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Author Archives: redazione

La fiera

Nell’Europa del X secolo, la fiera è stata sintomo e motore di una trasformazione economica nella quale merci, moneta e credito iniziavano a intessere un forte legame, con importanti ricadute sulla società. In una fiera medievale accadeva di tutto, anche perché il pubblico era dei più vari.

Le fiere, spiega Elisa Occhipinti, docente di Storia Medievale dell’Università degli Studi di Milano, «si affermarono con l’appoggio della Chiesa e originariamente si svolgevano nei pressi della cattedrale, poi fuori le mura».

All’interno della fiera si assisteva a spettacoli e gare e l’affluenza era favorita anche dal fatto che spesso erano organizzate in occasione di feste religiose.

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Il labirinto di San Vitale

Trovare una via d’uscita per provare a rinascere.

Il percorso del “labirinto dell’anima” illumina il pavimento di ‪‎SanVitale‬: un cammino a spirale che va seguito con pazienza, come facevano i devoti pellegrini medievali.

Poi lo sguardo si alza e contempla gli straordinari mosaici della famosa basilica di ‪‎Ravenna‬.

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Il clima e i vulcani

Uno studio pubblicato su ‪Nature‬ collega a grandi eruzioni ‪‎vulcaniche‬ l’origine e le conseguenze dei cambiamenti climatici anomali che interessarono ‪Europa‬ e ‪‎Medio Oriente‬ a partire dal 536 d.C., quando Cassiodoro (politico, letterato e storico vissuto all’inizio del VI sec.) descrive estati fredde e inverni molto secchi.

Le nubi di cenere vulcanica avrebbero schermato i raggi del sole e il conseguente calo delle temperature avrebbe innescato reazioni a catena: siccità, scarsità di cibo e la cosiddetta “peste di Giustiniano”, che tra il 541 e il 542 uccise un terzo della popolazione del continente.

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La asoleacion

Il fenomeno della “asoleacion”, che si verifica due volte all’anno nella cattedrale di Huesca (Spagna) ed è comune a molti templi di epoca medievale, è connesso alla rotazione della Terra attorno al Sole.

Solo in prossimità degli equinozi di autunno e primavera è infatti possibile ammirare il fascio di luce che entra dalla finestra sopra l’altare di San Joaquin e illumina una splendida Vergine di alabastro, producendo un affascinante caleidoscopio di sfumature grazie anche alle pietre colorate che adornano le pareti interne della cappella.

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Il mappamondo di Hereford

Con oltre mille nomi di luoghi, figure e citazioni da testi biblici, il mappamondo di Hereford (ca. 1290) è un distillato di geografia, storia e religione.

Ci sono la Torre di Babele e gli animali dell’Arca di Noè, ma anche il Vello d’oro degli Argonauti e il labirinto del Minotauro.

Questa splendida mappa è ricchissima di icone e figure mitiche, come sfingi alate e cani con ali di pipistrello dai volti umani, tanto da ricordare più l’arte fiamminga di Hieronymus Bosch che la cartografia scientifica della cultura classica.

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La prima copia della Divina Commedia

“La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di là sù discende; perché appressando sé al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non può ire”.

I primi versi del ‪Paradiso‬ ammaliano ancora i lettori in tutte le lingue del mondo. La ‪Divina Commedia‬ fu il primo libro stampato in lingua italiana.

La prima edizione vide la luce a ‪Foligno‬, in trecento copie, il 5 ed il 6 aprile 1472 grazie al tedesco Johannes Numeister e al folignate Evangelista Mei. L’aggettivo “divina” fu usato per la prima volta da Giovanni ‪‎Boccaccio‬ nel “Trattatello in laude di ‪‎Dante‬” del 1373.

La dizione “Divina Commedia”, divenne comune solo dalla metà del Cinquecento in poi, quando Ludovico Dolce, nella sua edizione veneziana del 1555, stampata da Gabriele Giolito de’ Ferrari, riprese il titolo di Boccaccio.

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L’abbazia di Chiaravalle

L’Abbazia di Chiaravalle fu fondata, 880 anni fa, nel 1135, in un’area allora paludosa e incolta, pochi chilometri a sud delle mura di ‪‎Milano‬.

