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I luoghi del Festival – Il Convento di San Francesco a Gubbio

Il vasto complesso francescano che ospita alcuni degli eventi del Festival del Medioevo occupa il lato meridionale di piazza Quaranta Martiri. Fu eretto nel 1255 sul luogo del fondaco degli Spadalonga, che avrebbero accolto san Francesco dopo l’abbandono della casa paterna. Gubbio è la città che vide la piena conversione di Francesco. Ancora ragazzo, ci passò l’inverno del 1206, prima ospite in casa dell’amico Federico Spadalonga, dove fu rivestito della tunica di tela grezza che ancora oggi è l’abito che contraddistingue l’Ordine francescano, e poi al lebbrosario, dove si trasferì per servire e prendersi cura dei malati.

La chiesa è una costruzione ogivale, erroneamente attribuita a fra’ Bevignate da Perugia, con facciata ornata da un portale gotico, da una cornice di archetti e da un piccolo rosone proveniente dall chiesa di san Francesco a Foligno. Sul fianco sinistro, percorso da lesene e aperto da alte monofore in parte murate, si apre un portale gemino sormontato da un rosoncino del XIV secolo. Le tre absidi poligonali, originarie, sono rafforzate da paraste agli spigoli e aperte da monofore. Sull’abside destra si innesta il campanile poligonale del Cinquecento.

L’interno è a tre navate, alte e spaziose, con volte a crociera che risalgono alla trasformazione del 1720. Nel XVIII vennero aggiunti gli altari barocchi e tamponate alcune finestre ogivali trilobate. Questi interventi cancellarono gran parte dei dipinti murali delle pareti laterali. I superstiti sono stati restaurati nel 1995. Il tetto era originariamente a travature scoperte, come si vede ancora nel tratto ripristinato verso l’abside. Al primo altare a destra, una Immacolata Concezione di Antonio Gherardi; al secondo, Crocifisso e santi francescani, della scuola di Virgilio Nucci; al terzo una Deposizione, copia del quadro di Daniele da Volterra (a Roma, nella chiesa della Trinità dei Monti) eseguita dallo stesso Nucci, suo discepolo.

La cappella di San Francesco si trova nell’abside destra, sul luogo dell’abitazione degli Spadalonga (la vetrata istoriata racconta l’episodio della donazione della tunica). La tradizione sarebbe avvalorata dal fatto che sul muro a destra ci sono le trace dell’antica casa, incorporata nella chiesa. Quest’abside, divisa in due da una volta, presenta affreschi del XIII secolo e del principio del successivo: nella parte superiore, San Francesco ignudo che dopo la rinuncia delle vesti viene ricoperto con il manto del vescovo e San Francesco che sorregge il Laterano cadente, attribuiti al Maestro Espressionista di santa Chiara*. Nella parte inferiore, al centro il Redentore e ai quattro lati, incorniciati, gli Evangelisti. Alle pareti, santi. La piccola monofora con vetri istoriati, opera di Aldo Ajò, raffigura la Vestizione di san Francesco. L’abside centrale, in alto, conserva affreschi duecenteschi coevi all’architettura. Al centro, Gesù in trono a destra, e a sinistra San Pietro e San Paolo e poi San Francesco e Sant’Antonio. L’abside sinistra, dedicata alla Madonna, è decorata con splendide Scene della vita di Maria, affrescate in 17 riquadri da Ottaviano Nelli e databili tra il 1408 e il 1413 circa. La navata sinistra porta al terzo altare Sant’Antonio da Padova, di Anna Allegrini (1673), al secondo San Carlo Borromeo di Benedetto Bandiera e al primo una Vergine in trono e santi dell’Imperiali.

La sagrestia e l’ex convento Dalla sagrestia, ambiente trecentesco ricavato nella supposta casa degli Spadalonga, si passa nel chiostro, con Crocifisso e santi, affreschi del XIV secolo e mosaici romani policromi del I sec. d.C. provenienti dalla città.

Un portale, fiancheggiato da elegantissime bifore, dà accesso alla Sala Capitolare, dove è conservato un affresco, probabilmente trecentesco, staccato dal chiostro, che dovrebbe raffigurare il Trasporto della Santa Casa di Loreto. Sarebbe la più antica rappresentazione di questo soggetto.

A destra si apre l’antico Refettorio, con un pulpito ricavato nello spessore del muro e una interessante sinopia quattrocentesca, il cui affresco doveva raffigurare l’Albero della vita.

