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Author Archives: redazione

La asoleacion

Il fenomeno della “asoleacion”, che si verifica due volte all’anno nella cattedrale di Huesca (Spagna) ed è comune a molti templi di epoca medievale, è connesso alla rotazione della Terra attorno al Sole.

Solo in prossimità degli equinozi di autunno e primavera è infatti possibile ammirare il fascio di luce che entra dalla finestra sopra l’altare di San Joaquin e illumina una splendida Vergine di alabastro, producendo un affascinante caleidoscopio di sfumature grazie anche alle pietre colorate che adornano le pareti interne della cappella.

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Il mappamondo di Hereford

Con oltre mille nomi di luoghi, figure e citazioni da testi biblici, il mappamondo di Hereford (ca. 1290) è un distillato di geografia, storia e religione.

Ci sono la Torre di Babele e gli animali dell’Arca di Noè, ma anche il Vello d’oro degli Argonauti e il labirinto del Minotauro.

Questa splendida mappa è ricchissima di icone e figure mitiche, come sfingi alate e cani con ali di pipistrello dai volti umani, tanto da ricordare più l’arte fiamminga di Hieronymus Bosch che la cartografia scientifica della cultura classica.

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La prima copia della Divina Commedia

“La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di là sù discende; perché appressando sé al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non può ire”.

I primi versi del ‪Paradiso‬ ammaliano ancora i lettori in tutte le lingue del mondo. La ‪Divina Commedia‬ fu il primo libro stampato in lingua italiana.

La prima edizione vide la luce a ‪Foligno‬, in trecento copie, il 5 ed il 6 aprile 1472 grazie al tedesco Johannes Numeister e al folignate Evangelista Mei. L’aggettivo “divina” fu usato per la prima volta da Giovanni ‪‎Boccaccio‬ nel “Trattatello in laude di ‪‎Dante‬” del 1373.

La dizione “Divina Commedia”, divenne comune solo dalla metà del Cinquecento in poi, quando Ludovico Dolce, nella sua edizione veneziana del 1555, stampata da Gabriele Giolito de’ Ferrari, riprese il titolo di Boccaccio.

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L’abbazia di Chiaravalle

L’Abbazia di Chiaravalle fu fondata, 880 anni fa, nel 1135, in un’area allora paludosa e incolta, pochi chilometri a sud delle mura di ‪‎Milano‬.

La splendida chiesa è uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia. La caratteristica torre dell’abbazia in dialetto milanese viene chiamata “Ciribiciaccola” per via dei “ciribiciaccolini”, i piccoli delle cicogne che in passato nidificavano sulla torre.

I cicognini venivano chiamati così sia per il loro verso (“ciri”) che per il rumore che produceva il loro becco quando sbatteva contro le colonnine della costruzione.

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L’uccello che libera dal male

Il Caradrio era un candido uccello con la coda di rettile che viveva nei giardini reali.

Posto di fronte a una persona malata, distoglieva lo sguardo se il male era mortale, altrimenti fissava la persona sofferente negli occhi e ne assorbiva tutte le infermità.

Poi volava in alto nel cielo in direzione del sole per bruciare e disperdere tutte le malattie raccolte.

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C’è cavallo e cavallo

Nel ‪‎Medioevo‬ c’era cavallo e cavallo.

Gli animali venivano distinti secondo il servizio che prestavano: destriero, corsiero, palafreno, ronzino e somiere.

Imponente era il destriero, grande ‪#‎cavallo‬ da guerra e da giostra, di razza e di bell’aspetto. Il cavallo da lancia e da corsa, capace di andature sostenute, era detto corsiero.

Per i viaggi, le parate e l’uso quotidiano c’era il palafreno, un cavallo da sella, non usato nei combattimenti, detto anche “cavallo di posta”. Palafreniere era il valletto che aveva funzione di staffiere, l’uomo adibito alla custodia quotidiana dell’animale, che camminava alla staffa del signore e che curava sia l’equipaggiamento che la persona stessa del cavaliere. I parafrenieri o palafrenieri erano gli antichi famigli del papa incaricati, già prima del X secolo, della direzione e del governo delle scuderie pontificie. Custodivano il cavallo personale del ‪#‎papa‬ e i suoi finimenti e reggevano il morso dell’animale: l’ambito compito era spesso esclusivo dei re e dei principi regnanti.

