Baldovino IV di Gerusalemme, il re lebbroso

La storia sorprendente di Baldovino IV di Gerusalemme, il re lebbroso (Graphe.it edizioni, 2019) di Ilaria Pagani è il sesto titolo della collana I condottieri, curata da Gaetano Passarelli. Divenuto re il 15 luglio 1174, ad appena 13 anni e gravemente malato di lebbra, l’ elezione di Baldovino IV era stata decisa solo per colmare lo iatus temporaneo tra i candidati al trono di Gerusalemme. Ma il giovane si dimostrò capace di governare la feroce guerra intestina tra le fazioni cristiane per il controllo della Terra Santa e di difenderla da uno dei uno dei più grandi strateghi di tutti i tempi, Saladino. Rimasto celebre per la vittoria nella battaglia di Montgisard, condotta personalmente e vinta issando la reliquia della Vera Croce, Baldovino sarà ricordato dallo stesso condottiero musulmano come l’artefice di una sconfitta “grande come una catastrofe”.

Miniatura tratta dal manoscritto L’Estoire d’Eracles, una traduzione francese della Historia rerum in partibus transmarinis gestarum di Guglielmo di Tiro, dove Guglielmo stesso, precettore del giovane Baldovino, riconosce in lui i sintomi della lebbra (ca. 1250, British Library, Londra)

Nel 1174 l’Alta Corte del Regno di Gerusalemme, formata da ecclesiastici di rango e feudatari laici, si riunì per prendere una decisione e all’unanimità votò per l’elezione del giovanissimo Baldovino come re di Gerusalemme; ogni dubbio circa la sua salute fu messo da parte per evitare guai peggiori e non mostrare alcun segno di debolezza davanti ai nemici.

Sembra davvero impossibile pensare che le notizie sulle condizioni fisiche del principe non fossero note a tutti i componenti dell’assemblea, le corti infatti hanno sempre funzionato tutte nello stesso modo, ovunque. Dunque i membri del consiglio non potevano non sapere che, con tutta probabilità, e dati certi sintomi, si trattava proprio di lebbra.

Bernard Hamilton ha analizzato puntualmente tutte le motivazioni pratiche che condussero i grandi del Regno a prendere questa decisione. Sibilla era ancora nubile e ancora troppo giovane per esercitare il potere da sola come già altre donne avevano fatto in oriente, secondo costumi anche in questo caso più aperti rispetto all’Europa. Chiamare al potere uno dei signori degli altri regni crociati non era una strada percorribile: Boemondo III di Antiochia, Raimondo III di Tripoli, tutti erano sì imparentati con la casa regnante a Gerusalemme, ma c’erano ragioni per non chiamarli in gioco, si temeva di sguarnire il nord, si temeva l’influsso che i bizantini mantenevano su Antiochia e il Conte di Tripoli non era abbastanza conosciuto dai suoi pari di Gerusalemme, ovvero non offriva sufficienti garanzie.

Insomma solo una serie di circostanze fortuite permise che un ragazzino di tredici anni, minorenne, chiaramente malato, per cui la diagnosi di lebbra era ormai più che un sospetto per tutti, fosse eletto re di Gerusalemme. La minore età sarebbe durata ancora fino ai quindici anni, un tempo che si riteneva sufficiente per porre rimedio alla situazione, ovvero il tempo necessario per trovare un marito adatto per Sibilla.

La battaglia di Montgisard in un dipinto di Charles-Philippe Larivière (1842, Sala dei Crociati, Reggia di Versailles)

Il giovane re, nonostante il male, incarnava la tradizione cortese, era di bell’aspetto, di mente pronta e ottima memoria, due qualità che erano già state riconosciute in suo padre e che ne facilitavano i progressi negli studi; amava i racconti, e aveva già dimostrato ottime attitudini come cavallerizzo. Questa descrizione potrebbe apparire viziata, in quanto ci arriva dal tutore del giovane, da quel Guglielmo di Tiro che era tra le persone che a corte più dovevano essergli affezionate, eppure, se vista alla luce della storia successiva, appare veritiera. Non risulta affatto difficile credervi poiché le qualità descritte sono quelle tipiche del cavaliere medievale, come ci è stato tramandato dalla tradizione cortese; Baldovino aveva assorbito i valori della cortesia dal suo precettore, dall’ambiente aristocratico in cui viveva, essenzialmente francese, in cui la lettura dei romanzi dell’epoca, dalla Chanson de geste a Chretien de Troyes, come abbiamo già notato, doveva essere diffusa; il cavaliere non era più solo chi praticava il mestiere delle armi, bensì chi viveva secondo le regole della cortesia e del rigore morale, lontano da ogni volgarità dell’anima.

Baldovino dimostrò tante qualità, soprattutto fu la vera incarnazione dello spirito della crociata, più di molti suoi predecessori. Le cerimonie di incoronazione reale si tenevano di norma di domenica, il giorno del Signore, di cui il re è l’unto, il consacrato in terra, ma quella di Baldovino IV avvenne nella Basilica del Sepolcro di lunedì, 15 luglio 1174, giorno in cui ricorreva l’anniversario della presa di Gerusalemme, data troppo simbolica e importante perché se ne trascurasse il significato politico-religioso.

A partire da questo primo elemento vedremo svolgersi progressivamente un percorso di vera e propria identificazione della figura del re con la guerra santa e il Sepolcro, con la stessa città di Gerusalemme, soprattutto dopo che il re ebbe raggiunto la maggiore età.

Ilaria Pagani

Ilaria Pagani
Baldovino IV di Gerusalemme
Collana I condottieri, a cura di Gaetano Passarelli
Graphe.it edizioni, 2019

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