Il complesso monumentale conserva la Raccolta d’arte di San Francesco, che comprende reperti archeologici, oreficerie (sec. XIV-XVIII), oggetti e arredi sacri (sec. XVI), dipinti. Rimarchevole, il sigillo dell’antica custodia di Gubbio (1350). Per la visita, telefonare al numero 075 592 73 460.

*Il Maestro Espressionista di santa Chiara, attivo tra Gubbio e Assisi nel primo Trecento, è per alcuni identificabile nel padre di Guiduccio Palmerucci, Palmerino di Guido, citato in un documento notarile assieme a Giotto. Per altri invece, è da identificare con Angeletto da Gubbio.

Fonti: Touring Club Italiano, Umbria Touring

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Quelle Tavole scoperte nel 1444

Le sette Tavole di Gubbio, il più importante documento originale sulla civiltà degli antichi Umbri, sono una scoperta medievale.

Scoperte nel 1444 La scoperta delle Tavole fu casuale. Le trovò Presentina, una contadina di Gubbio, sepolte vicino al Teatro Romano. Era il 1444 o giù di lì. Sul fatto le cronache sono discordanti. Quel che è certo è che dodici anni dopo, nel 1456, le Tavole divennero proprietà del Comune, come riporta, nero su bianco, un documento in latino firmato dal cancelliere comunale Guerriero Campioni. L’acquisto fu certificato in un atto che riporta la data del 25 agosto 1456. L’amministrazione comunale, che all’epoca era già sotto il dominio dei Montefeltro, trattò la vendita con Paolo di Gregorio, originario di Sinij, una cittadina vicino Spalato. L’uomo rappresentava Presentina che non sapeva leggere né scrivere. La contadina e la sua famiglia ricevettero in cambio, per due anni, i proventi della gabella sui monti e sui pascoli: una cifra equivalente a 40 fiorini.

Adesso la loro storia si può leggere on line Il nuovo sito www.tavoleeugubine.it, ricco di immagini e descrizioni, racconta il significato e la storia affascinante dell’unica testimonianza scritta della più antica popolazione della penisola e mette in evidenza le numerose iniziative in atto per divulgarne gli inestimabili risvolti storici e culturali.

Una finestra sulle origini del popolo italico Progettato e curato dall’Istituto di Ricerche e Documentazione sugli Antichi Umbri (IRDAU) e dalla città di Gubbio (il sito è ospitato anche nella piattaforma web del Comune di Gubbio), il sito risponde all’esigenza di aprire una finestra su un mondo lontano, ma ancora ben vivo nelle radici culturali del territorio. E soprattutto, spiega l’assessore alla cultura di Gubbio Augusto Ancillotti, esperto glottologo e uno dei principali studiosi delle sette Tavole, è un modo per “rendere visibile anche ai non addetti ai lavori la conoscenza delle Tavole. Il risultato mi sembra eccellente, con una descrizione approfondita e molto ampia, in un sito dinamico che ambisce ad arricchirsi anche dei contributi esterni, provenienti da tutto il mondo. È il frutto di vari apporti e contributi, dell’impegno di persone che, a vario titolo, si sono prodigate e hanno reso possibile quanto oggi è sotto gli occhi di tutti”.

Duecento anni di studi e un Istituto dedicato Romolo Cerri, attuale presidente dell’IRDAU, ha illustrato in dettaglio la struttura del sito, composto di varie parti: dalla storia dell’istituto, al resoconto dei 200 anni di studio che hanno portato alla traduzione pressoché totale della lingua, fino ai testi con fotografie e traduzioni e alla sezione di curiosità sul ritrovamento, acquisto e natura delle materie usate. Il significato delle Tavole di bronzo è rimasto oscuro per secoli e da trenta anni l’IRDAU, il cui comitato scientifico è composto da docenti e ricercatori universitari e la cui grande forza è data dalla partecipazione di cittadini che con passione hanno contribuito al progetto, si occupa di raccogliere i risultati dei numerosi studi accademici e di renderli noti al grande pubblico attraverso una serie di iniziative di cui il sito web rappresenta una importante vetrina ed estensione alla portata di tutti.

