Category Archives: Gubbio medievale

Ceri Mezzani in mostra a Gubbio

I Ceri Mezzani oggetto della mostra (Sala dell’Arengo del Palazzo dei Consoli, Gubbio)

“L’ultima muta”. È il titolo di una mostra, visibile fino al 1 maggio 2017 nella Sala dell’Arengo del Palazzo dei Consoli di Gubbio, dedicata all’atteso ritorno in città di tre Ceri Mezzani dell’Ottocento, ospitati abitualmente a Roma nel Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari.

Si tratta di manufatti realizzati da maestranze eugubine, che nel 1911 furono venduti al museo capitolino per essere utilizzati per un evento sulle grandi feste tradizionali italiane.

La delicata operazione di trasporto è stata coordinata dal Comune cittadino, d’intesa con l’Università dei Muratori, la ditta Ikuvium e l’azienda Centro Noleggi Martinelli.

Ogni cittadino di Gubbio può diventare ceraiolo, dopo un lungo apprendistato che inizia con i Ceri Piccoli per i bambini, e continua con i Ceri Mezzani, portati a spalla dagli adolescenti.

L’emozionante e spettacolare Festa dei Ceri si svolge ogni anno il 15 maggio nella città che tra settembre ed ottobre ospita il Festival del Medioevo. Dal 1973 i Ceri sono anche il simbolo della Regione Umbria.

Info: www.comune.gubbio.pg.it

Read More

Il Palio della balestra

I balestrieri di Gubbio

Sfrecciano a 200 chilometri all’ora e si piantano sul bersaglio con una potenza impressionante. Sono i dardi del Palio della Balestra, lo storico torneo che domenica 26 maggio riporta in vita l’arte di combattimento praticata da sei secoli a Gubbio.

La tradizione dell’antica città, arroccata sulle pendici degli Appennini, regala uno spettacolo emozionante. I maestri d’armi della città umbra sfidano i balestrieri toscani di Sansepolcro in un’appassionante competizione, nella cornice di una suggestiva rievocazione medioevale scandita da regole codificate fin dal XV secolo.

I cortei storici in costume con oltre quattrocento figuranti che indossano abiti medioevali (Gubbio) e rinascimentali (Sansepolcro), questi ultimi realizzati in base agli affreschi del biturgense Piero della Francesca, la benedizione degli armati e lo scambio dei doni tra le due Compagnie precedono la lettura dei bandi e il coreografico saluto degli sbandieratori ospiti. Poi, sfilate e acrobazie lasciano il posto a un silenzio teso, carico di aspettative.

I maestri d’armi incoccano i dardi, e un sibilo sinistro fende l’aria, seguito da un secco colpo di assesto. Il primo verrettone è andato a segno, conficcato saldamente nel tasso, il piccolo bersaglio distante 36 metri dalla linea di lancio. Da questo momento in poi, ogni tiro diventa più impegnativo. Le tozze punte d’acciaio, serrate una accanto all’altra sul cerchio di traguardo come i tronchi di una fitta foresta, rendono sempre più difficile trovare spazio per il colpo successivo.

Ma i balestrieri lo sanno. La loro abilità si tramanda nel tempo, da quando la maestria nell’uso dell’arma faceva la differenza tra la vita e la morte. Per questo a Gubbio la costruzione delle balestre è un’arte raffinata, limata e perfezionata da secoli di studio e applicazioni. Ancora oggi, i maestri d’armi impiegano più di due mesi per fabbricare una balestra, fatta di acciaio e legno di noce. Il risultato è un vero gioiello della tecnica bellica medioevale: la corda, di lino purissimo e canapa, può imprimere ai dardi una spinta di oltre quattro quintali.

