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Guelfi e Ghibellini: figurini storici in mostra a Calenzano

Bocca degli Abati assale Jacopo de Pazzi, che regge il vessillo guelfo con il giglio vermiglio in campo bianco (autore: Mario Venturi)

Fino al 15 settembre nel Museo del Figurino Storico di Calenzano, a due passi da Firenze, sarà visitabile la mostra Guelfi e Ghibellini nella Toscana dei secoli XIII e XIV.

La Condotta, associazione fiorentina di ricerca e ricostruzione storica (www.lacondotta.net) grazie a figurini e diorami ha realizzato un affascinante percorso corredato da una pubblicazione che racconta gli uomini e le donne di un territorio lontano nel tempo.

Nella seconda metà del XIII secolo il giglio fiorentino che rappresentava i ghibellini, bianco in campo rosso, diventa, ad opera dei guelfi, vermiglio in campo bianco. Anche le terre si arrossano per il sangue sparso in decenni di lotte senza quartiere, proprio negli anni in cui un altro giglio, in oro zecchino, il famoso fiorino di Firenze, il “dollaro del Medioevo”, coniato nel 1252, cominciava a circolare in tutta Europa.

Quelli esposti a Calenzano in gran parte sono pezzi unici, realizzati per l’occasione. Il livello del modellato e della pittura merita l’attenzione di tutti gli appassionati. Le opere sono il punto di arrivo di un percorso scrupoloso di ricerca storica e iconografica.

Un lavoro certosino: gli autori hanno sviluppato la loro passione per i “soldatini” e il figurino storico nella seconda metà del Novecento, in una società nella quale le immagini e i colori erano meno invasivi di oggi. Leggere un libro di avventure con poche illustrazioni spingeva allora la mente a fantasticare immaginando le scene e i personaggi fin nei minimi particolari. Tutta questa attenzione si ritrova nei figurini e nei plastici in dimensione ridotta esposti a Calenzano che mostrano nei dettagli i combattenti di tutte le classi sociali e evidenziano l’evoluzione delle armi e degli abiti. I colori e disegni delle araldiche riportate sulle bandiere, sulle vesti e sulle gualdrappe servivano a scandire la necessità e il desiderio rendersi riconoscibili anche in battaglia.

Lo spedale di Castelfiorentino (autore: Sergio Agostini)

Nella rassegna viene rappresentata anche la vita quotidiana dei borghi rurali nati nel Medioevo in prossimità della via Francigena: ci sono i pellegrini e i mercanti che arrivano all’hospitale dove potevano mangiare e passare la notte, i nobili che escono dal castello per andare a caccia con il falco e i contadini che si avvicinano a un mercato per vendere un maiale e scambiare i prodotti della terra. In un modo diverso dall’immagine bidimensionale, il materiale in mostra evoca l’umanità dei nostri predecessori, lontani nel tempo e nelle abitudini ma allo stesso tempo vicini in tanti altri aspetti della vita di tutti i giorni.

Il Museo del Figurino Storico di Calenzano, fondato nel 1996 propone iniziative ed attività didattiche tese a diffondere la cultura storica attraverso una corretta comunicazione scientifica. La struttura espositiva si avvale di strumenti quali il modellismo, l’informatica, la rievocazione, l’archeologia sperimentale e ricostruttiva in scala e i moderni mezzi audiovisivi.

Scorcio di una via all’interno delle mura del Castello di Calenzano

La visita al Museo si sviluppa attraverso più livelli: un percorso archeologico è legato alla storia del territorio; un altro, didattico, è costituito da fedeli modelli in scala. C’è poi un percorso storico dedicato al complesso monumentale del castello di Calenzano considerato come un vero e proprio museo en plen-air. Arricchiscono la visita svariate attività di laboratorio legate alla rievocazione storica. Tutti i percorsi nascono dalla collaborazione tra modellisti e i ricercatori, soprattutto storici e archeologi, affiancati dalle istituzioni preposte alla ricerca come la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e le Universita’ di Firenze e di Siena.

Calenzano si trova tra Firenze (da cui dista circa 14 Km) e Prato (a circa 6 Km) e può essere raggiunta facilmente sia in auto che in treno o in autobus. Il museo è in via del Castello 7 (tel./fax 055-0500234) ed è visitabile il giovedì dalle ore 9.00 alle 13.00 e il venerdì, dalle ore 14.30 alle 18.30. Il sabato e la domenica rimane invece aperto dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30. Il museo rimarrà chiuso per tutto il mese di agosto. Web: Museo del Figurino Storico – E-mail: museofigurinostorico@atccalenzano.it

Per informazioni e prenotazioni di visite in orari diversi, va contattata l’Associazione Turistica Calenzano: e-mail: segreteria@atccalenzano.it – telefono 055-0502161

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I Giochi de le Porte di Gualdo Tadino

Un figurante in costume impegnata nei Giochi de le Porte (Foto © Daniele Amoni)

Quaranta anni di “Giochi de le Porte”. Dal 1978 ai nostri giorni, la rievocazione storica si celebra ogni anno a Gualdo Tadino nell’ultima settimana di settembre. In modo ininterrotto. Con la sola eccezione dell’anno 1997 quando la fascia appenninica fu colpita da un grave evento sismico.

