Hohenmolsen, conquistare un regno perdendo una battaglia

«A metà ottobre Enrico prepara un’altra spedizione in Sassonia e, a una sola giornata di cammino viene messo in fuga dai guerrieri di Rodolfo, benché in quello scontro il re Rodolfo di pia memoria sia morto. Lui che, nuovo Maccabeo, era nella prima fila a incalzare i nemici, meritò di morire nel servizio di san Pietro». Così racconta Bernoldo di Costanza la sfida conclusiva tra l’anti-re Rodolfo di Svevia e l’imperatore Enrico IV. Il primo vinse tutte le battaglie, ma perse la guerra e la vita nell’ultima, nelle paludi di Hohenmölsen (conosciuta anche come battaglia dell’Elster, di Merseburg o Wolcksheim), il 15 di ottobre del 1080. Bruno di Merseburg, nel suo Saxonicum bellum, sottolinea il coraggio di Rodolfo sminuendo il valore guerriero di Enrico, il quale «appena visto che si era ingaggiato il combattimento, come al solito, si diede alla fuga».

Enrico IV di Franconia

Enrico IV di Franconia

L’antefatto: la guerra per le investiture Enrico IV e Rodolfo di Svevia sono parenti (ha sposato Matilde, sorella dell’imperatore), alleati. Rodolfo è vassallo del primo, ma siamo nel pieno della lotta per le investiture (la disputa su chi avesse diritto di nominare i vescovi, detto in poche parole, ma con importanti risvolti politici, economici, dinastici e di potere) e la situazione li porta ad essere nemici.

Papa Gregorio VII aveva scomunicato Enrico a febbraio del 1076. Ad ottobre i principi tedeschi si erano riuniti a Trebur e avevano deciso che l’imperatore doveva essere deposto se il non fosse stata ritirata la scomunica. Enrico IV aveva dovuto piegarsi e compiere la famosa penitenza di Canossa. Tramite i buoni uffici della contessa Matilde e di altri potenti vassalli, aveva ottenuto il perdono. I nemici di Enrico, però, il 13 marzo del 1077 avevano eletto Rodolfo di Svevia re di Germania, a Forcheim; il 26 marzo era stato incoronato nella cattedrale di Magonza. Il tempo di cingere la corona che aveva dovuto fuggire, in compagnia del vescovo Sigfrido, a seguito della rivolta dei cittadini.
La guerra tra Enrico e Rodolfo La guerra tra il re Enrico e l’anti-re Rodolfo è la tipica guerra medievale, di scontri quasi mai risolutivi, di difficoltà logistiche, di saccheggi e mischie tra cavalieri pesanti, di bottino che cambiano mano velocemente.

Il primo scontro avviene a Mellrichstadt il 7 agosto 1078. I due eserciti si incontrano in Bassa Franconia, ai piedi del massiccio del Rhön, al confine con la Turingia. È uno scontro tra cavalieri. Una sorta di torneo individuale degenerato in una grande confusione. Rodolfo ne esce vincitore, ma la vittoria non è risolutiva. Secondo Bertoldo di Reichenau Enrico perse cinquemila uomini «fra cui Diepold von Vohburg II, marchese del Nordgau, Heinrich conte di Lechsgemünd, Poppo I, conte di Henneberg e Eberhard il Barbuto». Per Rodolfo le perdite furono inferiori, ma comprendevano «l’arcivescovo di Magdeburgo Werner von Steußlingen, ucciso dai contadini in rivolta mentre fuggiva, mentre i vescovi Sigfrido I di Magonza e Adalberto II di Worms furono fatti prigionieri e Werner di Merseburg derubato».

Il sepolcro di Rodolfo di Svevia

Il sepolcro di Rodolfo di Svevia

Il 27 gennaio del 1080 Rodolfo ed Enrico si trovano di nuovo uno di fronte all’altro a Flarchheim. O meglio si cercano, visto che la battaglia viene combattuta nel pomeriggio, con il sole calato molto presto, e sotto una tormenta di neve così fitta «che praticamente nessuno poteva riconoscere i suoi commilitoni». Anche in questo caso Enrico viene descritto come un codardo, ansioso di sottrarsi «a tanta orribile strage». Sempre Bertoldo, nella sua cronaca, fa il conto dei caduti: Enrico perde 3255 cavalieri boemi e un imprecisato numero di tedeschi. Per Rodolfo solo 38 cavalieri, 36 dei quali della nobiltà minore. Anche questa non fu una vittoria decisiva.
La svolta Il 7 marzo papa Gregorio VII scomunica nuovamente Enrico e riconosce Rodolfo re di Germania. Enrico risponde il 25 giugno a Bressanone, dove viene eletto l’anti-papa Clemente III, al secolo Guiberto da Ravenna.