La splendida chiesa è uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia. La caratteristica torre dell’abbazia in dialetto milanese viene chiamata “Ciribiciaccola” per via dei “ciribiciaccolini”, i piccoli delle cicogne che in passato nidificavano sulla torre.

I cicognini venivano chiamati così sia per il loro verso (“ciri”) che per il rumore che produceva il loro becco quando sbatteva contro le colonnine della costruzione.

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L’uccello che libera dal male

Il Caradrio era un candido uccello con la coda di rettile che viveva nei giardini reali.

Posto di fronte a una persona malata, distoglieva lo sguardo se il male era mortale, altrimenti fissava la persona sofferente negli occhi e ne assorbiva tutte le infermità.

Poi volava in alto nel cielo in direzione del sole per bruciare e disperdere tutte le malattie raccolte.

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C’è cavallo e cavallo

Nel ‪‎Medioevo‬ c’era cavallo e cavallo.

Gli animali venivano distinti secondo il servizio che prestavano: destriero, corsiero, palafreno, ronzino e somiere.

Imponente era il destriero, grande ‪#‎cavallo‬ da guerra e da giostra, di razza e di bell’aspetto. Il cavallo da lancia e da corsa, capace di andature sostenute, era detto corsiero.

Per i viaggi, le parate e l’uso quotidiano c’era il palafreno, un cavallo da sella, non usato nei combattimenti, detto anche “cavallo di posta”. Palafreniere era il valletto che aveva funzione di staffiere, l’uomo adibito alla custodia quotidiana dell’animale, che camminava alla staffa del signore e che curava sia l’equipaggiamento che la persona stessa del cavaliere. I parafrenieri o palafrenieri erano gli antichi famigli del papa incaricati, già prima del X secolo, della direzione e del governo delle scuderie pontificie. Custodivano il cavallo personale del ‪#‎papa‬ e i suoi finimenti e reggevano il morso dell’animale: l’ambito compito era spesso esclusivo dei re e dei principi regnanti.

Il cavallo senza pedrigree, vecchio, malaticcio e sgraziato veniva definito, come oggi, ronzino, dal latino medievale “roncinus”, che indicava il cavallo da montagna. Il somiere, lentissimo e tranquillo, serviva invece al trasporto delle some.

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La popolazione delle città

All’inizio del Trecento l’ Europa non arrivava ai 70 milioni di abitanti. Verso la fine del secolo, la penisola italiana era abitata da quasi 8 milioni e mezzo di persone. Nel XIV secolo, Milano era comunque la città più popolosa d’Europa con oltre 150mila abitanti. Più di Parigi, unica città europea a superare i 100mila.

Gabriella Piccinni, autrice di “Medioevo” ( Bruno Mondadori Editore ) parla a ragione di “metropoli italiane”: Firenze e Venezia infatti all’epoca avevano già più di 100mila abitanti. Ma era tutta la penisola a essere urbanizzata più del continente. Sei città del centro nord contavano tra i 40mila e i 50mila abitanti: Bologna, Verona, Brescia, Cremona, Siena e Pisa.

Roma, sede del papato, in quegli anni aveva solo 30mila abitanti. Appena qualche migliaio in più di Perugia, che sfiorava i 25mila. Come Padova, Pavia, Parma, Mantova, Piacenza, Napoli, L’Aquila e Messina, Ancona e Ascoli Piceno.

La bella Ferrara (vedi piantina), come Forlì, Reggio nell’Emilia, Ravenna e Rimini non arrivava ai 15mila residenti.

In Andalusia, Cordova e Granada, popolate da arabi, orientali, ebrei, europei e africani, dopo la “reconquista” scesero di colpo sotto i 50mila residenti.

Qualche centinaio di abitanti in meno della prospera città fiamminga di Gand e di Colonia, che allora era la più ricca e popolosa delle città tedesche.

La russa Velikij Novgorod, capitale di un vasto stato tra il Baltico, il mar del Nord e gli Urali, non arrivava ai 50mila abitanti. Salonicco, con 55mila abitanti era il centro più popoloso della Grecia. All’alba del XIV secolo, Londra era abitata da appena 35mila persone. E in tutta l’Inghilterra soltanto York, Norwich e Bristol superavano i 10mila abitanti.

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