In origine, i “Giochi” si richiamavano al “Palio di San Michele Arcangelo”, che si svolgeva in occasione della ricorrenza della solenne festività riservata al patrono cittadino. Alla luce di alcuni riscontri documentari, si può ipotizzare che la devozione per l’Arcangelo si sia radicata nel territorio gualdese fin dalla seconda metà del secolo VII, in seguito alla definitiva affermazione dei Longobardi sui Bizantini.

Legato alla transumanza di greggi e pastori che raggiungevano i rigogliosi pascoli dell’Appennino, il culto si sviluppò in sostituzione di quello del dio Sole e di altre divinità pagane, come si evince dai due dischi di sottile lamina d’oro ritrovati in Val di Gorgo.

Per i Longobardi la devozione all’Arcangelo aveva un significato politico, oltre che religioso, perché contribuiva ad avvicinare le popolazioni germaniche a quelle autoctone. Nell’opinione comune infatti il santo era considerato come portatore di luce, difensore del popolo e combattente contro le forze del male.

Il corteo storico che anima le vie cittadine in occasione dei Giochi de le Porte. Sullo sfondo, si staglia la mole della Rocca Flea (Foto © Daniele Amoni)

La chiesa a lui dedicata è nominata per la prima volta in una Bolla di papa Alessandro III, data a Benevento il 4 agosto 1169, che la dichiara dipendente dal monastero di San Benedetto, all’epoca posto nella pianura oggi individuata dalla Chiesa della Madonna delle Rotte. Quando i monaci benedettini, per ragioni di sicurezza e per difendersi dalla malaria che infestava la località, si trasferirono sul colle di S. Angelo, dove fu edificata Gualdo (1237), la Chiesa di Sant’Angelo di Fléa venne incorporata nella costruenda chiesa abbaziale di San Benedetto.

La devozione per San Michele Arcangelo ben presto si consolidò. Fino a che il santo fu adottato come patrono e raffigurato sullo stemma del Comune di Gualdo, armato di spada e scudo e ornato del blasone della città.

A testimonianza della fiducia che riponevano nelle sue virtù taumaturgiche, i gualdesi misero sotto la sua protezione la principale delle loro occupazioni; gli dedicarono infatti due feste: una coincideva con l’inizio della transumanza (8 maggio), l’altra con la sua conclusione (29 settembre).

Si trattava di un culto molto sentito, che risultava rassicurante di fronte al disagio fisico e psichico al quale gli abitanti erano esposti a causa delle ricorrenti scorrerie delle soldatesche di passaggio per la via Flaminia, delle carestie e delle pestilenze.

Le ricorrenze, pertanto, si celebravano ogni anno con grande solennità e la forte partecipazione di fedeli da ogni parte del territorio circostante. I devoti erano così numerosi che papa Bonifacio IX, con bolla dell’1 febbraio 1393, stabilì che potevano ottenere l’indulgenza plenaria tutti coloro che, pentiti e confessati, avessero visitato la cappella dedicata a San Michele Arcangelo nel giorno della festa.

L’evento, aveva però anche una forte rilevanza civile. Gli Statuti cittadini tramandano che si svolgesse una solenne processione per le vie della città, alla quale partecipavano non soltanto le autorità religiose, ma anche quelle preposte al governo del territorio, con i segni distintivi delle loro funzioni istituzionali e le fiaccole accese in mano: i priori indossavano il “cappuccio” rosso riverso sulle spalle; i membri del General Consiglio una “cappa grigia” che li ricopriva fino alla tibia e una “berretta” forse dello stesso colore.

Secondo l’usanza dell’epoca, le cerimonie e i festeggiamenti, comprendevano anche una fiera che durava otto giorni. Durante il mercato erano sospesi non solo i comuni balzelli e i pedaggi, ma anche le imposte sui vini, sulle carni e sui generi commestibili, in modo da favorire l’afflusso dei forestieri. I prodotti che venivano scambiati erano pochi, perché coincidevano con quelli offerti dalla campagna e dalla montagna; però non mancavano pezzi di artigianato di discreta fattura, realizzati dalla abili mani di un ceramista o di un falegname.