Così lontani, così vicini Gli antichi Umbri sono lontani da noi trenta secoli. Ma questa enorme distanza temporale è colmata in modo affascinante dalle innumerevoli affinità con la cultura e le tradizioni attuali, che emergono dalla traduzione dei segni incisi sulle sette Tavole. Stupiscono le tante parole che dalla lingua dei bronzi eugubini sono arrivate fino a noi. Nomi come casa, cibo, famiglia, popolo, tetto, vino, soglia, vaso, via, arbitro, autorità, pontefice, pio, carne, picchio, vitello sono i segni tangibili di un legame profondo con queste antiche genti. Che è evidente anche nelle attività cittadine descritte sulle Tavole: dalla preghiera al censimento, fino ai rapporti politici ed economici con altri popoli e allo svolgimento di riti in cui si ritrovano le radici di manifestazioni ancora oggi al centro della vita sociale di Gubbio.

Tutto iniziò con loro Umbrorum gens antiquissima Italiae existimatur “quella degli Umbri si ritiene la popolazione più antica d’Italia”, scrive Plinio, il grande scienziato e storico romano. Il viaggio virtuale che ci offre il sito delle Tavole Eugubine è quindi una esperienza nel mondo dal quale veniamo, per scoprire le favolose vicende della prima stirpe dei nostri progenitori e riallacciare i rapporti con questi antichi avi, ai quali tanto dobbiamo.

Web: www.tavoleeugubine.it

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La fontana portafortuna

Che la Fontana del Bargello sia un lasciapassare per il mondo dei matti è cosa nota. Ma che fosse anche uno dei nove luoghi più fortunati d’Italia, non si sapeva. Eppure la classifica stilata da Radio Deejay lo dice chiaro: chi è in cerca di buona sorte dovrebbe farsi un giro a Gubbio. Anzi, tre.

Sì, perché il rito è sempre quello. Sia che si cerchi una patente da matto o un po’ di fortuna, la ricetta da osservare è la stessa: tre giri di corsa intorno alla fontana seguiti dal “battesimo” con uno spruzzo d’acqua della sua vasca, che però è valido solo se somministrato da un eugubino “DOC”.

Descritta nelle migliori guide turistiche e stop immancabile per viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo, la “Fontana dei Matti” (ora anche dei fortunati) deve averne viste di scene esilaranti, con bizzarre rincorse del suo periplo e circumnavigazioni “al galoppo” da parte di turisti di ogni foggia ed età, che una volta ottemperato il protocollo ricevono la patente su pergamena, con il proprio nome e la cittadinanza onoraria che ne certifica l’appartenenza tra i “matti di Gubbio ad honorem”.

Adesso, se il passaggio al digitale funziona a dovere, è lecito supporre che una analoga patente da “fortunato di Gubbio” potrà essere rilasciata in formato elettronico, valida per l’espatrio e conforme alle normative europee.

E se le corrispondenze valgono anche sul piano concettuale, come esiste una spiegazione per la tradizionale patente da matto deve essercene una anche per quella da fortunato. Nel primo caso, l’origine è il carattere solare e decisamente eccentrico degli eugubini, che conferisce agli abitanti della città alle falde del Monte Ingino una vena di simpatia irresistibile. È almeno dal 1880 che nella piazza su cui si affacciano le eleganti linee gotiche del palazzo che fu la residenza del capo della polizia locale, il Bargello da cui prendono il nome l’edificio, lo slargo e la fontana, si svolge la bizzarra procedura. Che sembra si rifaccia alle “birate”, i giri che, durante la celeberrima Corsa del 15 maggio, gli eugubini fanno fare a forza di gambe ai loro amati Ceri, tre grandi (e pesantissimi) simulacri di legno talmente rinomati da rappresentare l’intera Umbria nello stemma regionale.

Nella recente classifica, Radio Deejay non fornisce un motivo per la fortuna che dovrebbe arridere a chi si cimenti sul perimetro della fontana. Ma potrebbe ugualmente derivare da una peculiarità degli eugubini: quella di vivere in una delle città più affascinanti del vecchio continente. Un centro medievale perfettamente conservato dove ogni via, chiesa o palazzo racconta vicende che emergono da secoli e secoli di storia. Un luogo in cui la natura ha costruito splendidi balconi panoramici per osservare l’evoluzione del pianeta da punti di vista privilegiati e dove la cultura contemporanea coesiste in un amalgama perfettamente riuscito con le tradizioni della terra che ha visto nascere un popolo molto più antico di etruschi e romani.

Giulia Cardini

Fonte http://www.deejay.it/news/sos-scaramanzia-i-9-luoghi-da-visitare-in-italia-se-siete-in-cerca-della-buona-sorte/427273/

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Lo splendore del Mercato delle Gaite

Il Mercato delle Gaite, a Bevagna dal 20 al 30 giugno 2019, è una delle rievocazioni di più alto valore storico e culturale d’Italia

Il Medioevo, in tutto il suo splendore, rivive a Bevagna con il Mercato delle Gaite.

