Il simbolo della ruota

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La simbologia dell’alterna fortuna nell’iconografia medievale

La ruota gira, gira per tutti. A volte è una promessa, a volte una minaccia. Dalle stelle si finisce alle stalle, e dalle stalle alle stelle. Così gira il mondo, così gira la ruota della fortuna, alternando le stagioni della vita come quelle dell’anno.
Regnabo, regno, regnavi, sum sine regno”: ovvero regnerò, regno, regnavo, sono senza regno. Il motto latino che accompagna le raffigurazioni della Ruota della fortuna esprime bene l’alternarsi del fato.

Tipicamente, nella Rota Fortunae si distinguono quattro fasi, che possono però moltiplicarsi nelle diverse varianti: un movimento ascendente, che dalla miseria porta verso la ricchezza; il culmine della gloria, spesso marcato da un re seduto in trono; la decadenza; la caduta.

È evidente la similitudine con la ruota solare, rispettivamente con l’alba, il mezzogiorno, il tramonto e la notte. Non è un caso, evidentemente, che la ruota della fortuna giri il più delle volte in senso orario.

Nei tarocchi di Marsiglia la carta raffigura una ruota della fortuna con tre figure: in alto vi è una sfinge con una spada, simbolo della giustizia, sulla destra, in fase ascendente, un cane con collare, simbolo di sottomissione, mentre sulla sinistra, in fase discendente, una scimmia che simboleggia la decadenza. Nei tarocchi di Waite troviamo invece ai quattro lati della carta i simboli dei quattro evangelisti, mentre sulla ruota vi sono la sfinge, una figura umana con testa canina ed un serpente, simbolo del peccato. Sulla ruota trovano posto i simboli dei quattro elementi naturali e la scritta Taro, anagramma di Rota.

Anche in araldica la ruota – che negli stemmi ha sempre cinque o più raggi – simboleggia la fortuna, il favore dei potenti e la mutabilità.

Il significato della Ruota si collega alla creazione in atto, al divenire, alla mutevolezza, alla caducità, alla contingenza, alla ciclicità, alla ripetizione, al rinnovamento, allo spostamento, al trascorrere inesorabile del tempo.
In molte culture la ruota è simbolo solare, utilizzato sia durante le feste del Solstizio d’estate che in quelle del Solstizio d’Inverno. Il parallelo con il Sole è dovuto alla sua forma a raggiera e al suo movimento. “Ma molto probabilmente – spiega Antonietta Zanatta – il significato della Ruota come simbolo lunare è precedente al significato solare. Prima dell’invenzione dei raggi le ruote erano dei dischi pieni, facilmente assimilabili alla Luna piena, mentre quando è stata inventata la raggiera, la ruota è stata accostata anche al sole”.

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La ruota a otto raggi che adorna il pavimento del duomo di Siena

La ruota assume una particolare simbologia anche nelle rappresentazioni della visione di Ezechiele (1,4-21): “Ora, guardando quegli esseri, io vidi a fianco di ciascuno dei quattro una ruota che toccava terra. Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio: tutt’e quattro avevano la medesima forma e la loro disposizione era come di ruota in mezzo a un’altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltarsi nei loro movimenti. La loro circonferenza era assai grande e i cerchioni di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno. Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote giravano accanto a loro e, quando gli esseri si elevavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote”.

Sempre in Ezechiele (10,1-22), troviamo scritto: “Disse all’uomo vestito di lino: “Va’ fra le ruote che sono sotto il cherubino e riempi il cavo delle mani dei carboni accesi che sono fra i cherubini e spargili sulla città”. Egli andò mentre io lo seguivo con lo sguardo. (…) Appena ebbe dato all’uomo vestito di lino l’ordine di prendere il fuoco fra le ruote in mezzo ai cherubini, egli avanzò e si fermò vicino alla ruota. Allora un cherubino tese la sua mano per prendere il fuoco che era fra i cherubini; ne prese e lo mise nel cavo delle mani dell’uomo vestito di lino, il quale lo prese e uscì. Io stavo guardando: i cherubini avevano sotto le ali la forma di una mano d’uomo. Guardai ancora ed ecco che al fianco dei cherubini vi erano quattro ruote, una ruota al fianco di ciascun cherubino. Quelle ruote avevano l’aspetto del topazio. Sembrava che tutte e quattro le ruote fossero uguali, come se una ruota fosse in mezzo all’altra. Muovendosi verso le quattro direzioni, esse avanzavano senza voltarsi, perché si muovevano verso il lato dove era rivolta la testa, senza voltarsi durante il movimento.

La Ruota della Fortuna in una miniatura del Codex Buranus (1230 ca., Monaco)

La Ruota della Fortuna in una miniatura del Codex Buranus (1230 ca., Monaco)

Tutto il loro corpo, il dorso, le mani, le ali e le ruote erano pieni di occhi tutt’intorno; e ognuno dei quattro aveva la propria ruota. Io sentii che le ruote venivano chiamate “Galgal”, “Turbine”. Ogni cherubino aveva quattro sembianze: la prima quella di cherubino, la seconda quella di uomo, la terza quella di leone e la quarta quella di aquila. Ora i cherubini si alzarono in alto: essi erano quegli esseri viventi che avevo visto al canale Chebàr. Quando i cherubini si muovevano, anche le ruote avanzavano al loro fianco: quando i cherubini spiegavano le ali per sollevarsi da terra, le ruote non si allontanavano dal loro fianco; quando si fermavano, anche le ruote si fermavano; quando si alzavano, anche le ruote si alzavano con loro perché lo spirito di quegli esseri era in loro. La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini. I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi”.