Un momento del ricco corte di figuranti e carri allegorici che accompagna i Giochi de le Porte (Foto © Daniele Amoni)

Facevano parte della festa patronale anche le giostre equestri, in cui due cavalieri si fronteggiavano con la lancia in resta, cercando di colpirsi al petto o alla testa, e di sbalzarsi di sella. L’intera cittadinanza era coinvolta, ma i veri protagonisti della manifestazione erano gli esponenti della borghesia, i cui rampolli si cimentavano in prove che richiedevano non solo destrezza e abilità, ma anche la disponibilità dei mezzi necessari per dotarsi di un’armatura adeguata e di un cavallo ben addestrato. Il popolo, per quanto fosse partecipe da un punto di vista emotivo, viveva le sfide da semplice spettatore, assiepato ai margini del campo e schierato a favore dell’uno o dell’altro contendente.

Le autorità ecclesiastiche erano però poco propense ad accettare la diffusione di spettacoli pubblici che prevedevano l’impiego delle armi. Così, ben presto, il Palio fu affiancato da un’altra manifestazione che assolveva alla sola funzione di gioco popolare. Poiché i giochi previsti consistevano in corse a piedi, in sfide con la balestra e con lo “scoppietto”, e quindi erano tali da non comportare aggravi particolari per coloro che vi partecipavano, con il passare del tempo l’ultima festa prese il sopravvento sul torneo cavalleresco. E ne rilevò anche la denominazione. Nella sua versione popolare, il Palio divenne la manifestazione ludica principale della città, alla cui gestione e organizzazione provvedeva il Comune. Un evento celebrato fino agli ultimi anni del Seicento con grande interesse di tutti, ma poi interrotto, a causa delle occupazioni, dei saccheggi, delle carestie e pestilenze che fecero sprofondare la popolazione in uno stato di grave prostrazione e di assoluta miseria. Nei secoli successivi anche le celebrazioni in onore del patrono subirono un forte ridimensionamento, con la soppressione della sfilata e dei festeggiamenti abituali.

I sontuosi costumi sono frutto di un lavoro che si sviluppa durante tutto l’anno, risultato di un attento studio delle fonti storiche unito alla maestria dei laboratori artigiani locali (Foto © Daniele Amoni)

Voglia di ricominciare Nel corso del Novecento, si cercò più volte di ripristinare il Palio di S. Michele Arcangelo, ma i vari tentativi si rivelarono infruttuosi per ragioni di ordine pubblico. Si temeva infatti che gli assembramenti troppo numerosi potessero costituire un pericolo per la sicurezza dei cittadini e la stabilità delle istituzioni. Finalmente, all’inizio degli anni Settanta, cioè in un periodo di benessere economico e di tranquillità sociale, si avvertì con rinnovato vigore l’esigenza di recuperare l’eredità ideale, per riappropriarsi del passato e riscoprire le vicende storiche del borgo sorto sulle pendici di Colle S. Angelo.

Fu allora, in un clima di rinnovato interesse per l’identità cittadina, che l’attenzione degli studiosi si concentrò su uno dei periodi più felici della storia locale: i primi settant’anni del XV secolo, coincidenti con l’elevazione di Gualdo Tadino alla dignità di legazione autonoma. Con questa investitura, infatti, la città, benché fosse sottoposta all’autorità di un cardinale legato, iniziò a godere di una certa libertà e di un relativo prestigio. Le prerogative comunali vennero riconfermate e garantite dalla presenza di un luogotenente con ampi poteri politici, amministrativi e giurisdizionali. Per le sorti dello Stato pontificio, Gualdo rivestiva una posizione strategica come ultimo baluardo contro le mire egemoniche del Ducato dei Montefeltro. Alle autorità cittadine fu quindi consentito non solo di provvedere al restauro delle mura, al consolidamento della Rocca Flea e di altri importanti edifici pubblici, ma anche di svolgere una proficua azione di promozione e di sviluppo del territorio. Fiorirono allora nuove attività artigianali, soprattutto nel settore della ceramica e dei laterizi, e quelle agro-forestali. E si intensificarono le iniziative culturali, favorite dalla presenza di una borghesia intraprendente e sensibile al fascino delle humanae litterae.

Una antica mappa di Gualdo Tadino con l’indicazione delle Porte di accesso alla città

La denominazione scelta per i “Giochi”, istituiti, come già ricordato, nel 1978, nasceva dalle quattro porte di ingresso alla città, aperte lungo le mura castellane, proprio in corrispondenza delle chiese di San Benedetto, San Donato, San Facondino e San Martino, negli anni in cui Gualdo fu riedificata, dopo il rovinoso incendio del 1237 che ne ridusse in cenere le abitazioni e ne decimò la popolazione.

Tuttavia le “Porte”, ai tempi di Federico II, avevano un ruolo soltanto propositivo e circoscritto alle ricorrenze religiose; invece, con l’elevazione della città a legazione autonoma, diventarono parte attiva della vita civile, organizzandosi come vere e proprie circoscrizioni politico-amministrative, con funzioni e organismi autonomi.