I Balestrieri o “Ballistari” a Gubbio, come in tutti i grandi Comuni e nelle Repubbliche del Medioevo, nacquero allo scopo di avere, in caso di bisogno, uomini pronti e adatti a servire la patria. Le “Compagnie del popolo” o “Società d’Armi” che si mantennero sino all’epoca delle Signorie. Come spiega bene il sito on line della Società dei Balestrieri (www.balestrierigubbio.com), ogni balestriere doveva essere munito di balestra con corda e crocco appartenere a classe agiata o popolana, non stare a servizio di chicchessia per essere libero di esercitarsi al tiro nei festivi. Nei libri delle riforme, che rappresentano una esatta e minuta cronistoria della vita politica ed amministrativa di Gubbio, per circa sette secoli, si può osservare come i vari gradi della Magistratura cittadina avessero gran cura dell’istituzione dei Balestrieri. Nel 1537 la Comunità concesse loro un vero e proprio poligono di tiro che poi ebbe la sua sede definitiva presso l’antica Porta del Marmorio (ora Porta Trasimeno). Si stabilì anche di creare una “domuncula”, piccolo edificio per conservare le balestre. Il campo di tiro, secondo antichi documenti, doveva essere tenuto sgombro da alberi, onde permettere ai balestrieri di compiere le loro esercitazioni.

La sede della Società Balestrieri della Città di Gubbio è nello splendido palazzo gotico del Bargello, costruito nei primi anni del Trecento, che domina la piazzetta antistante, chiamata Largo del Bargello, in mezzo alla quale si trova la famosa Fontana dei Matti. Il palazzo ospita anche il Museo della Balestra con manufatti, oggetti ed armi che ruotano intorno all’affascinante mondo della balestra.

Il più antico documento relativo al Palio della Balestra risale al 1461. È un brano della Cronaca di Ser Silvestri Angelelli Manni de Campionibus che recita: “In quisto anno fo la festa dè santo Ubaldo, de sabato. Foro facte le compagnie, che foro cinque quelle che levaro capo: Corona, santa Croce, Sole, Fonte de Fosso, et santo Pietro. Foro stimati fossero gioveni VJ° et più. Foro facte grandissime feste, benché cie fossero gare. La domenica se balestrò el palio, et la compagnia de sancta Crocie andò con molte donne a fare compagnia a madonna Batista Sforza la quale andò vedere balestrare. Stecte in Santa Crocie. Da poi andò con tucti li soi a cena a casa de mastro Pietro e fratelli di Pamphilii. Fo grande et bello convito…“.

Anche adesso la Società dei Balestrieri rispetta le stesse regole della congrega degli armati, nata per difendere militarmente la città dagli assalti nemici. Da esercitazioni militari eseguite a scopo di addestramento dalle Compagnie del popolo, garanti della libertà e dell’indipendenza del Comune medioevale, gli allenamenti si trasformarono nel tempo in tornei, stabiliti e regolati da norme precise, a cui partecipavano contrade, quartieri o singoli cittadini. In premio, allora come ora, il “Palio”, un pregevole stendardo di bella e buona stoffa, realizzato ogni anno da un noto artista, e sempre dedicato a Sant’Ubaldo, il patrono della città.

Così, tutte le primavere, nell’ultima domenica di maggio, la splendida Piazza Grande della città torna ad essere il teatro di una manifestazione in cui storia, cultura e arte tradizionale dell’antico Comune medioevale si miscelano in uno spettacolo coinvolgente. Per la seconda tornata della sfida, bisognerà aspettare la prima domenica di settembre, quando i balestrieri di Sansepolcro ricambieranno l’invito degli antagonisti eugubini.

Daniela Querci

Per informazioni e programma completo: www.balestrierigubbio.com

Read More

Un sogno medievale

Da qualunque parte si provenga, Gubbio appare come una visione. Il carattere decisamente medievale dell’agglomerato urbano è annunciato dalla celebrata massa compatta degli edifici monumentali, che si staglia al piede del ripido Monte Ingino. Quasi scolpita in grigi blocchi di calcare “di una monocromia sublime”, come descrisse Guido Piovene, la peculiarità dell’ambiente urbano di questa antica capitale umbra risalta quando se osserva la mappa. Una pianta sorprendentemente regolare, nel reticolo di strade che si aprono ampie ai differenti livelli imposti dall’orografia, tagliate da ripidi collegamenti trasversali rigorosamente ortogonali.

Alla qualità del tessuto edilizio, ricco di stratificazioni e di episodi monumentali, fa riscontro la persistenza di una civiltà locale e di tradizioni di origine remota, prima fra tutte la Corsa dei Ceri, che alimentano il fascino tutto particolare di questa città.

Non hai selezionato una galleria o quella scelta è stata eliminata.