Il cavallo senza pedrigree, vecchio, malaticcio e sgraziato veniva definito, come oggi, ronzino, dal latino medievale “roncinus”, che indicava il cavallo da montagna. Il somiere, lentissimo e tranquillo, serviva invece al trasporto delle some.

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La popolazione delle città

All’inizio del Trecento l’ Europa non arrivava ai 70 milioni di abitanti. Verso la fine del secolo, la penisola italiana era abitata da quasi 8 milioni e mezzo di persone. Nel XIV secolo, Milano era comunque la città più popolosa d’Europa con oltre 150mila abitanti. Più di Parigi, unica città europea a superare i 100mila.

Gabriella Piccinni, autrice di “Medioevo” ( Bruno Mondadori Editore ) parla a ragione di “metropoli italiane”: Firenze e Venezia infatti all’epoca avevano già più di 100mila abitanti. Ma era tutta la penisola a essere urbanizzata più del continente. Sei città del centro nord contavano tra i 40mila e i 50mila abitanti: Bologna, Verona, Brescia, Cremona, Siena e Pisa.

Roma, sede del papato, in quegli anni aveva solo 30mila abitanti. Appena qualche migliaio in più di Perugia, che sfiorava i 25mila. Come Padova, Pavia, Parma, Mantova, Piacenza, Napoli, L’Aquila e Messina, Ancona e Ascoli Piceno.

La bella Ferrara (vedi piantina), come Forlì, Reggio nell’Emilia, Ravenna e Rimini non arrivava ai 15mila residenti.

In Andalusia, Cordova e Granada, popolate da arabi, orientali, ebrei, europei e africani, dopo la “reconquista” scesero di colpo sotto i 50mila residenti.

Qualche centinaio di abitanti in meno della prospera città fiamminga di Gand e di Colonia, che allora era la più ricca e popolosa delle città tedesche.

La russa Velikij Novgorod, capitale di un vasto stato tra il Baltico, il mar del Nord e gli Urali, non arrivava ai 50mila abitanti. Salonicco, con 55mila abitanti era il centro più popoloso della Grecia. All’alba del XIV secolo, Londra era abitata da appena 35mila persone. E in tutta l’Inghilterra soltanto York, Norwich e Bristol superavano i 10mila abitanti.

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Essere al verde

Secondo alcuni studi, il modo di dire deriva da un’antica usanza medievale, che consisteva nel far portare un berretto verde ai falliti in segno di pubblico scherno.

Il verde era tradizionalmente il colore del tessuto che rivestiva internamente i forzieri, le cassette e la fodera della borsa appesa alla cintura in cui si teneva il denaro monetato. Quando si arrivava a vedere il colore delle fodere, significava che il denaro scarseggiava.

Un’altra possibile origine si riallaccia al fatto che un tempo era uso tingere in verde l’estremità inferiore delle candele, per cui, quando il lucignolo arrivava a bruciare a quell’altezza, la candela era quasi alla fine.

Una terza possibilità riconduce invece a certi tipi di verdure di cui si mangia abitualmente solo la parte bianca, come ad esempio il sedano e i porri.

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Lo Jedi templare

Cresce l’attesa degli appassionati per il nuovo episodio di “Star Wars: Il Risveglio della Forza”, film in uscita il prossimo 16 dicembre.

Lo scorso mese di aprile il mondo della rete ha dibattuto a lungo su un post di Julian Harrison, curatore dei manoscritti della prima età moderna presso The British Library. Sul blog della biblioteca nazionale del Regno Unito l’esperto di antichi documenti ha pubblicato l’immagine di un “mostro” medievale che somiglia moltissimo a Yoda, vecchio maestro Jedi di Luke Skywalker nella prima trilogia di Guerre stellari, abilissimo nell’uso della spada laser e saggio cavaliere dalle celebri battute come “Fare, o non fare. Non c’è provare” oppure “Arduo da vedere il Lato Oscuro è”.

