supremo, ad un atto grottesco e raccapricciante che nessuno aveva mai osato prima e nessuno oserà mai più dopo: ha fatto riesumare il corpo di Formoso e ha organizzato quello che passerà alla storia come il “Sinodo del cadavere”.

Il corpo del papa è stato rivestito dei paramenti pontifici e collocato su un trono nella basilica lateranense per “rispondere” delle accuse di eresia. In realtà, tanto per cambiare, le ragioni che stanno dietro questo atto macabro e clamoroso, sono squisitamente politiche.
Stefano VI ha ottenuto l’elezione a papa grazie all’appoggio del partito spoletino, lo stesso contro cui si era schierato il suo predecessore.

papa-formoso-in-unincisione-di-cavallieri-del-1588

Papa Formoso, in un’incisione di Cavallieri del 1588

Da vescovo e cardinale Formoso era stimato per la sua cultura e la sua austerità di vita e già nell’872 era stato candidato al papato.
Rappresentante della fazione filo-germanica contro quella filo-francese, era stato sconfitto da Giovanni VIII che – a seguito degli scontri tra le due fazioni – nell’876 lo aveva scomunicato, per assolverlo due anni dopo riducendolo, però, allo stato laicale ed esiliandolo da Roma. Nell’883 il nuovo papa Marino (che apparteneva anche lui al partito germanico) aveva riabilitato completamente Formoso. Tornato protagonista della vita della Chiesa, aveva fatto eleggere e consacrare papa Stefano V nell’885 e alla sua morte – nel 891 – era stato eletto lui stesso papa. Poco dopo si era trovato in guerra con i duchi di Spoleto che erano arrivati a imprigionarlo a Castel Sant’Angelo, dal quale lo aveva liberato l’imperatore Arnolfo di Carinzia.
Morto nel pieno degli scontri fra spoletini e tedeschi, il 4 aprile 896, è stato sepolto in Vaticano ma è rimasto nella sua tomba solo nove mesi.

Il duca Lamberto e sua madre Ageltrude hanno infatti imposto al nuovo papa Stefano VI un processo postumo a carico del papa defunto: il “Synodus horrenda”.
A presiedere la macabra adunanza nel ruolo del grande accusatore è lo stesso papa Stefano. Un diacono viene incaricato di rispondere in vece del pontefice deceduto, e al termine della terrificante messa in scena, il verdetto stabilisce che Formoso è stato indegno del pontificato, e dunque viene ufficialmente deposto: tutti i suoi atti sono annullati e gli ordini da lui conferiti dichiarati non validi.

«L’avvocato di papa Stefano si alzò, si volse verso quella mummia orribile, al cui fianco sedeva un diacono tremante, che doveva fargli da difensore, propose le accuse; e il papa vivente, con furore insano, chiese al morto: “Perché, uomo ambizioso, hai tu usurpato la cattedra apostolica di Roma, tu che eri già vescovo di Porto?”. L’avvocato di Formoso addusse qualcosa in sua difesa, sempre che l’orrore gli abbia permesso di parlare; il cadavere fu riconosciuto colpevole e condannato. Il sinodo sottoscrisse l’atto di deposizione, dannò il papa in eterno e decretò che tutti coloro ai quali egli aveva conferito gli ordini sacerdotali, dovessero essere ordinati di nuovo. I paramenti furono strappati di dosso alla mummia e con grida barbariche, gettarono il cadavere fuori dall’aula».

una-incisione-allegorica-del-processo-di-papa-stefano-vi-a-formoso

Una incisione allegorica del processo di papa Stefano VI a Formoso

Le tre dita della mano destra, usate per le benedizioni, gli vengono recise; poi, con urla selvagge i resti di Formoso vengono trascinati via dalla sala e gettati nel Tevere in un’orgia macabra.
Il cadavere percorre, per tre giorni, circa venti miglia trascinato dalla corrente del fiume, fino ad arenarsi su una sponda presso Ostia dove viene riconosciuto da un monaco (si dice indirizzato lì da una visione del defunto pontefice) e nascosto dai suoi fedeli fino alla morte di papa Stefano.

Morte che, peraltro, non tarderà ad arrivare: l’orrore e l’indignazione è tale – nel popolo romano – da generare una rivolta popolare che porta alla cattura e la deposizione dello stesso papa Stefano. Imprigionato a Castel Sant’Angelo, nel mese di ottobre verrà strangolato. Due mesi dopo i resti di Formoso saranno riconsegnati a papa Romano e di nuovo inumati nella basilica di San Pietro dal successore. Papa Giovanni IX (898-900) annullerà tutti gli atti del processo contro Formoso dandoli alle fiamme: i prelati presenti al Sinodo verranno perdonati in quanto costretti sotto minaccia, mentre i promotori saranno scomunicati.

Da quel momento verranno severamente proibiti i processi contro i morti. L’episodio resterà nella memoria collettiva per secoli tanto da essere citato anche da Luis Bunuel nel film La via lattea.

Arnaldo Casali

Da leggere:
Ferdinand Gregorovius, Storia di Roma nel Medioevo, vol.II, Roma, Colosseum, 1988.
Girolamo Arnaldi, Papa Formoso e gli imperatori della casa di Spoleto, in Annali della facoltà di lettere e filosofia di Napoli, vol.1, 1951.
Jean-Marie Sansterre, Formoso in Enciclopedia dei Papi, vol. 2, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2000.
Claudio Rendina I Papi – storia e segreti, Roma, Newton&Compton editori, 2005.
Tommaso Di Carpegna Falconieri, Guido, conte marchese di Camerino, duca marchese di Spoleto, re d’Italia, imperatore, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 61, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2004.
Tommaso di Carpegna Falconieri, Lamberto, re d’Italia, imperatore, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 63, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2004.
Ludovico Gatto, Storia di Roma nel Medioevo, Roma, Newton&Compton editori, 2004.

  • Consenso al trattamento dati