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A spasso nel Medioevo tra codici e pergamene

Cosa sarebbe il racconto della Storia senza i documenti d’archivio? Sicuramente una enorme narrazione orale, leggendaria, più simile all’Iliade che alle Storie di Erodoto. I documenti d’archivio parlano, ci interrogano, raccontano, a volte questioni intimistiche, particolari, ma che si aprono alla narrazione della grande Storia.

La mostra “Un giorno nel Medioevo” allestita a Gubbio dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia (Fondazione CariPerugiaArte) propone una ricca scelta di documenti storiche provenienti dall’Archivio di Stato di Perugia e dalla Sezione di Gubbio. Il direttore Luigi Rambotti racconta e spiega la scelta di questi documenti.

Antifonario miniato

Antifonario miniato

Che tipo di documenti si trovano in mostra a Gubbio?

«Comune di Gubbio, Breve dell’arte dei Calzolari (a. 1341). Lo statuto, perché così è da intendersi questo termine, è stato oggetto di uno studio recente da cui traggo le notizie che riporto, Breve dell’arte dei Calzolari di Gubbio(1341-1611), a cura di Clara Cutini, 2012. In età comunale i brevi delle arti sono caratterizzati dalla coesistenza in un unico corpus di norme e di liste di iscritti all’arte (statuti e matricole) intercalate da delibere consiliari e altri materiali. Lo statuto del 1341 rappresenta la più antica redazione pervenuta ma l’esistenza dell’arte dei calzolai è documentata fin dal 1327, quando il capitano Thomassolus intervenne a nome degli iscritti alla riunione generale delle arti. Lo statuto riporta norme riguardanti l’esercizio della professione, i rapporti tra l’arte e l’istituzione comunale e l’attività giurisdizionale sul contenzioso del settore.

Notai di Gubbio, protocollo 1. L’archivio notarile (1314 – 1936) contiene gli atti dei notai del Mandamento di Gubbio, comprendente i territori dei Comuni di Gubbio, Scheggia – Pascelupo, Costacciaro e Pietralunga. Il protocollo n.1 si riferisce al notaio ser Matteo di Simone. Si tratta dell’unico protocollo conservato che contiene gli atti rogati tra il 1314 e il 1318.

Corali di San Domenico. Conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Gubbio, i Corali costituiscono una raccolta di codici di grande formato, riccamente decorati, realizzati nei secoli XII-XVI e funzionali all’uso devozionale della messa e della liturgia delle ore nelle chiese eugubine. Nell’archivio di San Domenico si conservano 11 corali.

Comune di Perugia, Miscellanea, 21. Con questa denominazione si indica un registro contenente l’inventario delle comunanze ( gli apppalti dei beni patrimoniali del comune di Perugia e di alcuni diritti, quali la zecca. La pesca sul Trasimeno e dazi e gabelle varie. La miniatura rappresenta un unicum: si tratta dell’unico caso in viene effigiato il collegio dei priori al completo. La figura del santo patrono Ercolano benedicente domina la scena. A piedi dei priori vi è un lungo bancone su cui è chino il notaio impegnato nelle redazione del verbale della seduta.

Miscellanea di copertine 2 (a. 1403). L’illustrazione, eseguita dal notaio addetto all’ufficio dei massari, rappresenta con efficace realismo la tipologia delle due figure effigiate. Gli Statuti perugini del 1342 stabilirono che il massaro, originariamente laico, doveva essere un religioso, come conferma la figura seduta.

Ospedale di Santa Maria della Misericordia, Entrata e uscita di cassa, denari e generi diversi, reg. 10. Di qualche anno anteriore al pezzo archivistico appena descritto, sulla propria copertina ha effigiato il priore chierico (probabilmente domenicano) dell’ Ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia che paga un compenso per introitus grani nell’anno 1399.

Inventario dei beni comuni

Inventario dei beni comuni

I documenti di archivio permettono di ricostruire la vita quotidiana nel Medioevo?

«Certamente sì come dimostrano gli studi di importanti storici italiani ed europei come Franco Cardini, Chiara Frugoni, Massimo Montanari, solo per citarne alcuni e poi gli storici francesi della Scuola delle Annales. Ricchissima bibliografia è la biblografia esistente».

Chi si occupava di redigere inventari, protocolli e brevi pontifici?

«Per quanto riguarda le prime due tipologie, la loro redazione era opera del notaio. Per quanto riguarda invece i brevi, la loro produzione era affidata alla complessa struttura della cancelleria pontificia che si occupava di tutte le fasi dalla stesura fino alla spedizione del documento papale».

Umberto Maiorca

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