I “Giochi de le Porte” sono stati istituiti per ristabilire un rapporto di continuità con la storia. Con essi, oltre a rinnovare la fedeltà al patrono, i Gualdesi hanno inteso riconfermare i valori morali e civili che sono contenuti in questa memoria. La festa patronale si è così trasformata in un’opportunità per riaffermare l’identità di una comunità posta a ridosso degli Appennini, ma aperta oltre i propri confini verso i vicini centri di Nocera Umbra, Fossato di Vico, Sigillo, Costacciaro e Scheggia. La festa è un collante tra tutte le sfere sociali e promuove un forte senso di appartenenza.

Il popolo dei “Giochi”, vero protagonista della manifestazione, vive le sfide in modo appassionato e all’insegna di un forte antagonismo, ma nel rispetto delle regole civili, nella lealtà e nel riconoscimento dei meriti. L’appartenenza a una Porta è segno di distinzione, ma non tale da produrre inimicizie e contrasti insanabili. Terminate le competizioni ed esaurito il rito dei canti e degli scherni, tutti ritornano amici, perché sono consapevoli di far parte della stessa comunità.

Lo studio filologico della rievocazione storica si estende anche ai più piccoli dettagli e comprende anche gli strumenti musicali (Foto © Daniele Amoni)

Fede, giustizia e lavoro La festa è caratterizzata da un corteo storico, dai giochi veri e propri e dalle sentitissime sfide culinarie. Il corteo storico mette in scena un’epoca complessa e mai pienamente definibile: quella medievale e quella tardo medievale. Nella ricchezza e varietà delle sue sfumature, rispecchia la società nell’articolazione che suggeriva il vescovo e poeta francese Adalberone di Laon (947-1030) in un poema cavalleresco destinato al re di Francia, Roberto il Pio.

Essa si basa su tre componenti fondamentali, ordinate in modo gerarchico, ma reciprocamente connesse, costituite da coloro che pregano e diffondono la fede cristiana, da coloro che combattono per il trionfo della giustizia sulla forza o per la salvaguardia dell’ortodossia cristiana e, infine, da coloro che attendono ai lavori manuali e producono i beni indispensabili per la vita. Ogni Porta conserva nel proprio corteo il nocciolo di questa ripartizione sociale e antropologica.

L’universo medievale e tardo medievale si offre così allo sguardo dello spettatore nella povertà del monaco, nell’opulenza del nobile, nell’aggressività del capitano di ventura, nell’ingegno dell’artigiano, nell’abilità del giocoliere e nei gesti semplici e schivi del contadino e del pastore. Per dar conto della complessa configurazione della società, però, il corteo storico riserva un posto importante anche ad altre figure, come quella del console, del magistrato, dell’intellettuale e del mercante.

Ma, sospeso come è tra terra e cielo, l’uomo medievale più che alle cose, guarda al loro significato. Per questo, fin dal 1978, le Porte hanno riservato un’attenzione particolare alla ricostruzione delle simbologie come segno di una verità superiore. Con ciò, tuttavia, non hanno sottovalutato l’importanza della natura, delle faccende domestiche, degli ambienti di lavoro. E questo è appunto uno dei tratti che distingue in modo specifico la sfilata: la vivacità della vita dei campi, la ricchezza delle attività artigianali, delle arti e dei mestieri. Ma vi occupano un posto rilevante anche le scene riservate alla fantasia e all’immaginazione, alle passioni e ai desideri, perché l’uomo medievale non persegue soltanto la salvezza dell’anima, ma coltiva anche i piaceri del corpo.

Tutto ciò è inserito all’interno di una scenografia a cielo aperto dove monumenti maestosi, come la Rocca Flea, la cattedrale dedicata a San Benedetto, le chiese di San Francesco, San Donato, Santa Maria, Santa Margherita, il Palazzo del Podestà, il Palazzo e il Palazzo comunale concorrono a realizzare una felice simbiosi tra il “meraviglioso” e il “quotidiano”.

Le quattro Porte, San Benedetto, San Donato, San Facondino e San Martino si contendono il Palio e il privilegio di bruciare l’effige della Bastola, la “strega” antica nemica di Gualdo, colpevole di aver causato il terribile incendio che distrusse la città nel 1237.

Un’istantanea della corsa con i somari, una delle quattro competizioni in cui i popoli de le Porte si sfidano durante i Giochi (Foto © Daniele Amoni)

La disputa si ispira all’antica tradizione cavalleresca che sancisce che il rispetto delle regole, la cortesia verso l’avversario, la lealtà nei suoi confronti. I protagonisti del Palio sono animati da questi valori, oltre che da un sano spirito agonistico.