Read More

L’Università dei Calzolari

L’Università dei Calzolari è l’unica esistente in Italia. Nacque al tempo del maggior splendore del libero Comune di Gubbio. Il primo statuto dell’Università o Arte dei calzolari o conciatori e lavoratori del cuoio, venne infatti pubblicato nel 1338, durante il pontificato di Benedetto XII. A Gubbio allora il podestà era Camillo dei marchesi di Massa e il capitano del popolo si chiamava Giovanni di Tuscolo. Dalla fondazione e fino al 1680, l’Università dei Calzolari elesse ininterrottamente due capitani. Lo statuto della storica istituzione venne approvato dal Consiglio Comunale il 29 agosto 1341. Subì una prima modifica già nel 1495. Nel 1568 Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino, ne riformò ed approvò i capitoli. Nel 1740 ne furono aggiunti altri 19. Nel 1808 ci fu un ulteriore cambiamento. Finché, il 28 ottobre 1888, lo statuto venne approvato in modo definitivo con un regio decreto dal Re d’Italia Umberto I. La sede dei Calzolari è in Via Savelli della Porta 18 A. Lo stendardo dell’Università è conservato dal 1928 presso la sezione dell’Archivio di Stato di Gubbio. Alcuni cronisti del Settecento lo attribuirono a Raffaello di Urbino. Altri ritengono invece che sia opera di Michelangelo. Il gonfalone rappresenta il Padre Eterno insieme alla Madonna della Pietà. Ai lati della Vergine appaiono i santi Ubaldo e Crispino. Il soggetto ricorda un altro dipinto attribuito Giovanni Maria Baldassini (1566-1601). San Crispino, insieme a San Crispiniano è il protettore dei Calzolai: i due santi, nobili romani, furono entrambi decapitati nel 286. Predicarono il Cristianesimo in Gallia dove, per vivere, lavorarono come calzolai. Quanto a S.Ubaldo, fece spesso sgorgare l’acqua, indispensabile alla lavorazione del cuoio, in modo miracoloso. Il 25 ottobre di ogni anno, giorno di San Crispino, nella chiesa di San Francesco, i Calzolari festeggiano in modo solenne il loro protettore. Le cronache raccontano che nel 1725, in occasione dell’anno santo, 102 Calzolai Eugubini esibirono il prezioso stendardo dell’Università nella capitale, quando vestiti della loro divisa (un sacco nero e una mantellina di tela dello stesso colore) vennero accolti in modo caloroso dai loro colleghi romani. Nel 1801, in seguito a un editto di Pio VII, tutte le università eugubine furono soppresse. Ma i “Calzolari”, appena un anno dopo, nel 1802, riuscirono ad ottenere un provvedimento che ripristinava l’Arte. Cambiarono però le funzioni dell’associazione che non si occupò più di tematiche economiche e sociali ma soltanto di assistenza e beneficenza. Nel 1808, con l’occupazione di Gubbio da parte delle truppe francesi, i beni dell’Università passarono allo Stato; solo nel 1814, dopo la caduta di Napoleone, i “Calzolari” recuperarono le loro proprietà. Lo scopo dell’Università è chiarito dall’articolo 1 dello Statuto del 1888, ancora valido: “L’università dei Calzolari di Gubbio non ha altro scopo che il mutuo soccorso agli individui esercenti l’arte del Calzolaro….. i mezzi con i quali provvede al suo scopo sono le rendite di vari terreni che possiede”. L’Università dei Calzolari, in anni recenti ha anche trascritto e pubblicato l’antico “Breve”, il libro dell’arte che riporta le norme della storica istituzione cittadina. Un testo prezioso per conoscere la storia degli oltre 1800 calzolari eugubini che dal 1327 al 1611 hanno segnato l’economia della città.

www.universitadeicalzolari.it

Read More

Quelle Tavole scoperte nel 1444

Le sette Tavole di Gubbio, il più importante documento originale sulla civiltà degli antichi Umbri, sono una scoperta medievale.