Una manifestazione di altissimo valore storico e culturale: per dieci giorni la città rievoca le usanze e le cerimonie dei suoi antichi statuti e propone affascinanti spaccati della vita quotidiana in un borgo medievale tra il 1250 e il 1350.

Un programma ricco di eventi d’ogni tipo e per tutte le età, quasi tutti gratuiti.

Le quattro gaite, San Giorgio, San Giovanni, San Pietro e Santa Maria si affrontano in quattro sfide (gara dei mestieri, gara gastronomica, gara del mercato, gara di tiro con l’arco) per aggiudicarsi il palio della vittoria.

La cittadina umbra fa parte del club dei “Borghi più belli d’Italia”. Vanta una delle più belle piazze della penisola e numerosi riconoscimenti, tra cui quello di “Città Gioiello d’Italia”. La ventisettesima edizione è ricca di animazione con molteplici compagnie provenienti da tutta Italia che allieteranno le serate e i fine settimana con spettacoli itineranti e concerti di musica medievale.

Una storia dal sapore longobardo Lo dice il nome, “guaita o gaita”, che deriva da Watha, “guardia”, termine longobardo che indica i quattro quartieri (Gaita San Giorgio, San Giovanni, San Pietro e Santa Maria) nei quali erano suddivisi Bevagna e il territorio circostante.

L’antica conformazione urbanistica è attestata dagli Statuti comunali del XVI secolo ed è proprio sulla base di questi testi che durante la festa si ricreano i momenti più rappresentativi e suggestivi per rievocare le storiche magistrature cittadine, la vita sociale e le attività economiche dell’antica Mevania. E sempre dagli statuti si ricavano preziose notizie circa l’economia cittadina, le modalità e le tecniche di produzione dei principali prodotti locali, il funzionamento dei forni, dei mulini, l’organizzazione di alcune botteghe, le norme di vendita di determinate merci. Dettagliate indicazioni regolano infine i pesi e le misure adottati nel territorio di Bevagna.

Privilegiati punti di vendita sono le trasanne poste nella piazza maggiore, nelle quali si potevano vendere pane, frutta, spezie, sale e pesce, seguendo precise norme igieniche. Il vino era venduto in vasi sigillati che, secondo la capacità, si chiamavano pitictum, mezzeto e foglietta. E precise indicazioni dettavano i metodi di macellazione degli animali e vendita della carne, così come l’organizzazione del lavoro nei mulini e delle merci che producevano.

I mercati Oggi, la manifestazione vive il suo momento più significativo nei giorni del mercato, che si sviluppa all’interno dei quattro quartieri. Nel rispetto sostanziale dei dati offerti dalle conoscenze storiche, ogni Gaita ha saputo dare al proprio mercato una fisionomia autonoma e, per certi versi, caratterizzante. Così si va da allestimenti apparentemente poveri, nei quali si offrono esclusivamente prodotti locali, a soluzioni più articolate, nelle quali si dà spazio anche all’intervento di artigiani esterni.

Le vie si popolano di banchi e si animano del rumore delle botteghe nelle quali il visitatore può trovare stoffe, oggetti in cuoio, vimini, cordami, carta, ferro battuto, rame, candele lavorate a mano e ancora formaggio, pesce, pane appena sfornato e focacce.

Le botteghe dei mestieri A completamento del mercato è stata concepita la realizzazione di alcuni mestieri medievali, secondo le antiche tecniche di lavorazione e di produzione. Qui le Gaite si caratterizzano per interpretazioni autonome, ispirate sia ad una rigorosa fedeltà alla realtà economica della Bevagna medievale (forno, tele, lavorazione del ferro), sia ad una lettura più libera, ma altrettanto fedele nella riproduzione delle tecniche e degli strumenti di produzione. Le botteghe rimangono aperte per l’intera settimana.

I giochi e le sfide Ci sono anche altri appuntamenti nelle giornate della festa, a partire dalla cerimonia di apertura del Mercato delle Gaite, nella quale l’intero paese si ritrova nella piazza in una cornice festosa e originale. La gara di tiro con l’arco, le taverne dove si ha la possibilità di gustare cibi tratti da antichi ricettari e godere di sapori insoliti e per lo più dimenticati. E non mancano le iniziative culturali, con incontri-studio su temi inerenti, come la religiosità medievale, ma anche la musica, la danza e il teatro.