Nella loro difficile impresa possono contare su un amico fedele: il somaro. I “Giochi” rivalutano l’animale, spesso schernito e additato a simbolo di ignoranza. Addirittura ne fanno uno dei simboli della manifestazione. Tanto da dargli il ruolo di protagonista in due prove che spesso si rivelano decisive per l’assegnazione del Palio. Le altre due sono riservate agli arcieri e ai frombolieri.

I “Giochi” però vivono anche nelle sartorie, nelle quali d’inverno si studia, si ricerca, si progetta e, d’estate, si realizzano le idee. Allora le suggestioni ricavate dai libri di storia dell’arte, del costume, diventano abiti, allegorie, rappresentazioni simboliche. Grande cura è posta nella scelta delle stoffe, nella cernita degli accessori che devono accompagnare i costumi. Così si lavorano anche la pelle e il cuoio; si realizzano i calzari e, quando le esigenze lo impongono, perfino i gioielli.

È però nelle taverne che la rievocazione del Medioevo trova la sua espressione più convincente. Ogni elemento richiama l’Età di Mezzo: le volte in pietra, le lucerne a olio che si affacciano dalle pareti, le tavole in legno, gli otri di ceramica, gli addobbi con i fiori dei campi e le spighe di grano.

A tavola le generazioni si incontrano, le differenze anagrafiche e sociali si annullano. E nascono nuovi legami. Esaltati dai “Giochi”, “lo avvenimento più fastoso e desiato, de lo quale li forestieri de la nostra grandezza e de la nostra abilitate diranno”.

Antonio Pieretti

Articolo pubblicato all’interno del dossier “UMBRIA. A Gualdo Tadino i Giochi de le Porte“, MedioEvo, settembre 2017 (mensile culturale, anno XXI, N° 248)

Immagini: © Daniele Amoni

Dossier realizzato con il sostegno di

DOVE E QUANDO Giochi de le Porte Gualdo Tadino, dal 22 al 24 settembre 2017 Info: www.giochideleporte.it Facebook: @Ente Giochi de le Porte

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Festival del Medioevo 2017: ecco le prime anticipazioni

Lo storico Alberto Grohmann inaugurerà la III edizione del Festival del Medioevo

Sarà lo storico Alberto Grohmann a inaugurare il Festival del Medioevo, che si terrà a Gubbio dal 27 settembre al 1 ottobre 2017.

“La città” è il tema conduttore della terza edizione. Le piazze, i mercati, le banche e gli ospedali. I centri del potere e i luoghi della cultura, tra la filosofia e l’architettura, la moda e l’urbanistica, la fantascienza e la religione. Insieme alle storie, ai racconti e ai segreti delle grandi città medievali, da Costantinopoli a Venezia, da Genova a Parigi, da Firenze a Napoli, fino a Palermo e a Il Cairo. Lungo i porti del Mediterraneo e i luoghi favolosi della Via della Seta.

La città dolente della Commedia di Dante e le suggestioni medievali disegnate dall’immaginazione di Tolkien, Calvino e George Lucas. Camelot e Gotham City. Torri e cattedrali. Realtà e fantasia.

Una grande operazione culturale: il Festival del Medioevo in cinque giorni densi di appuntamenti culturali, mostre, mercati, rievocazioni e spettacoli coinvolge un centinaio di storici, saggisti, scrittori e giornalisti impegnati nella sfida della divulgazione.

Tutti gli eventi sono gratuiti e ad ingresso libero.

Gli Incontri con gli autori, cuore pulsante della manifestazione, si terranno nel Centro Convegni Santo Spirito, ricavato da un antico monastero benedettino del XIII secolo, a pochi passi dalla centralissima Piazza Quaranta Martiri.

Una ricostruzione della città di Gubbio nel Medioevo (foto: MedioEvo)

Tra le molte novità annunciate nell’edizione 2017, spicca il Forum internazionale delle associazioni dei rievocatori storici, organizzato dal Comitato per gli Stati generali della Rievocazione Storica in collaborazione con l’Associazione Festival del Medioevo e la Regione Toscana. L’evento porterà a Gubbio numerosi rievocatori italiani e europei, in rappresentanza di circa 500 associazioni italiane e straniere. Gli Stati generali della Rievocazione Storica sono nati per valorizzare le tradizioni e le memorie storiche, considerate come espressione del patrimonio “immateriale” italiano e puntano al riconoscimento istituzionale della rievocazione storica attraverso una regolamentazione unitaria che promuova tutti gli aspetti collettivi culturali, sociali e turistici di una attività che in Italia coinvolge centinaia di migliaia di persone.