Il profeta, dice Durand, “vide quattro animali alati, come li vedrà, dopo, san Giovanni, e poi due ruote una dentro l’altra”. E nella singolare scultura presente nella facciata della cattedrale di Amiens – che ha avuto diverse interpretazioni – è stata raffigurata, secondo Durand, proprio la visione delle ruote. “L’artista, ingegnosamente, prendendo alla lettera il testo, ha ridotto la visione alla sua più semplice espressione. Il profeta è seduto su di una roccia e sembra dormire appoggiato al ginocchio destro. Davanti a lui appaiono due ruote di carro, e questo è tutto”.

Per l’esegesi del primo cristianesimo la Ruota assume il significato di immagine della scienza cristiana che si unisce alla santità.
Trasfigurata in strumento di martirio, la Ruota verrà poi associata a santa Caterina d’Alessandria, la dotta martire egiziana, patrona dei filosofi cristiani.

Il rosone del duomo di Trento

Il rosone del duomo di Trento

“Un assommarsi di significati cristiani e precristiani – spiega ancora Antonietta Zanatta – si trova nel portale delle chiese romaniche, il quale può presentarsi come un arco di cerchio di una ruota, suddivisa in settori e disposta attorno al Centro, rappresentato dal Cristo raffigurato nel timpano”.
Si tratta della Ruota dell’anno – lo Zodiaco – per cui Cristo segna sia i tempi dell’anno liturgico sia i cicli naturali, assimilando le funzioni che aveva il dio Sole nell’antica religione romana.
“In alcune di queste decorazioni troviamo la presenza di un uomo con una Ruota in mano e solitamente accompagnato dalla scritta “Annus”: è la rappresentazione dell’anno inteso come tempo ciclico e quindi imperfetto. Esso accompagna e si contrappone alla raffigurazione del Cristo, definito come giorno eterno senza fine che arresta la ciclicità dell’anno”.

Il numero dei raggi della ruota ne modifica il significato: la ruota a quattro raggi ha il significato dell’espansione verso le quattro dimensioni dello spazio; in alcune culture può rappresentare anche le quattro fasi lunari oppure le quattro stagioni. La ruota a sei raggi è solitamente un simbolo solare: essa viene utilizzata nell’arte cristiana come simbolo affine alla croce a sei bracci, il Crisma. La ruota a otto raggi, la più diffusa, indica le otto direzioni nello spazio, con l’ulteriore significato di rinnovamento e rigenerazione. La ruota a dodici raggi viene usata per rappresentare sia il ciclo solare che lo zodiaco, specialmente nella tradizione indiana. La ruota a trenta raggi viene usata nella cultura cinese come simbolo lunare. “La ruota piena è un simbolo lunare e del tempo ciclico; essa rappresentava la Ruota dello Zodiaco, quando questo era legato al ciclo lunare e rappresentava la Ruota della vita”.

La ruota zodiacale a dodici raggi di un mosaico bizantino

La ruota zodiacale a dodici raggi di un mosaico bizantino

La Ruota del Vasaio, la Ruota del Mulino, la Ruota dell’Arcolaio e la Ruota della Fortuna rappresentano tutte l’ineludibilità del Destino umano, l’alternanza della sorte, la mutazione incessante e l’instabilità del Mondo. Nella tradizione ebraico-cristiana abbiamo l’utilizzo dei simboli della Ruota infuocata, della Ruota alata e della Ruota costellata d’Occhi. Esse rappresentano l’onnipresenza, l’onniscienza, l’intelligenza e la rivelazione divine.

Anche la stessa svastica, simbolo propizio utilizzato sin dal neolitico da tutte le religioni originarie dell’India (il termine deriva dal sanscrito “svastika” che significa “benessere”), pur simboleggiando principalmente il Sole, in alcuni contesti è stata riferita più in generale alla ruota del divenire, un segno astratto di quel continuo mutamento che si riflette su ogni piano dell’esistenza.

In particolare, in ambito induista la svastica destrorsa (la versione, cioè, con le braccia orientate a destra in senso orario) rappresenta la ruota del mondo che gira intorno ad un centro immobile, emblema di Viṣṇu (e perciò anche di Kṛṣṇa). Secondo lo studioso ed esoterista francese René Guénon rappresenterebbe il “Principio originante” della realtà nella sua azione vivificante-ordinante. È in altri termini un simbolo del “Polo” o del “Centro”, analogo all’Axis Mundi (l’asse che collega terra, cielo e inferi) del principio inamovibile che è presente in tutte le cose e si esprime in esse come vita originandole, e al quale tutte le cose tornano.


Arnaldo Casali

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