Scoperte nel 1444 La scoperta delle Tavole fu casuale. Le trovò Presentina, una contadina di Gubbio, sepolte vicino al Teatro Romano. Era il 1444 o giù di lì. Sul fatto le cronache sono discordanti. Quel che è certo è che dodici anni dopo, nel 1456, le Tavole divennero proprietà del Comune, come riporta, nero su bianco, un documento in latino firmato dal cancelliere comunale Guerriero Campioni. L’acquisto fu certificato in un atto che riporta la data del 25 agosto 1456. L’amministrazione comunale, che all’epoca era già sotto il dominio dei Montefeltro, trattò la vendita con Paolo di Gregorio, originario di Sinij, una cittadina vicino Spalato. L’uomo rappresentava Presentina che non sapeva leggere né scrivere. La contadina e la sua famiglia ricevettero in cambio, per due anni, i proventi della gabella sui monti e sui pascoli: una cifra equivalente a 40 fiorini.

Adesso la loro storia si può leggere on line Il nuovo sito www.tavoleeugubine.it, ricco di immagini e descrizioni, racconta il significato e la storia affascinante dell’unica testimonianza scritta della più antica popolazione della penisola e mette in evidenza le numerose iniziative in atto per divulgarne gli inestimabili risvolti storici e culturali.

Una finestra sulle origini del popolo italico Progettato e curato dall’Istituto di Ricerche e Documentazione sugli Antichi Umbri (IRDAU) e dalla città di Gubbio (il sito è ospitato anche nella piattaforma web del Comune di Gubbio), il sito risponde all’esigenza di aprire una finestra su un mondo lontano, ma ancora ben vivo nelle radici culturali del territorio. E soprattutto, spiega l’assessore alla cultura di Gubbio Augusto Ancillotti, esperto glottologo e uno dei principali studiosi delle sette Tavole, è un modo per “rendere visibile anche ai non addetti ai lavori la conoscenza delle Tavole. Il risultato mi sembra eccellente, con una descrizione approfondita e molto ampia, in un sito dinamico che ambisce ad arricchirsi anche dei contributi esterni, provenienti da tutto il mondo. È il frutto di vari apporti e contributi, dell’impegno di persone che, a vario titolo, si sono prodigate e hanno reso possibile quanto oggi è sotto gli occhi di tutti”.

Duecento anni di studi e un Istituto dedicato Romolo Cerri, attuale presidente dell’IRDAU, ha illustrato in dettaglio la struttura del sito, composto di varie parti: dalla storia dell’istituto, al resoconto dei 200 anni di studio che hanno portato alla traduzione pressoché totale della lingua, fino ai testi con fotografie e traduzioni e alla sezione di curiosità sul ritrovamento, acquisto e natura delle materie usate. Il significato delle Tavole di bronzo è rimasto oscuro per secoli e da trenta anni l’IRDAU, il cui comitato scientifico è composto da docenti e ricercatori universitari e la cui grande forza è data dalla partecipazione di cittadini che con passione hanno contribuito al progetto, si occupa di raccogliere i risultati dei numerosi studi accademici e di renderli noti al grande pubblico attraverso una serie di iniziative di cui il sito web rappresenta una importante vetrina ed estensione alla portata di tutti.

Così lontani, così vicini Gli antichi Umbri sono lontani da noi trenta secoli. Ma questa enorme distanza temporale è colmata in modo affascinante dalle innumerevoli affinità con la cultura e le tradizioni attuali, che emergono dalla traduzione dei segni incisi sulle sette Tavole. Stupiscono le tante parole che dalla lingua dei bronzi eugubini sono arrivate fino a noi. Nomi come casa, cibo, famiglia, popolo, tetto, vino, soglia, vaso, via, arbitro, autorità, pontefice, pio, carne, picchio, vitello sono i segni tangibili di un legame profondo con queste antiche genti. Che è evidente anche nelle attività cittadine descritte sulle Tavole: dalla preghiera al censimento, fino ai rapporti politici ed economici con altri popoli e allo svolgimento di riti in cui si ritrovano le radici di manifestazioni ancora oggi al centro della vita sociale di Gubbio.

Tutto iniziò con loro Umbrorum gens antiquissima Italiae existimatur “quella degli Umbri si ritiene la popolazione più antica d’Italia”, scrive Plinio, il grande scienziato e storico romano. Il viaggio virtuale che ci offre il sito delle Tavole Eugubine è quindi una esperienza nel mondo dal quale veniamo, per scoprire le favolose vicende della prima stirpe dei nostri progenitori e riallacciare i rapporti con questi antichi avi, ai quali tanto dobbiamo.

Web: www.tavoleeugubine.it

Read More

  • Consenso al trattamento dati