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La cattedrale di San Patrizio, un gotico americano

STPATRICK

La pianta della cattedrale, a croce latina, occupa un intero isolato. È lunga 120 metri e larga 53. All’interno, l’altezza delle volte è di 34 metri. È tuttora la cattedrale neogotica più grande del nord America e può ospitare all’incirca 2.200 persone.

Una cattedrale di luce imprigionata in una foresta di grattacieli. I pinnacoli e gli archi a sesto acuto di San Patrizio appaiono all’improvviso tra le lisce pareti verticali degli edifici che affollano il centro di Manhattan. E la chiesa sembra quasi un miraggio.

Invece è lì dalla fine del XIX secolo, sorprendente icona di una corrente architettonica sorta da uno stile nato quando la scoperta dell’America era ancora di là da venire.

La prima pietra fu posata il 15 agosto del 1858. Forse l’arcivescovo John Hughes, un irlandese che si era guadagnato il soprannome di “Dagger John”, “John stiletto”, sognava una cattedrale che si innalzasse verso il cielo come la Vergine nel giorno dell’Assunzione. E scelse le linee ardite del neogotico per la sede della nuova arcidiocesi, che doveva essere la più grande e la più bella di tutto il nord America.

New_York_1873

Manhattan in una immagine del 1873, mostra la città sviluppata solo all’estremità meridionale dell’isola.

A quei tempi, della Midtown Manhattan che conosciamo oggi c’era poco o niente. Un posto inospitale all’estrema periferia di New York, dove proliferavano solo terreni brulli e povertà. L’arcivescovo Hughes però, contro ogni previsione dei suoi contemporanei, ci vide giusto e intuì che la città sarebbe cresciuta da quella parte. Oggi San Patrizio, incastonata fra Madison Avenue e la Quinta Strada, dista solo un isolato dal Rockefeller Center e si trova al centro del triangolo formato da Times Square, la sede delle Nazioni Unite e il lato sud di Central Park.

Ma, ancora per molti anni dopo la sua consacrazione, i newyorkesi chiamarono quel grandioso vascello di pietra che galleggiava in una landa desolata “la follia di Hughes”. Per costruirlo, l’arcivescovo non solo aveva svuotato le casse dell’arcidiocesi e rastrellato tutto il possibile per mezzo di raccolte fondi e di una “fiera della cattedrale” durata due mesi, ma si era messo contro “la città che contava”, formata da una classe dirigente di fede protestante che contestava la compatibilità del cattolicesimo con lo spirito libero e repubblicano degli Stati Uniti.

Dagger John però era un osso duro e non si fece intimidire. E in una occasione rimasta celebre arrivò persino a minacciare il sindaco. Negli anni Cinquanta del XIX secolo, i cattolici degli Stati Uniti erano composti quasi totalmente da immigrati irlandesi appena sbarcati, mal sopportati da una nutrita schiera di protestanti approdati nel Nuovo Mondo qualche generazione prima. Sorse un vero e proprio movimento storico chiamato Nativismo, che osteggiava l’insediamento dei nuovi venuti anche con la violenza. Così, quando a Filadelfia vennero incendiate due chiese cattoliche, Hughes non esitò ad avvisare il primo cittadino, simpatizzante nativista, che “se anche una sola chiesa di New York fosse stata incendiata, la città sarebbe diventata una seconda Mosca”. L’arcivescovo si riferiva all’accezione bellica della locuzione “terra bruciata”, strategia messa in atto dalla Russia nel 1812 per lasciare alle truppe napoleoniche che entravano a Mosca solo la conquista di una distesa di rovine fumanti.

C’è chi dice che il caustico nomignolo fu affibbiato allora all’arcivescovo. Altri lo associano semplicemente al segno stilizzato della croce, di forma simile a uno stiletto, che i prelati di alto rango usavano apporre vicino alla firma. Fatto sta che a New York nessuna chiesa venne incendiata. La cattedrale neogotica di San Patrizio resistette anche alla Guerra di Secessione (1861-1865) e aprì ai fedeli il suo grande portale di bronzo il 25 maggio del 1879.

Dagger John per allora era già passato a miglior vita. Ma aveva lasciato alla città un messaggio importante. Lo stesso che, a partire dal XII secolo, aveva ispirato le linee eleganti e slanciate delle maestose cattedrali di luce sorte da l’Île-de-France e propagate per tutta l’Europa: per innalzarsi bisogna osare.

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“American Gothic”, 1930, Grant Wood, Art Institute of Chicago. Il dipinto è stato una delle più popolari icone statunitensi, capace di riassumere in un colpo solo tutto lo spirito americano, nel bene e nel male, dei primi del Novecento.

Nel XX secolo la figura dell’arcivescovo è stata rivalutata e oggi la storia rende più di una ragione al figlio del contadino irlandese che istituì la scuola gratuita per i bambini degli immigrati e fondò anche una testata giornalistica per diffondere la condanna verso l’odio razziale e religioso. Le sue spoglie sono conservate nella cripta della splendida cattedrale che ha fatto erigere grazie a una fede incrollabile, curiosamente germogliata su un’indole cocciuta e un po’ bellicosa. Forse, meglio di tutti lo descrisse un suo successore, Patrick Hayes, arcivescovo di New York dal 1919: “Hughes – disse – era un uomo di modi gravi e cuore gentile. Diventava aggressivo solo quando si sentiva minacciato.”

Oggi, nel sito web della Cattedrale di San Patrizio c’è scritto che la storia della chiesa riflette quella della sua città e l’edificio è paragonato a un dono in continua crescita, che passa amorevolmente di mano in mano da una generazione alla successiva, perché con la sua cura e la sua frequentazione si continui a esprimere la gloria di Dio e si renda servizio all’umanità.

Forse, anche al grande pittore statunitense Grant Wood avrebbe fatto piacere osservare l’evoluzione di questo “Gotico americano”.

Daniela Querci

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