Il Medioevo e il suo Festival all’Università Roma Tre

Anche ai tempi del coronavirus, il Medioevo conferma la sua inesauribile forza vitale, che emerge tra l’altro da questo meme esemplato sull’arazzo di Bayeux:

Immagine tratta da https://pictame2.com/user/mediaevi/ (autore: Davide Ravaioli)

Nonostante il lockdown, all’Università Roma Tre le attività didattiche procedono regolarmente in streaming; questa è stata la formula adottata anche per il seminario sul Festival del Medioevo organizzato nell’ambito del corso Sustainability and Cultural Awareness del Dipartimento di Economia Aziendale.

Medioevo, medievalismi, storia medievale sono le tre prospettive diverse che da cinque anni trovano nel Festival del Medioevo un fruttuoso spazio di confronto e un esempio unico di promozione culturale.

Per parlarne, ci siamo incontrati su Skype con Federico Fioravanti, ideatore e presidente del Festival del Medioevo; Tommaso di Carpegna Falconieri, docente di Storia medievale nell’Università di Urbino; Vito Loré, docente di Storia medievale a Roma Tre; Giulia Bordi, docente di Storia dell’arte medievale a Roma Tre coordinati da Sabina Addamiano, docente di Sustainability and Cultural Awareness. Insieme a loro, studenti e giovani studiosi di tanti Paesi europei, ciascuno davanti al proprio pc in Finlandia, Francia, Italia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Spagna; tutti interessati ad approfondire la conoscenza del Medioevo, la sua vitalità, le sue strategie di valorizzazione scientifica e di alta divulgazione attraverso una formula, quella del Festival del Medioevo, capace di appassionare tanti pubblici diversi.

Il pubblico della V edizione del Festival del Medioevo (25-29 settembre 2019) in una delle sale del Centro Santo Spirito, un antico convento nel centro storico di Gubbio riconvertito in struttura per convegni ed eventi

Federico Fioravanti l’ha illustrata molto bene a un pubblico internazionale che, forte della lettura di Chris Wickam e Georges Duby, voleva capire meglio come mai, alla fine di settembre, Gubbio diventi il punto di incontro di migliaia di appassionati del Medioevo estremamente attivi anche in Rete: “Nell’età della Rete, il ruolo del follower, ‘colui che segue’, è fondamentale almeno quanto la funzione del leader: la persona o il gruppo di lavoro che attraverso la coerenza di azioni e comportamenti prova a esercitare l’ambizione di guidare (‘to lead’), catalizzare e quindi innovare i processi culturali. In questo senso, per prima cosa va ridefinito il concetto di pubblico, attraverso una costruzione di una comunità nuova; una comunità che esiste da tempo, dispersa tra siti, blog e portali, ma che per certi versi non ha ancora piena coscienza di sé, e cerca una nuova casa comune, una ‘home’ nella quale provare a contarsi e riconoscersi.

Il Festival del Medioevo, nel campo confuso e melmoso della divulgazione storica, insidiata dalle fake news o arroccata nella turris eburnea dell’accademia, ha provato a intercettare un bisogno nuovo, una domanda di cambiamento. E quindi a costruire, formare ed esercitare una leadership culturale presso un particolare segmento di pubblico, certo interessato all’età medievale ma lontano dagli stereotipi, dal folclore degli elmi e delle alabarde, dalle improbabili sfilate in costume e dalle rievocazioni filologicamente scorrette che imperversano in ogni angolo della Penisola ma che inquinano, salvo rare e nobili eccezioni, l’immagine e il racconto, complesso e affascinate, del Medioevo”.

Fioravanti ha poi esplicitato la proposta di valore culturale del Festival, originale nell’approccio e unica nel format: non un convegno, non una rievocazione, ma una serie di lezioni e interventi fondati su un approccio rigoroso, appassionato e godibile al tempo stesso, intorno a cui ruotano iniziative più specifiche come la Fiera del libro medievale.

Tommaso di Carpegna ha quindi illustrato le tre prospettive – Medioevo, medievalismi e storia medievale – che nel Festival e nella cultura contemporanea fanno di noi non solo i figli, ma anche i genitori del Medioevo: un Medioevo di cui portiamo in noi l’eredità e che viene continuamente ricreato e reinterpretato nei medievalismi più svariati, sempre legati ad aspetti dell’identità.

