A Perugia sulle tracce di Braccio

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Uno scorcio sugli archi medievali di via Maestà delle volte, a Perugia

Le sue gesta hanno lasciato il segno. E tracce che possiamo seguire in un itinerario. Lungo le vie tortuose e le ripide salite del centro storico di Perugia, sembra di udire ancora il ritmo cadenzato degli zoccoli del suo destriero. La mazza ferrata cozza con un suono sordo contro la spada e l’elmo lucido scintilla al sole. Lo vediamo per un attimo, da uno scorcio tra le volte acute degli archi che si intersecano e si sovrappongono nel cuore di pietra della città. Ma basta per riconoscerlo. La bardatura del suo cavallo porta un blasone: un ariete rampante dal vello nero emerge prepotente sullo sfondo dorato.

È Braccio Fortebraccio, Signore di Perugia. Il condottiero che, all’inizio del XV secolo, fu a un passo dall’unificare l’Italia sotto un solo regno. Il suo.

Iniziamo a seguire il suo percorso dal Cassero di Porta Sant’Angelo, ingresso settentrionale al centro storico di Perugia. La possente torre merlata è la più grande delle porte medievali della città e fa parte del completamento trecentesco del suo secondo ordine di mura difensive. Introduce al quartiere di residenza della nobile famiglia di Fortebraccio, originaria dell’antico borgo fortificato di Montone, nel nord dell’Umbria, e perugina di adozione grazie a matrimoni con famiglie storiche della città. Il padre di Braccio, Conte di Montone, sposò Giacoma Montemelini e lui stesso prese in moglie la perugina Elisabetta Armanni.

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Il cassero di Porta Sant’Angelo

La loro dimora non esiste più, ma è dal rione di Porta Sant’Angelo che il condottiero rientrò in città dopo l’esilio, durato oltre venti anni e concluso con la storica battaglia di Sant’Egidio, combattuta il 14 luglio 1416 sulle sponde del Tevere, a metà strada tra Perugia e Assisi. Secondo le cronache, l’assedio di Perugia non proseguì a lungo dopo la vittoria sulle rive del fiume, in cui Braccio diede prova di eccellenti doti tattiche e strategiche contro Carlo I Malatesta, nominato “Difenditore dei perugini per la Santa Chiesa”. Fu inviata una delegazione per offrire a Fortebraccio le chiavi della città, insieme a una resa incondizionata. E le murate tirate su in fretta per chiudere le porte di accesso all’urbe vennero abbattute per lasciar entrare il primo e ultimo signore di Perugia.

Forse Braccio scelse l’ingresso di Porta Sant’Angelo perché era nato proprio lì, il 1 luglio del 1368. Ed era stato battezzato, con il nome di Andrea Fortebracci, poco lontano.

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Il tempio di San Michele Arcangelo

Proseguiamo oltre il Cassero e il bel tempio paleocristiano di Sant’Angelo, dalla singolare architettura a pianta circolare. Il suo imponente volume deve essere stato familiare a Braccio: è la chiesa più antica di Perugia, edificata nel V-VI secolo. Più avanti, la via stretta che oggi è conosciuta come Corso Garibaldi scende lungo il versante del colle che ospita il rione e termina nella piazza intitolata al condottiero.

Proprio di fronte, sull’altro lato, svetta la porta monumentale dell’Arco Etrusco, realizzata nel III secolo a.C. sulle poderose mura che delimitano ancora oggi il baluardo di difesa più antico e interno della città. Il significato dell’iscrizione che corre sull’arco a tutto sesto, Augusta Perusia, era sicuramente noto a Braccio, che aveva studiato il latino e la letteratura classica con l’aiuto della madre, mentre un precettore lo erudiva sulle scienze e sul diritto. E Fortebraccio seppe sfruttare al meglio le proprie conoscenze e capacità dialettiche anche in ambito militare: inaugurò tecniche di combattimento di avanguardia, che tenevano in considerazione le condizioni climatiche dei teatri degli scontri e lo stato fisico dei combattenti, e si dimostrò un ottimo generale, capace di comprendere i suoi soldati ed esaltarli sul campo.

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L’Arco di Augusto o Arco Etrusco

Dall’Arco Etrusco si accede a via Ulisse Rocchi, che sale ripida fino al cuore di Perugia. Qui, ai numeri civici 29 e 30, piccoli esercizi commerciali occupano i locali a pianterreno di uno spazio che nel XIII secolo ospitava la chiesa di San Donato, dove Fortebraccio ricevette il battesimo. Nonostante l’aspro conflitto con lo Stato Pontificio, il condottiero rimase un fedele cattolico per tutta la vita e fu particolarmente devoto alla figura del poverello di Assisi, tanto da definire se stesso come la “spada di San Francesco”, in riferimento alle battaglie combattute per limitare il potere temporale della Chiesa.
La via sbocca in Piazza Danti, dietro la Cattedrale di San Lorenzo. Il giro attorno al duomo riserva un colpo d’occhio suggestivo: la visuale si allarga sulla splendida Piazza IV novembre, inclinata dolcemente verso Corso Vannucci. Al centro la Fontana Maggiore, raffinata architettura concentrica dal messaggio iconografico complesso, sembra scivolare morbida verso la scalinata a ventaglio di Palazzo dei Priori, che ha sostituito quella medievale a due rampe dei tempi di Braccio.