Nei giorni del Festival, nel cortile del Palazzo Ducale di Gubbio verrà ospitato anche un esclusivo Torneo di scherma medievale. L’appuntamento HEMA (Historical European Marzial Arts) è organizzato dalla Sala d’Arme Achille Marozzo, un’associazione con 40 sedi in tutta Italia, che dal 1997 si dedica alla ricerca e allo studio delle arti marziali.

Nel pomeriggio del 27 settembre, giornata inaugurale della manifestazione, verranno anche proclamati i vincitori del Premio Italia Medievale 2017, istituito dalla Associazione Culturale Italia Medievale e assegnato ogni anno a personalità, istituzioni e privati che si sono particolarmente distinti nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale italiano.

Il Festival del Medioevo riproporrà anche tutta una serie di eventi collaterali, molto apprezzati dal pubblico nelle prime due edizioni della manifestazione.

A partire dalla Fiera del Libro Medievale: le maggiori maggiori case editrici italiane e i piccoli editori specializzati presenteranno al vasto pubblico degli appassionati i saggi, i romanzi, le biografie, gli approfondimenti tematici e i grandi classici che hanno per oggetto il Medioevo.

L’appuntamento con Le Botteghe e i Mestieri, offrirà il meglio delle produzioni artigiane italiane e straniere ispirate all’età medievale.

Il “focus” Miniatori e calligrafi dal mondo, dedicato alla moderna arte amanuense, proporrà approfondimenti didattici intorno alle tecniche e ai segreti dei miniatori più importanti d’Italia e d’Europa.

Il Festival del Medioevo, organizzato dall’Associazione culturale Festival del Medioevo in collaborazione con il Comune di Gubbio, gode del patrocinio scientifico dell’Isime, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e dei patrocini istituzionali della Presidenza della Repubblica, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Umbria.

L’evento è sostenuto dal Comune di Gubbio, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dal Gruppo Azione Locale Alta Umbria (GAL Alta Umbria) e dalla Camera di Commercio di Perugia.

La RAI, Radio Televisione Italiana, è il media partner ufficiale con i canali tematici di Rai Storia e RAI Radio3.

Collaborano con la manifestazione anche il mensile Medioevo e tre siti web: Italia Medievale, impegnata nella promozione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e MediaEvi, pagina Facebook specializzata nell’analisi dei medievalismi.

Anteprime e notizie sulla prossima edizione verranno riportate anche sulla pagina facebook @FestivalDelMedioevo.

(25 luglio 2017)

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A Gradara, due giorni nel segno e nel sogno del Medioevo

È in programma per il 17 e 18 giugno 2016 “Il Medioevo fra noi”, una due giorni di dialoghi nella splendida cornice della Rocca di Gradara per indagare i rapporti tra quel lontano millennio e le sue reinterpretazioni nel mondo di oggi.

Attraverso interventi di storici affermati e studiosi emergenti, si indagherà sul fascino che il Medioevo esercita su tanti aspetti della storia contemporanea e si cercherà di vedere, come in un gioco di specchi, il presente attraverso il passato.

E “Un gioco di specchi” è proprio il tema della terza edizione del convegno e il titolo dell’introduzione ai lavori ospitati tra le mura della fortezza, affascinante emblema di neo-Medioevo che dal dicembre 2014 fa parte dei beni gestiti dal Polo museale delle Marche.

La cittadella, la cui costruzione iniziò nel 1150 e venne terminata tra il XIII e il XIV secolo dai Malatesta, arrivò ai primi del Novecento in stato di profondo degrado. Venne completamente restaurata a partire dal 1920 sotto la guida di Giuseppe Sacconi, il celebre architetto del Vittoriano

Ecco il programma completo:

  • Venerdì 17 giugno ore 16.00

Indirizzi di saluto Peter Aufreiter (direttore del Polo Museale delle Marche) Maria Claudia Caldari (direttrice della Rocca di Gradara) Filippo Gasperi (sindaco di Gradara)

Tommaso di Carpegna Falconieri (Università di Urbino) Un gioco di specchi. Introduzione all’incontro

Francesca Roversi Monaco e Maria Giuseppina Muzzarelli (Università di Bologna) conversano sul tema Moda e Medioevo

Salvatore Ritrovato (Università di Urbino) Bertoldo, il villano immaginario

Sonia Merli (Scriptorium – Perugia) I templari sono in mezzo a noi

In occasione di “Il Medioevo fra noi” l’ingresso alla Rocca di Gradara sarà gratuito

Ore 21.00-22.30 Maria Chiara Pepa (Università di Urbino) Il mito di Paolo e Francesca la Resistenza della poesia (Urbino) Lectura Dantis scaenica: Inferno V

  • Sabato 18 giugno ore 9.30

Umberto Longo (Sapienza – Università di Roma) Medioevo e “terza missione” delle università

Riccardo Facchini (Università Europea – Roma) Davide Iacono (Sapienza – Università di Roma) conversano sul tema Il medievalismo in rete

Tommaso di Carpegna Falconieri conversa con Gerberto di Aurillac e Walther von der Vogelweide di Feudalesimo e Libertà

Federico Fioravanti (Festival del Medioevo – Gubbio) Aspettando il Festival

Info: Rocca demaniale di Gradara piazza Alberta Porta Natale, 1 61012 Gradara (Pesaro – Urbino) Tel. 0541 964181 stellalosasso@gmail.com

In occasione del convegno, l’accesso alla Rocca sarà gratuito.