George Lucas ha più volte ammesso che le figure della cavalleria medievale hanno ispirato diversi personaggi della saga cinematografica.

Angela Jane Weisl nel suo libro “The Persistence of Medievalism” sostiene che l’ispirazione più evidente della varietà di narrazioni mitiche arrivi direttamente dal romanzo arturiano medievale. Per il critico Terrance MacMullan l’invenzione dei Cavalieri Jedi è un evidente richiamo a tre diversi gruppi di guerrieri: i monaci Shaolin, la cui scuola di combattimento fu fondata in Cina intorno al V secolo, i samurai del Giappone feudale e soprattutto i Cavalieri Templari.

Una traccia scritta è rimasta nelle prime sceneggiature del ciclo cinematografico quando i Cavalieri Jedi erano ancora chiamati Jedi Templari.

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L’America dei Vichinghi

I Vichinghi arrivarono in America cinque secoli prima di Cristoforo Colombo.

Lo sappiamo con certezza dal 1960, quando nel sito archeologico canadese L’Anse aux Meadows (la Baia delle Meduse) situato nella parte più settentrionale dell’isola di Terranova, l’esploratore norvegese Helge Ingstad, insieme alla moglie, l’archeologa Anne Stine Ingstad, scoprì i resti di un villaggio dell’antico popolo guerriero di origine scandinava. L’ Unesco ha classificato il luogo nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità nel 1978. Nel 2012 Patricia Sutherland, una ricercatrice dell’università scozzese di Aberdeen, trovò dei muri in pietra sezionati secondo l’uso vichingo in un terreno sull’isola di Baffin.

La zona costiera del Canada è nota come Helluland, una parola che nell’antica lingua norrena significa “terra di pietra lastra”. E’ lo stesso luogo dove secondo la leggenda, si fermò a lungo Leif Eriksson, un capo vichingo della Groenlandia che intorno all’anno Mille navigava verso ovest in cerca di fortuna. Sutherland arrivò alla scoperta seguendo resti di un tessuto ritrovato già nel 1999 nella stessa area e conservato da allora nel Museo della Civiltà di Gatineau in Québec.

La tecnica per produrre il filato risultò identica a quella utilizzata nel XIV secolo dalle donne vichinghe in Groenlandia. Il team di archeologi portò alla luce anche i resti di bastoncini di legno che i vichinghi offrivano ai nativi americani per transazioni commerciali. Le acque di Helluland allora brulicavano di trichechi e lungo le coste vivevano numerose colonie di volpi artiche e di animali da pelliccia.

Vinland è il nome che i vichinghi diedero al pezzetto di America settentrionale nella quale si insediarono. Improbabile, visto il clima, che fosse proprio quella “la terra del vino”. La parola nasce da una specie di vite selvatica che secondo le leggende orali dei vichinghi fu notata e molto apprezzata da Tyrkir, un guerriero germanico o forse ungherese che viaggiava al seguito dell’esploratore Leif Erikson. Con ogni probabilità era una pianta dalle cui bacche si poteva estrarre un gradevole succo alcolico.

Il primo a scrivere della scoperta di Vinland fu nel 1075 il teologo tedesco Adamo di Brema nell’opera “I Gesta”, dove parlò di “un’isola scoperta da molti” guerrieri scandinavi. Vinland viene menzionata per l’ultima volta nel 1121. Poi quel nome non fu più usato in nessun documento o resoconto di viaggio.

Secondo una tesi che divide ancora gli storici, l’isola sarebbe stata raggiunta nel 1325, oltre un secolo prima del viaggio di Colombo, anche dai fratelli veneziani Nicolò e Antonio Zeno. Fu invece ufficialmente scoperta da Giovanni e Sebastiano Caboto che l’avvistarono nel 1497 e le diedero il nome di “Terra Nuova” con il quale è conosciuta ancora oggi.

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