Il programma Le taverne aprono alle ore 20.00 (sabato 12 e 29 e domenica 23 e 30 sono aperte anche a pranzo). Le locande invece iniziano il loro lavoro alle ore 19.00. Le Botteghe dei Mestieri medievali rimangono aperte dalle ore 20.45 alle 23.30.

Per il programma completo: www.ilmercatodellegaite.it

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I racconti della tavola

Silenzio, si ascolta. Lasciamoci avvolgere dalle parole. Raccontano storie divertenti, drammatiche, edificanti o semplicemente curiose attorno a un tema centrale della vita di tutti, di sempre: il cibo e la sua condivisione, a tavola o altrove.

Pavia, qualche anno dopo il 774. Alla tavola di Carlo Magno, che festeggia la vittoria sui Longobardi, si insinua di nascosto Adelchi, il principe sconfitto. Ma perché si ingegna a spezzare diligentemente tutte le ossa di cervo, di orso e di bue che restano nei piatti?

Fonte Avellana, XI secolo. Pier Damiani è malato da tempo. Il suo corpo è debilitato perché nell’eremo il cibo scarseggia, in particolare manca il pesce. I confratelli insistono perché mangi carne, ma lui li rassicura: abbiate fede, il pesce prima o poi arriverà. Sarà Dio stesso a pensarci.

Alessandria d’Egitto, XIII secolo. Il cuoco Fabrat vede comparire un povero con un pane in mano. Non ha soldi per comprare altro cibo, tiene il pane sopra la pentola e intercetta il fumo che sale. Fabrat non è di buon umore; si rivolge al povero con modi sgarbati e gli dice: adesso pagami «di ciò che tu hai preso del mio». Il povero si schermisce: ma scusa, io non ho preso dalla tua cucina altro che fumo. Fabrat non molla: pagami quello che mi hai preso.

Come andrà a finire?

E che avventure sono quelle di Dante Alighieri ospite del re di Napoli, del contadino Bertoldo in fin di vita per non avere rape da mangiare, dei castelli di zucchero presentati al banchetto di nozze del signore di Bologna, del cuoco Martino che lavora a tu per tu con l’umanista Platina? Si leggono d’un fiato le storie di questo libro, senza perderne una.

I racconti della tavola – Massimo Montanari Editori Laterza www.laterza.it

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Incontri culturali e concerto di Angelo Branduardi alla Primavera medievale di Bevagna

BEVAGNA – Molto più di una semplice vetrina del Mercato delle Gaite, la Primavera medievale di Bevagna propone cinque giornate intense, dal 27 aprile al 1 maggio, in cui gli aspetti più tradizionali dell’approfondimento storico su grandi tematiche relative al Medioevo sono accompagnati da spettacolo e intrattenimento, mercato ed enogastronomia, fino alla grande musica.

Da segnalare il focus incentrato sulla figura storica di Francesco d’Assisi, che vedrà l’intervento di Chiara Mercuri, storica e Vittorio V. Alberti, filosofo del “Cortile dei Gentili”, che presenteranno aspetti meno conosciuti della vicenda storica del santo. Accanto ai loro interventi, proiezioni dei più noti film, che hanno contribuito a creare l’immaginario collettivo su questo grande personaggio e la sua eredità. Tra gli ospiti anche il regista di “Chiara e Francesco” del 2007, Fabrizio Costa.

La manifestazione presenta inoltre un grande evento: il concerto, unica data in Umbria, del menestrello più famoso d’Italia, Angelo Branduardi. La sua tournee infatti farà tappa in piazza Silvestri il 29 aprile. Branduardi presenterà brani molto noti del suo repertorio ed anche alcuni dei pezzi tratti dall’album “L’infinitamente piccolo”, un grande ed originale lavoro in cui il maestro ha musicato le parole di Francesco.

E naturalmente non mancano gli elementi tipici della festa medievale di Bevagna: il mercato, le taverne, i mestieri e l’animazione che, in particolare la notte del 28 si muoverà nei vicoli e nelle piazzette del borgo. Tra gli altri tornano: ASD Ferreo Core, con l’accampamento medievale, la Compagnia di Santo Macinello, Manipura Fire con la magia del fuoco, la Compagnia Diavoli Rossi, Musicanti Potestatis, i Giullari del Diavolo e le Sirene del Nilo.

Altri appuntamenti di rilievo il 30 aprile: nel pomeriggio la conferenza sul vestire e calzare nel Medioevo, con gli storici Franco Franceschi, Elisa Tosi Brandi e Laura Righi, mentre la serata prevede il recital Storie dal Medioevo, con Alessandro Vanoli e Amedeo Feniello.