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PARTECIPA A “LE BOTTEGHE E I MESTIERI”

“Le botteghe e i mestieri” è l’evento del Festival del Medioevo dedicato all’artigianato medievale, presentato dai migliori espositori nazionali e internazionali in modo filologicamente corretto.

Vuoi partecipare al Festival con i tuoi prodotti di ispirazione medievale? E’ facile: compila il modulo di iscrizione che vedi qui sotto e, quando hai finito, premi il tasto invia. Le botteghe e i mestieri avranno spazio all’esterno, in Piazzale Frondizi 17, all’ingresso del Centro Convegni Santo Spirito che ospiterà gli “Incontri con gli autori”. Una location strategica, passaggio obbligato per il pubblico del Festival del Medioevo.

Caricamento in corso…

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Marco Santagata e Franco Mezzanotte a Orvieto per “Ludi alla Fortezza”

Dante Alighieri raccontato da Marco Santagata e Guelfi e Ghibellini descritti da Franco Mezzanotte.

Ludi alla Fortezza (Orvieto, 14-17 giugno 2018) sceglie per la seconda edizione temi importanti, affidati a due dei più autorevoli studiosi nel panorama nazionale del settore.

I due incontri culturali, organizzati dall’Associazione Orvieto 1264 in collaborazione con il Festival del Medioevo, si inquadrano nel contesto di una manifestazione a tema medievale che presenta spettacoli rievocativi, cortei e giochi e completa l’offerta con interessanti proposte enogastronomiche.

Venerdì 15 giugno ore 17.00 | Atrio del Palazzo dei Sette “Il trionfo della fazione” | Franco Mezzanotte Ha insegnato Storia medievale all’Università di Perugia e Storia della Chiesa antica all’Istituto teologico di Assisi. Oggi Franco Mezzanotte è presidente dell’associazione perugina “Vivi il borgo”. Sabato 16 giugno ore 18.30 | Sala del Governatore, Palazzo dei Sette “Nascita di un profeta” | Marco Santagata Scrittore, critico letterario e docente universitario, vincitore del Premio Campiello 2003 e del Premio Stresa di narrativa 2006, Marco Santagata è considerato tra i massimi esperti di Dante e Petrarca.

 

Regista della manifestazione è Gianluca Foresi, attore orvietano e protagonista da oltre un ventennio delle maggiori rappresentazioni storiche italiane. Sponsor dei due incontri, l’azienda Vetrya e la Fondazione Luca e Katia Tomassini, impegnate socialmente nella diffusione della cultura.

Questo il programma completo di “Ludi alla Fortezza” 2018:

Giovedì 14 giugno Ore 20,30 – Piazza del Popolo – Banchetto Medievale

Venerdì 15 giugno Ore 17,30 – Atrio Palazzo dei Sette – Conferenza su Guelfi e Ghibellini tenuta da Franco Mezzanotte Ore 21,00 – Atrio Palazzo dei Sette – Gruppo musicale Rasna 1328: Ludovico il Bavaro alla conquista di Orvieto, concerto in forma di racconto

Sabato 16 giugno Ore 18,30 – Sala del Governatore Palazzo dei Sette – Conferenza su Dante Alighieri tenuta da Marco Santagata

Sabato 16 e domenica 17 giugno dalle ore 17,00 alle ore 24,00 – dimostrazioni, spettacoli, mercati ed enogastronomia alla Fortezza Albornoz. Parteciperanno: Compagnia d’Arme Santaccio di Chiusi Circa Teatro di Urbino Urbeveteris Falconis Sbandieratori e Musici Città della Pieve Compagnia Balestrieri Porta Rocca Orvieto Medioevo Giullari del Diavolo Il Drago Bianco Sbandieratori e Musici dei Quartieri di Orvieto Le Muse del Diavolo Compagnia Grifoncello Armati dell’Antica Marca Messer Lurinetto da Siena Compagnia Dell’Ilex L’Arca di Toma Memento Ridi presenta: Gianluca Foresi

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Lo splendore del Mercato delle Gaite

Il Mercato delle Gaite, a Bevagna dal 20 al 30 giugno 2019, è una delle rievocazioni di più alto valore storico e culturale d’Italia

Il Medioevo, in tutto il suo splendore, rivive a Bevagna con il Mercato delle Gaite.