Al termine della gradinata, il bel portale gotico che conduce alla Sala dei Notari è sormontato dai grandi bronzi del Grifo e del Leone, realizzati nel 1281 per adornare la fontana di Arnolfo di Cambio detta degli Assetati, smantellata per problemi idraulici già agli inizi del ’300. I due simboli della città, collocati fin dal 1301 nella posizione attuale, poggiano su mensoloni da cui pendono le catene che serravano le porte di Siena, sciolte dai perugini dopo la battaglia di Torrita e conservate a perenne ricordo della vittoria riportata nel 1358, dieci anni prima della nascita di Braccio.

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Il Grifo e il Leone, simboli della città

Dalla loro posizione dominante, il Grifo e il Leone di certo hanno visto spesso Fortebraccio, che una volta tornato in città, come signore di Perugia risiedeva a fianco del Palazzo Vescovile, lungo il proseguimento della parete sud della cattedrale. E il maestoso loggiato con volte a crociera addossato al duomo lo fece costruire proprio lui. Oggi le Logge di Braccio conservano quattro delle cinque arcate realizzate nel 1423 su progetto dell’architetto bolognese Fioravante Fioravanti, e una è parzialmente chiusa. In alto, c’è ancora il simbolo dell’ariete dei Fortebracci e in basso sono riportate le antiche misure locali del piede e della mezza canna. Sotto la prima, resta la base del campanile della originaria cattedrale romanica, su cui nel XIV secolo fu edificata quella attuale, mentre all’interno dell’ultima loggia è appesa una grande lastra di roccia calcarea con fitte iscrizioni in latino: è la Pietra della Giustizia, su cui è inciso il decreto del 1234 che dichiara estinti i debiti del Comune di Perugia e descrive le norme di tassazione dei cittadini secondo il loro censo.

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Le Logge di Braccio si affacciano su Piazza IV novembre, dominata dalla Fontana Maggiore

Un grande terrazzo panoramico, ora parte del Museo Capitolare di San lorenzo, sormonta le arcate sorrette da slanciate colonne ottagonali. Il loggiato faceva parte delle opere di abbellimento e consolidamento della città attuate da Fortebraccio durante gli otto anni della sua signoria.

Di fronte alle logge, il Palazzo dei Priori, magnifico esempio di architettura gotica italiana, ospita la Galleria Nazionale dell’Umbria. La più completa raccolta museale artistica della regione espone, nella sala 18, quattro affreschi in cui vengono raffigurati altrettanti episodi della vita del condottiero. Sono le Storie di Braccio Fortebraccio da Montone, dipinte dal Papacello e da Lattanzio di Vincenzo Pagani tra il 1535 e il 1582. Fortebraccio è ritratto mentre riceve la dedizione di Perugia, quando accetta il comando delle armate della Chiesa da Giovanni XXII, al momento dell’incoronazione a Principe di Capua e durante l’assedio dell’Aquila.

Dal Palazzo dei Priori, poche centinaia di passi in discesa portano a un’altra bella piazza di Perugia. Oggi intitolata a Giacomo Matteotti, una volta era detta del Sopramuro, in ragione della cinta medievale che, edificata a partire dal XIII secolo come rinforzo strutturale ai bastioni etruschi, la sostiene da levante. Intorno al 1330, quando fu realizzata, era caratterizzata da una architettura pensile simile a quella attuale di Piazza dei Consoli a Gubbio. Ma la collina rivelò presto la tendenza a franare, e così Fortebraccio fece costruire un’altra serie di contrafforti di sostegno al versante: le Briglie di Braccio. Situate a valle delle mura medievali, l’area su cui vennero innalzate è visibile dai Giardini del Pincetto, pochi metri oltre l’estremità meridionale di Piazza Matteotti: dal belvedere al capolinea del Minimetro, il moderno sistema di trasporto della città, la vista spazia sull’ampia valle compresa tra Perugia e Assisi e si vede anche la piana dove si svolse la battaglia di Sant’Egidio.

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La vista sulla piana ai piedi di Perugia, dove si svolse la battaglia di Sant’Egidio. Di fronte, sul finaco del Monte Subasio, la città di Assisi

La panoramica terrazza del Mercato Coperto, da cui si accede direttamente da un arco a sesto acuto lungo il lato est di Piazza Matteotti, offre invece uno scorcio sull’area direttamente sottostante, l’odierna via XIV settembre, una volta chiamata Campo di Battaglia per una precisa quanto insolita ragione. È storicamente accertato infatti, che i perugini nei giorni di festa si prendessero letteralmente a sassate, in una sfida regolata da precise norme in cui i rioni della città alta erano contrapposti a quelli della parte bassa. Questa litomachia, battaglia dei sassi praticata per scopi puramente ricreativi, era una tradizione locale radicata nel passato remoto della città. Gli annali decemvirali del 1297 già la descrivono come molto antica e agli albori del XIV secolo, la prima versione della Piazza del Sopramuro era dotata di un lungo parapetto per permettere agli spettatori di godersi lo spettacolo dall’alto. Fortebraccio fu un sostenitore di questa particolare forma di svago, e durante la sua signoria riportò il gioco agli antichi fasti per tenere vivo lo spirito combattivo dei sudditi.