Questo il programma:

Venerdì 27 Aprile 2018 – Apertura Primavera Medievale Artigiani al lavoro: circuito dei mestieri – dalle ore 15.00 alle 18.00 Sapori dal Medioevo: apertura taverne delle Gaite – dalle ore 20.00 Musici, menestrelli e giocolieri nelle vie e nelle piazze

Sabato 28 Aprile 2018 Tempo di mercato – dalle ore 10.00, Largo Gramsci Artigiani al lavoro: circuito dei mestieri – mattina: dalle 10.30 alle 12.30; pomeriggio: dalle ore 16.00 alle ore 18.30; sera: dalle ore 21.30 alle 23.30 Sapori dal Medioevo: apertura taverne delle Gaite – pranzo dalle ore 13.00; cena dalle ore 20.00

Auditorium Santa Maria Laurentia | ore 11.00: Francesco d’Assisi di Liliana Cavani (film 1966)ore 15.00: Il sogno di Francesco di Renaud Felv e Arnaud Louvet (film 2016)ore 17.00: Francesco nel ricordo dei compagni Conversazione con Chiara Mercuri dell’Istituto Teologico d’Assisi

Complice il buio… Dal tramonto a notte fonda | Notte di saltimbanchi e giocolieri, giullari e musici, danzatrici e guerrieri, di artigiani e mercanti, osti e tavernieri – per le vie e le piazze di Bevagna

Domenica 29 Aprile 2018 Tempo di mercato – dalle ore 10.00, Largo Gramsci Artigiani al lavoro: circuito dei mestieri – mattina: dalle 10.30 alle 12.30; pomeriggio: dalle ore 16.00 alle ore 18.30 Sapori dal Medioevo: apertura taverne delle Gaite – pranzo dalle ore 13.00; cena dalle ore 20.00 ore 10.00: Francesco è passato di qui. Le storie, i luoghi, le immagini… – Itinerario guidato – Prenotazioe obbligatoria (0742.361847) Auditorium Santa Maria Laurentia ore 10.00: Chiara e Francesco di Fabrizio Costa (film 2007) – prima parte ore 11.30: Conversazioni con Fabrizio Costa (regista) ore 15.00: Chiara e Francesco di Fabrizio Costa (film 2007) – seconda parte ore 17.30: La povertà di Francesco come libero pensiero – Conversazione con Vittorio Alberti, filosofo – “Cortile dei Gentili” ore 21.30 – Piazza Filippo Silvestri

Angelo Branduardi & Band in concerto | Branduardi a Bevagna

Lunedì 30 Aprile 2018 Tempo di mercato – dalle ore 10.00, Largo Gramsci Artigiani al lavoro: circuito dei mestieri – mattina: dalle 10.30 alle 12.30; pomeriggio: dalle ore 16.00 alle ore 18.30 Sapori dal Medioevo: apertura taverne delle Gaite – pranzo dalle ore 13.00; cena dalle ore 20.00 ore 16.00 – Auditorium Santa Maria Laurentia Vestitum et calceamuntum…la manifattura di abiti e scarpe nel tardo Medioevo | Conversazione con Elisa Tosi Brandi (Università di Bologna) e Laura Righi (Università di Trento). Coordina il dibattito Franco Franceschi (Università di Siena).

ore 21.15 – Chiesa di San Francesco Le storie del Mediterraneo: lezione / spettacolo di Amedeo Feniello e Alessandro Vanoli | Viaggio sentimentale, di porto in porto, da Costantinopoli all’Andalusia, alla ricerca di racconti dimenticati. Accompagnamento musicale dell’Ensemble Musicanti Potestatis: Federica Bocchini (canto); Lorenzo Lolli (percussioni antiche); Matteo Nardella (bombarda, flauti e cornamuse)

Martedì 1 Maggio 2018 Tempo di mercato – dalle ore 10.00, Largo Gramsci Artigiani al lavoro: circuito dei mestieri – mattina: dalle 10.30 alle 12.30; pomeriggio: dalle ore 16.00 alle ore 18.30 Sapori dal Medioevo: apertura taverne delle Gaite – pranzo dalle ore 13.00

Info e biglietti: Associazione Mercato delle Gaite info@ilmercatodellegaite.it www.ilmercatodellegaite.it 0742 361847 – 335 5977629

Biglietti concerto di Angelo Branduardi: www.ticketitalia.com

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