Il 15 ottobre del 1080 le truppe di Enrico e quelle di Rodolfo si trovano sulle sponde, opposte, del fiume Elster, nei pressi delle paludi di Hohenmölsen. I Sassoni di Rodolfo conoscono il territorio e spingono il nemico, con urla e insulti dalla sponda del fiume, verso le paludi. Li invitano alla battaglia nel posto dove sanno che il nemico sarà in difficoltà.

Tra grida di guerra, ingiurie e gesti di sfida, le truppe si dirigono a valle e quando il corso del fiume si placa, trasformandosi in una serie di pozze di acqua stagnante e fango, inizia la battaglia. Lo scontro va avanti a fasi alterne, fin quando la pressione delle truppe di Enrico, tra i cavalieri anche il liberatore di Gerusalemme Goffredo di Buglione, si fa più forte. L’esercito di Rodolfo inizia a sbandare, ripiega. Gli enriciani cantano il Kyrie Eleison. Ormai tutto sembra perduto, quando interviene Ottone di Northeim con la sua fanteria e carica Enrico. L’effetto sorpresa è terribile. Le truppe dell’imperatore abbandonano lo scontro e cercano la salvezza nella fuga. Rodolfo incalza, compiendo strage tra quanti cercano di uscire dalla palude e risalire le sponde fangose. Inizia la caccia ai cavalieri e ai fanti nascosti nella boscaglia vicina. Molti vengono uccisi dai contadini e dalla plebe che segue gli eserciti in cerca di bottino. Enrico è in fuga. I nemici espugnano l’accampamento dell’imperatore e lo mettono al sacco: oro, argento, vesti, tappeti, arazzi, abiti da cerimonia e calici dei vescovi di Colonia e Treviri. Tutto viene portato via.

Enrico è sconfitto. Anche questa volta, però, la battaglia non è decisiva, perché Rodolfo viene portato nel suo campo in barella: gli devono amputare una mano per un colpo ricevuto in battaglia, mentre combatteva in prima linea con i suoi uomini. Per un enorme squarcio nell’armatura e al ventre, invece, non c’è nulla da fare. Si fa vedere dai suoi che inneggiano alla vittoria. Ordina che vengano curati i feriti. Muore nella sua tenda tra atroci sofferenze. «La fortuna fu dubbiosa per qualche tempo, dichiarandosi ora per una parte, ed ora per l’altra. Ma finalmente abbandonò totalmente Rodolfo l’anno 1080 alla battaglia di Wolcksheim, dove perì; e morendo dimostrò un grande rincrescimento della sua ribellione». Viene sepolto nel duomo di Merseburg e il suo sepolcro è uno dei primi e più importanti monumenti della scultura bronzea tedesca.

In un’altra cronaca si afferma che «l’imperatore deposto battè il suo competitore in più incontri. E quello infine restò ucciso nella battaglia di Wolcksheim appresso Mersbourg sul fiume Elster datasi li 15 ottobre 1080: malgrado gli anatemi del Papa, che condannavano Enrico a non avere alcuna forza nelle battaglie, ed a non riportare alcuna vittoria».

Enrico aveva perso la battaglia, quindi, ma la morte del rivale, la sconfitta di Matilde di Canossa a Volta Mantovana (sempre il 15 ottobre del 1080) ad opera dei vescovi lombardi fedeli all’imperatore e dell’anti-papa Guiberto da Ravenna, gli permette di regolare i conti con papa Gregorio VII (costretto a fuggire da Roma, morirà a Salerno sotto la tutela dei Normanni). La lotta per le investiture si concluderà solo nel 1122 con il Concordato di Worms tra Enrico V (figlio dell’imperatore da egli stesso deposto nel 1104) e Callisto II.

 

Umberto Maiorca

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