Una manifestazione di altissimo valore storico e culturale: per dieci giorni la città rievoca le usanze e le cerimonie dei suoi antichi statuti e propone affascinanti spaccati della vita quotidiana in un borgo medievale tra il 1250 e il 1350.

Un programma ricco di eventi d’ogni tipo e per tutte le età, quasi tutti gratuiti.

Le quattro gaite, San Giorgio, San Giovanni, San Pietro e Santa Maria si affrontano in quattro sfide (gara dei mestieri, gara gastronomica, gara del mercato, gara di tiro con l’arco) per aggiudicarsi il palio della vittoria.

La cittadina umbra fa parte del club dei “Borghi più belli d’Italia”. Vanta una delle più belle piazze della penisola e numerosi riconoscimenti, tra cui quello di “Città Gioiello d’Italia”. La ventisettesima edizione è ricca di animazione con molteplici compagnie provenienti da tutta Italia che allieteranno le serate e i fine settimana con spettacoli itineranti e concerti di musica medievale.

Una storia dal sapore longobardo Lo dice il nome, “guaita o gaita”, che deriva da Watha, “guardia”, termine longobardo che indica i quattro quartieri (Gaita San Giorgio, San Giovanni, San Pietro e Santa Maria) nei quali erano suddivisi Bevagna e il territorio circostante.

L’antica conformazione urbanistica è attestata dagli Statuti comunali del XVI secolo ed è proprio sulla base di questi testi che durante la festa si ricreano i momenti più rappresentativi e suggestivi per rievocare le storiche magistrature cittadine, la vita sociale e le attività economiche dell’antica Mevania. E sempre dagli statuti si ricavano preziose notizie circa l’economia cittadina, le modalità e le tecniche di produzione dei principali prodotti locali, il funzionamento dei forni, dei mulini, l’organizzazione di alcune botteghe, le norme di vendita di determinate merci. Dettagliate indicazioni regolano infine i pesi e le misure adottati nel territorio di Bevagna.

Privilegiati punti di vendita sono le trasanne poste nella piazza maggiore, nelle quali si potevano vendere pane, frutta, spezie, sale e pesce, seguendo precise norme igieniche. Il vino era venduto in vasi sigillati che, secondo la capacità, si chiamavano pitictum, mezzeto e foglietta. E precise indicazioni dettavano i metodi di macellazione degli animali e vendita della carne, così come l’organizzazione del lavoro nei mulini e delle merci che producevano.

I mercati Oggi, la manifestazione vive il suo momento più significativo nei giorni del mercato, che si sviluppa all’interno dei quattro quartieri. Nel rispetto sostanziale dei dati offerti dalle conoscenze storiche, ogni Gaita ha saputo dare al proprio mercato una fisionomia autonoma e, per certi versi, caratterizzante. Così si va da allestimenti apparentemente poveri, nei quali si offrono esclusivamente prodotti locali, a soluzioni più articolate, nelle quali si dà spazio anche all’intervento di artigiani esterni.

Le vie si popolano di banchi e si animano del rumore delle botteghe nelle quali il visitatore può trovare stoffe, oggetti in cuoio, vimini, cordami, carta, ferro battuto, rame, candele lavorate a mano e ancora formaggio, pesce, pane appena sfornato e focacce.

Le botteghe dei mestieri A completamento del mercato è stata concepita la realizzazione di alcuni mestieri medievali, secondo le antiche tecniche di lavorazione e di produzione. Qui le Gaite si caratterizzano per interpretazioni autonome, ispirate sia ad una rigorosa fedeltà alla realtà economica della Bevagna medievale (forno, tele, lavorazione del ferro), sia ad una lettura più libera, ma altrettanto fedele nella riproduzione delle tecniche e degli strumenti di produzione. Le botteghe rimangono aperte per l’intera settimana.

I giochi e le sfide Ci sono anche altri appuntamenti nelle giornate della festa, a partire dalla cerimonia di apertura del Mercato delle Gaite, nella quale l’intero paese si ritrova nella piazza in una cornice festosa e originale. La gara di tiro con l’arco, le taverne dove si ha la possibilità di gustare cibi tratti da antichi ricettari e godere di sapori insoliti e per lo più dimenticati. E non mancano le iniziative culturali, con incontri-studio su temi inerenti, come la religiosità medievale, ma anche la musica, la danza e il teatro.

Il programma Le taverne aprono alle ore 20.00 (sabato 12 e 29 e domenica 23 e 30 sono aperte anche a pranzo). Le locande invece iniziano il loro lavoro alle ore 19.00. Le Botteghe dei Mestieri medievali rimangono aperte dalle ore 20.45 alle 23.30.

Per il programma completo: www.ilmercatodellegaite.it

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