La pagina facebook @MediaEvi si occupa del Medioevo nel suo molteplice dialogo con la cultura popolare attraverso lo studio dei medievalismi per avvicinare il grande pubblico ai secoli di mezzo

Medioevo fra noi è un evento in cui studiosi e pubblico approfondiscono i rapporti fra i mille anni dell’Età di Mezzo e le sue reinterpretazioni nel mondo di oggi. Si tiene a Urbino e Gradara. La VI edizione si è svolta dal 6 all’8 giugno 2019

I testi di Wickam e Duby hanno poi fornito a Vito Loré l’occasione per ripercorrere l’evoluzione della storiografia sul Medioevo, dalle grandi narrazioni che si sono succedute fino agli anni ’80 del Novecento alla difficoltà attuale di estrapolare un paradigma interpretativo valido a livello europeo da una messe di dati digitalizzati via via crescente e relativa a un ambito spesso molto circoscritto.

L’utilizzazione di dati e tecnologie digitali per valorizzare presso il grande pubblico la pittura parietale medievale ponendola in relazione con gli edifici per cui è stata concepita è stata quindi l’oggetto dell’intervento di Giulia Bordi. Mediazione culturale, tipologie degli apparati critici, livelli di conoscenza storica e tecnica, tempo e soglie di attenzione per leggere e comprendere gli artefatti culturali medievali (e non solo) sono stati i temi toccati dal suo intervento, che ha suscitato tra l’altro un dibattito collaterale sullo spazio occupato nel Festival dalle discipline storico-artistiche.

La discussione seguita agli interventi ha confermato le forti potenzialità di un rafforzamento della dimensione europea dei pubblici del Festival, oltre che delle sue collaborazioni scientifiche. Il tema ha portato a sviluppare diversi filoni: la creazione di una rete di cooperazione con altre iniziative, pur rimanendo il Festival del Medioevo un unicum quanto a fisionomia culturale; l’uso dell’Information Technology per espandere la rete delle collaborazioni scientifiche, quella dei follower e la mediazione linguistica dei contenuti digitali; i medievalismi in chiave europea e, ultimo ma non meno importante, l’analisi del Festival in chiave di sostenibilità sociale, ambientale, economica e culturale. Le relazioni con la città di Gubbio e con le altre città italiane in cui si svolgono le anteprime, la relazione uomo-natura nella cultura medievale, la necessità di diversificazione delle forme di finanziamento del Festival e la sua capacità di produrre innovazione culturale sono i macro-temi trattati nella seconda parte del seminario, che verrà ripetuto anche nei prossimi anni.

Sabina Addamiano
Titolare del corso Sustainability and Cultural Awareness all’Università Roma Tre

Il corso Sustainability and Cultural Awareness fa parte del curriculum in inglese Innovation and Sustainability del Corso di Laurea in Economia e Management attivato presso Roma Tre; si inserisce altresì in un Accordo di cooperazione tra Roma Tre, l’Università di Groningen e il Reale Istituto Neerlandese di Roma (KNIR). L’Accordo, stipulato nel 2014, ha consentito a numerosi studenti internazionali di fruire degli insegnamenti tenuti in vari Dipartimenti di Roma Tre, e di conoscere prestigiose istituzioni culturali italiane.
La collaborazione tra i partner ha inoltre dato vita a un Corso di Laurea magistrale denominato Cultural Leadership/Strategie e politiche per le organizzazioni culturali, che sarà attivato dall’anno accademico 2020-2021. Il corso ha un carattere fortemente innovativo: incardinato per Roma Tre nel Dipartimento di Studi Umanistici, si svolgerà interamente in inglese e sarà fortemente orientato allo sviluppo di competenze di ricerca. Gli insegnamenti si terranno sia a Roma che a Groningen; nel secondo anno, gli studenti svolgeranno un lungo periodo di traineeship presso istituzioni culturali di diversi Paesi europei.

La collaborazione tra i partner ha inoltre dato vita a un Corso di Laurea magistrale denominato Cultural Leadership/Strategie e politiche per le organizzazioni culturali, che sarà attivato dall’anno accademico 2020-2021. Il corso ha un carattere fortemente innovativo: incardinato per Roma Tre nel Dipartimento di Studi Umanistici, si svolgerà interamente in inglese e sarà fortemente orientato allo sviluppo di competenze di ricerca. Gli insegnamenti si terranno sia a Roma che a Groningen; nel secondo anno, gli studenti svolgeranno un lungo periodo di traineeship presso istituzioni culturali di diversi Paesi europei.

Info: saddamiano@uniroma3.it

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