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La battaglia dei sassi dipinta da Salvatore Fiume

Oggi, a memoria di questa originale usanza, resta il grande dipinto di Salvatore Fiume a Palazzo Donini, l’elegante edificio gentilizio del XVIII secolo alla fine di Corso Vannucci, sede della Giunta Regionale dell’Umbria. Nella sala intitolata all’artista, dieci maestosi quadri raccontano Le avventure, le sventure e le glorie dell’antica Perugia. E, oltre alla litomachia, non poteva certo mancare Fortebraccio. A lui sono dedicati uno splendido ritratto a figura intera e l’ultima celebre battaglia che lo vide protagonista, quella dell’Aquila, dove il 2 giugno 1424 venne ferito a morte. Le tele sono state realizzate nel 1949 su commissione dell’industriale perugino Bruno Buitoni, che chiese all’artista di raccontare con i suoi pennelli momenti importanti della storia cittadina. E Fiume lo fece con maestria. Nella Battaglia dell’Aquila, le milizie di Braccio sui loro poderosi destrieri accalcano i contrafforti delle mura della città, in una fantastica e visionaria scenografia di anatomie umane e animali che richiama lo stile quattrocentesco di Paolo Uccello.

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La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello

La potenza sprigionata dal dipinto è significativa dell’importanza dello scontro, ricordato come il più cruento del secolo, che fu decisivo per le sorti della penisola. L’Aquila era considerata dai contemporanei clavis regni: se Braccio l’avesse espugnata, l’intero territorio del centro Italia sarebbe stato suo. E anche la battaglia di Sant’Egidio è indirettamente legata a Paolo Uccello. Ma per errore. Infatti, per lungo tempo si è ritenuto che fosse raffigurata in un maestoso trittico del grande pittore fiorentino, che in realtà rappresenta la Battaglia di San Romano. L’opera, dal controverso destino, è ora divisa tra gli Uffizi di Firenze, la National Gallery di Londra e il Louvre di Parigi.

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La chiesa di San Francesco al prato e, a sinistra, il convento dei Frati Minori

Braccio Fortebraccio morì il 4 giugno del 1424, dopo due giorni di prigionia. Aveva cinquantasei anni. Sulla cattura e la morte, come sulle cause dell’esito finale della battaglia, storia e leggenda si intrecciano tessendo trame indistricabili. È vero però, che il suo cadavere di scomunicato fu dapprima sepolto a Roma, nei pressi della chiesa di San Lorenzo extra muros, in luogo non consacrato. Solo nel 1432, Nicolò della Stella, figlio della sorella del condottiero, ottenne la traslazione dei resti a Perugia. Alle solenni onoranze, le più sontuose e appassionate celebrate nella storia della città, partecipò la cittadinanza intera e il feretro venne tumulato con grandi onori nella chiesa monumentale di San Francesco al Prato. Una passeggiata lungo Corso Vannucci e la discesa di via dei Priori conducono, oltre il profilo inconfondibile della Torre degli Sciri, al complesso architettonico di San Francesco. La chiesa, ora destinata ad auditorium, ha subito nei secoli gravi crolli ed è rimasta per lungo tempo priva del tetto. Edificata intorno alla metà del XIII secolo in sostituzione dell’antica cappella di Santa Susanna, conservava i sepolcri delle maggiori famiglie perugine e opere d’arte di grandi maestri, tra cui la Pala degli Oddi di Raffaello e la Resurrezione del Perugino, oggi ospitate nella Pinacoteca Vaticana.

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L’urna e i resti di Braccio da Montone

Le spoglie di Braccio sono state riesumate. Erano appoggiate su un cuscino, protette dal sarcofago in cui riposavano da quasi sei secoli. Le valutazioni mediche hanno accertato una corporatura possente e rilevato una ferita mortale al capo, inferta da una lancia. Ora i resti del condottiero si trovano nel Convento dei Frati Minori, adiacente alla chiesa di San Francesco al Prato. Sono contenuti nell’urna restaurata grazie al contributo dell’avvocato perugino Nives Tei.

E si dice che sull’antica lapide ci fosse scritto: Braccius hic situe est. Queris genus actaque? Utrumque ni teneas, dicto nomine, nihil teneas. Qui è sepolto Braccio. Chiedi la sua origine e le sue gesta? Udito il nome, se non sai di entrambe, non sai nulla.

Daniela Querci

 

N.d.a.: Questo itinerario è stato ispirato dalla lettura del libro Quasi Re Le vicende di Fortebraccio capitano di ventura di Marco Rufini (Minerva Edizioni, 2013 – www.minervaedizioni.com), da cui sono tratte gran parte delle notizie biografiche su Fortebraccio.

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