I numeri del Palazzo dei Consoli di Gubbio

il palazzo dei consoli

Il Palazzo dei Consoli di Gubbio

A Gubbio la decisione di costruire il Palazzo del Popolo (oggi dei Consoli) e del Palazzo del Podestà, l’attuale residenza comunale, venne assunta nel mese di dicembre del 1321. In quel periodo storico molti territori europei erano interessati da importanti fenomeni di inurbamento, conseguenti all’aumento demografico che caratterizzò tutto il XIII secolo.

I luoghi del potere amministrativo caratterizzavano la forma urbana e rappresentavano la grandezza economica, politica e sociale raggiunta dalle città.
Analizzare queste “fabbriche” medievali è un esercizio molto importante anche nel quadro complessivo della storia dell’architettura.

Approfondite analisi hanno recentemente dimostrato come il complesso architettonico rappresenti un unicum denso di significati, in grado di svelare metodiche compositive di cui si conosceva l’esistenza, ma che nel caso di Gubbio divengono palesi.

Bisogna partire da alcuni aspetti della vita quotidiana che regolavano l’esistenza dell’uomo medievale. A partire dalla religione, che aveva una particolare rilevanza.
Il soprannaturale non veniva inteso solo come una entità ultraterrena, ma come qualcosa che faceva parte, in modo determinante, della vita di tutti i giorni.
Nel Medioevo c’era una perfetta simbiosi tra l’essere umano e la presenza divina, la quale interveniva continuamente sia per punire, con guerre, carestie e pestilenze, sia per scongiurare fulmini e tempeste. Ma anche per proteggere dalle malattie.

Ecco allora che in occasione della costruzione degli edifici si faceva ricorso a numeri considerati “magici”. Ad esempio, la dimensione e la forma di numerose chiese era impostata sulla simbologia del numero tre (la Trinità) o suoi multipli: tre il numero dei portali, tre quello delle navate, dodici il numero delle colonne (multiplo di tre oltre che il numero degli apostoli), ecc..
C’era la convinzione, diffusa, che alcuni numeri potessero, a differenza di altri, rivelare all’uomo la divinità, l’armonia con l’universo e innalzassero lo spirito con la potenza della loro forza simbolica.
Così, l’utilizzo di numeri, per arrivare alla definizione di un edificio attraverso la geometria, si elevava a scienza occulta: esoterica, nascosta e quindi segreta.

Il Palazzo dei Consoli di Gubbio è l’unico edificio civico in cui si è potuto dimostrare come la composizione architettonica sia stata predisposta secondo una logica numerica. Anche rispetto a indagini accurate condotte su altri edifici dello stesso tipo e della medesima epoca, come, ad esempio, il Palazzo della Signoria di Firenze.

Gubbio Palazzzo dei Consoli 700

Le vertiginose mura del Palazzo dei Consoli

La “fabbrica” eugubina è strutturata dalla combinazione e ripetizione di moduli che scandiscono la distribuzione in orizzontale di varie componenti, quali l’ingresso principale e le aperture ottenute con le finestre, secondo rapporti metrici che si basano sul numero sette, che nelle antiche scritture riporta all’immagine di Dio, il Padre.
Allo stesso modo, le distanze in verticale dei principali elementi della costruzione, come ad esempio le cordonature presenti ai diversi livelli del palazzo, sono definite da combinazioni numeriche di sottomoduli che si ripetono per 33 volte o che hanno il numero 33 come fondamento: un chiaro riferimento a Gesù Cristo, il Figlio.

Questa particolarità del Palazzo dei Consoli, quella di caratterizzare la forma architettonica attraverso l’impiego di moduli e sottomoduli, era la peculiare caratteristica del modo di lavorare di Angelo da Orvieto, primo artefice dell’edificio pensato per la gloria di Gubbio.

Angelo seguì le stesse regole anche nella costruzione del Palazzo dei Priori di Città di Castello, attuale sede municipale del capoluogo dell’Alta Valle del Tevere. Nell’opera tifernate, antecedente al palazzo del potere di Gubbio, furono utilizzati gli stessi parametri dimensionali. Ma con una fondamentale differenza: la loro distribuzione nella struttura architettonica non faceva alcun riferimento ai significati esoterici che sono alla base della struttura del Palazzo dei Consoli.

Nella “fabbrica” altotiberina balza però all’occhio un’altra caratteristica che evidenzia l’originalità di Angelo da Orvieto che volutamente ignora la composizione simmetrica della facciata, fino ad allora regola fondamentale nella costruzione degli edifici pubblici.

Il Palazzo dei Priori di Città di Castello

Il Palazzo dei Priori di Città di Castello

A Città di Castello, per quanto possa sembrare inverosimile, il prospetto principale del Palazzo dei Priori è il risultato dell’unione, lungo l’asse mediano, di due parti tra loro simili ma dimensionalmente diverse nelle componenti che le strutturano.
Questa “velata” asimmetria è trasfigurata nel palazzo di Gubbio, dove si manifesta con una forza inusitata, grazie alla quale tutti i prospetti, al netto della torre campanaria, sono asimmetrici.

Un’altra caratteristica del palazzo di Gubbio è quella di avere una distribuzione dei percorsi interni organizzata in maniera tale che i Consoli, che rimanevano in carica per pochi mesi, non incontrassero nessuno durante l’espletamento del loro incarico. L’architettura seguiva le prescrizioni degli ordinamenti amministrativi eugubini, nei quali emergeva la preoccupazione che i magistrati cittadini, denominati consoli secondo l’uso romano, potessero essere intercettati e corrotti nel corso delle loro funzioni.

Asimmetrie, distribuzione funzionale degli spazi e dei percorsi interni in maniera da non creare interferenze tra i fruitori: le caratteristiche del Palazzo dei Consoli di Gubbio fanno tornare alla mente il progetto di edificio che si sarebbe dovuto realizzare in un’altra epoca, nel 1964. Parliamo dell’ospedale di Venezia progettato da Charles Edouard Jeanneret Gris, in arte Le Corbusier, uno dei padri dell’architettura razionalista, maestro dell’urbanistica contemporanea.

Gaetano Rossi

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